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La
discussione sulla vaccinazione contro la varicella riguarda i suoi possibili
effetti sulla comunità non tanto sul singolo bambino. E per fortuna
la varicella è una malattia benigna nella maggior parte dei bambini sani,
anche se non si può escludere che talvolta (ma raramente) possa provocare
complicazioni serie.
L'antivaricella
è stato introdotto nel calendario vaccinale degli USA fin dal 1995,
mentre in Europa solo la Germania per ora ha deciso di introdurlo nel
calendario vaccinale dei bambini.
Il
motivo della cautela europea è dovuto al timore, prefigurato con modelli
matematici, che la vaccinazione allargata dei bambini piccoli (nel secondo anno
di vita) possa determinare effetti paradossi a lungo termine nella popolazione
generale.
Se non si raggiungono coperture vaccinali abbastanza
elevate nei piccoli, il rischio prospettato è che la varicella possa
spostarsi in età successive all'infanzia nelle quali la malattia
decorre in modo molto più grave e con più frequenti complicazioni.
Se invece si raggiungono coperture vaccinali buone (85-90% dice l'Organizzazione
Mondiale della Sanità) potrebbe verificarsi un aumento importante
dei casi di Herpes Zoster negli adulti perchè in questo caso il virus
della varicella circolerebbe molto poco e quindi chi ha già avuto la malattia,
non lo incontrerebbe (quasi) più. L'incontro periodico con il virus
della varicella fa sì che chi ha già avuto la malattia riceva ripetute stimolazioni
alla produzione di anticorpi contro il virus stesso e quindi sia
costantemente protetto da una "riattivazione" del virus e quindi
dallo Zoster. E lo Zoster è comunemente più grave della varicella.
Per
questi motivi in tutta Europa (Germania a parte) si è molto cauti nell'introdurre
l'antivaricella nel calendario vaccinale dei piccoli.
Negli USA non si sono visti finora effetti paradossi dal 1995, ma la loro possibile
comparsa è prevista a distanza di diversi decenni (l'ipotesi è che si
manifestino dopo 30-40-50 anni), quindi non si può dire che non essendo successo
niente là possiamo stare tranquilli. Sarà interessante (e doveroso) verificare
nel tempo cosa succede.
In Italia è stata lasciata parziale libertà alle Regioni di introdurre o meno
l'antivaricella anche se il documento nazionale sulle vaccinazioni informa
dei rischi per la popolazione che le ho detto e raccomanda che venga presa
una decisione condivisa tra tutte le Regioni e solo avendo ragionevole
certezza di raggiungere elevate coperture. Finora sono 3 le Regioni
(su 21) che l'hanno introdotta nel calendario: Sicilia, Veneto e Puglia.
Diverso
è invece se si vaccinano gli adolescenti che
ancora non hanno avuto la malattia, questo non altera in alcun modo
la circolazione del virus e non produce effetti problematici sulla
popolazione generale. E' quindi una buona scelta individuale e un
buon consiglio. Diverso è decidere se vaccinare tutti gli
adolescenti come scelta di sanità pubblica. Per farlo si dovrebbero
valutare la priorità e il rapporto costo/beneficio.
Il vaccino contro la varicella è prezioso anche per proteggere le persone che
hanno maggior rischio di avere una forma grave di malattia, come le persone
immunodepresse (ma in questo caso può essere preferibile vaccinare coloro
che convivono con loro o li assistono se non hanno ancora avuto la varicella)
o con particolari malattie croniche, così come le donne in età fertile
perchè una varicella nei giorni immediatamente vicini al parto, può provocare
una varicella particolarmente grave nel neonato con elevata letalità.
a
cura della Dott.ssa Luisella Grandori
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