Dr. Raffaele D'Errico                                                                             medico-chirurgo specialista in pediatria

vaccinazioni

 

La prevenzione delle malattie infettive tramite le vaccinazioni è stata una delle conquiste più grandi della medicina!

 

 

Il compito più grande del Pediatra di famiglia, oggi, è certamente quello di salvaguardare la salute dei piccoli anche attraverso la vaccinoprofilassi. Ogni sforzo dovrebbe essere compiuto per favorire e promuovere le vaccinazioni, per proteggere quanto prima un bambino dal Morbillo o dalla Pertosse e, perché no, da una polmonite o una encefalite... Senza poi dimenticarsi che lo scopo più importante dell’immunoprofilassi è soprattutto quello di debellare malattie che sconvolgono l’umanità, proprio come è accaduto per il vaiolo.


E’ il 26 giugno del 1981.

 

Il Decreto legge n. 34 sancisce per l’Italia la sospensione dall’obbligatorietà della vaccinazione anti-vaiolosa. Il vaiolo è stato sconfitto! L’ultimo caso in un piccolo villaggio della Somalia: è l’alba del 1977. Da allora quel terribile germe ha finito di tormentare l’umanità.

Il sacrificio e l’impegno di Jenner hanno richiesto quasi due secoli, ma l’immunoprofilassi si è dimostrata un’arma potente ed efficace nel tentativo di proteggersi contro gravi malattie contagiose e nel favorirne l'eradicazione.

E mentre nel mondo oggi si studiano nuovi vaccini e l’umanità spera nella scoperta di un vaccino contro l’AIDS, i Pediatri italiani lottano ancora contro l’ignoranza della gente comune verso le vaccinazioni (ma ahimé! anche di alcuni medici), tra i quali riecheggiano pregiudizi e “favole”, avvolte da mitiche credenze, che ostacolano il lavoro meticoloso e preciso di chi dedica la propria vita allo sviluppo di una società sana e lungimirante.

Ovviamente con l'avvento di nuovi vaccini (forse non sempre veramente utili!) il discorso si può fare più complesso e articolato, per cui è importante non generalizzare, ma affidarsi di volta in volta ad un medico pediatra per una valutazione attenta e obiettiva.

«Secondo scienza e coscienza», quindi, il nostro impegno per avvicinarci all'alba di un nuovo giorno dove, come accaduto per il vaiolo, ricorderemo tutto come la fine di un’odissea. 

 

 

 

 

 

 

 

Perchè vaccinare?

Efficacia dei vaccini

Età di inizio del ciclo vaccinale

Calendario Vaccinale

Controindicazioni alle vaccinazioni

Zona di somministrazione delle vaccinazioni intramuscolo

Ritardi vaccinali

Associazioni e intervalli tra vaccini

Vaccinazione MPR e allergia all'uovo

Vaccinazione contro Morbillo - Rosolia - Parotite

Vaccinazioni contro le meningiti

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Vaccinazioni? Non fate di tutta l'erba un fascio!

FAQ sulle vaccinazioni

 PERCHE' VACCINARE ?

Il valore delle vaccinazioni, quale strumento di prevenzione per conservare lo stato di salute dell’individuo, è universalmente riconosciuto; la peculiarità della prevenzione tramite vaccinazione consiste nell’estensione del beneficio alla collettività e, pertanto, viene garantito l’assunto costituzionale che afferma essere la salute un diritto del singolo ed interesse della collettività.

Non a caso, nel Piano Sanitario Nazionale 1994-96 le vaccinazioni sono state inserite tra i livelli uniformi di assistenza sanitaria che il S.S.N. deve garantire ai cittadini.
Nel punto 3.A del Piano 1994-96, “Assistenza sanitaria in ambiente di vita e di lavoro”, viene specificato che la profilassi delle malattie infettive e diffusive si realizza anche attraverso le vaccinazioni secondo la normativa vigente e nell’ambito di interventi e campagne autorizzati con atti formali delle Regioni.

Un ulteriore passo in avanti è stato realizzato con l’introduzione, nel Piano Sanitario Nazionale 1998-2000, di specifiche indicazioni per il raggiungimento di coperture vaccinali pari ad almeno il 95% nella popolazione di età inferiore a 24 mesi, non solo per le vaccinazioni obbligatorie, ma anche per quelle raccomandate.

Il Piano Sanitario Nazionale 2005-2007 ha, ancora una volta, ribadito la necessità di procedere con decisione nella direzione dell’attuazione degli obiettivi adottati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e, di conseguenza dagli Stati membri, per le malattie prevenibili con vaccino.

Le vaccinazioni rappresentano in effetti uno dei più efficaci strumenti di prevenzione a nostra disposizione.


L'attuazione di strategie preventive basate sulla vaccinazione di massa ha consentito di ottenere, nella maggior parte dei Paesi sviluppati, il controllo e l'eliminazione di molte malattie infettive, che un tempo provocavano un gran numero di vittime e, non di rado, gravi invalidità nei sopravvissuti, quali ad esempio il vaiolo e la poliomielite.

Ciò nonostante, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono almeno 5 milioni i bambini che ancora oggi, agli albori del XXI secolo, muoiono ogni anno a causa di malattie infettive, per l’impossibilità concreta, a causa della povertà e del sottosviluppo di attuare campagne di prevenzione vaccinale, oltre che di fornire le semplici cure che potrebbero evitare queste morti.

Il vantaggio principale offerto dalle vaccinazioni consiste nel fatto che esse stimolano attivamente l'organismo a sviluppare una risposta immunitaria duratura e specifica, cioè diretta selettivamente contro un particolare agente patogeno (immunoprofilassi attiva).

L’immunoprofilassi attiva non è certamente il solo modo per prevenire l’insorgenza di malattie infettive, ma è sicuramente il più efficace e il più sicuro. Ad esempio, nei confronti di molte malattie infettive, tra cui il tetano, la difterite, l’epatite virale B, è possibile anche attuare un’ immunoprofilassi passiva mediante l'utilizzazione di sieri che contengono anticorpi già formati (sieri eterologhi o preparati a base di immunoglobuline umane).

Tanto gli uni che gli altri possono però, come tutti i farmaci, non essere del tutto innocui; d’altra parte, un margine di rischio esiste per tutte le attività umane: il bagno o la doccia, fondamentali per l’igiene personale, possono essere associati ad incidenti mortali, così come mangiare, fondamentale per la sopravvivenza, può comportare rischi che vanno da allergie alimentari anche gravi fino all’asfissia da inalazione di cibo in trachea. Nessuno, però penserebbe di smettere di lavarsi o di mangiare. Anche le cinture di sicurezza ed altri dispositivi di protezione sono stati a volte associati ad effetti indesiderati, ma il numero delle vite salvate e delle invalidità prevenute è di gran lunga superiore ed, in ultima analisi, fa pendere decisamente la bilancia in favore del beneficio associato al loro uso.

Possiamo, allora, affermare che essere protetti da un pericolo reale (la malattia o le sue conseguenze invalidanti) giustifica l’assunzione di alcuni rischi; infatti, scegliendo di evitare le vaccinazioni per annullare il sia pur basso rischio, si andrebbe sicuramente incontro a pericoli molto maggiori e decisamente più reali.
Se si considera l’incidenza delle malattie prevenibili con vaccinazioni attraverso gli anni, possono rimanere ben pochi dubbi sull’effetto diretto dei vaccini, anche nelle epoche più vicine a noi: la reale e permanente diminuzione dell’incidenza di queste malattie si è avuta soltanto in seguito all’applicazione della vaccinazione universale.

Anche le misure di profilassi indiretta, ed in primo luogo il miglioramento delle condizioni socio-economiche nei Paesi industrializzati, hanno sicuramente avuto un impatto sulla morbosità per malattie infettive, ma tale impatto non è paragonabile a quello determinato dalla messa in atto di programmi di vaccinazione di massa.
La migliore nutrizione e l’introduzione della terapia antibiotica e di altri trattamenti farmacologici, hanno senz’altro ridotto la mortalità dovuta alle malattie infettive, mentre la diminuzione dell’affollamento nelle abitazioni e negli ambienti di vita ha ridotto la possibilità di trasmissione degli agenti patogeni ai possibili soggetti suscettibili in ambito domestico.

Nessuno di questi cambiamenti ha però prodotto gli stessi effetti delle vaccinazioni su larga scala.
Non si può certo affermare che l’Italia della fine anni ’70 del XX secolo fosse molto diversa da quella del decennio immediatamente precedente, in quanto a situazione igienico-sanitaria, ma, se prendiamo in esame la situazione epidemiologica nazionale possiamo, ad esempio, notare che la difterite è effettivamente diminuita in Italia soltanto a partire dalla seconda metà degli anni 60; questo perché, anche se la vaccinazione antidifterica era diventata obbligatoria dal 1939, soltanto quando essa è stata associata con la vaccinazione antitetanica, divenuta obbligatoria per tutti i nuovi nati nel 1968, è stata eseguita con regolarità ed estensivamente, con il raggiungimento di adeguate coperture vaccinali (superiori all’80%).

Il numero dei nuovi casi di difterite è così passato dai circa 2400 casi del 1965 (di cui oltre 1500 in bambini di età inferiore a 5 anni) ai circa 100 del 1975, fino all’attuale situazione di totale eliminazione della malattia.

Anche nel caso del tetano, la riduzione della morbosità della malattia appare evidente a partire dalla prima metà degli anni ‘60 (la vaccinazione era stata resa obbligatoria nel 1963 soltanto per i lavoratori maggiormente esposti a rischio di infezione tetanica); i casi sono passati dai circa 800/anno del 1965 ai circa 80 casi/anno dell’ultimo quinquennio (1998-2002): se i casi di tetano neonatale e di tetano infantile sono del tutto scomparsi, continuano a verificarsi casi in soggetti adulti non vaccinati, con netta preponderanza delle classi di età maggiori di 65 anni.

Negli anni ‘50 e ‘60, prima che fossero disponibili i vaccini antipolio (inattivato o IPV, vivente attenuato o OPV) in Italia venivano osservati ogni anno migliaia di casi di polio paralitica. Il vero declino della poliomielite in Italia è cominciato nel 1964, quando sono state portate a termine campagne di vaccinazione di massa, con vaccinazione della popolazione compresa tra 0 e 20 anni.
Dal 1982 in Italia non si osservano casi di poliomielite da virus selvaggio, e questo ha fatto sì che il nostro Paese potesse candidarsi a pieno titolo, come e meglio di altri appartenenti alla Regione Europea dell’OMS, a ricevere la certificazione ufficiale di "eradicazione della polio", avvenuta nel giugno 2002.

E’ vero che la diminuzione dei nuovi casi di epatite virale B era già cominciata negli anni 70, ma è solo nel periodo successivo all'introduzione dell’obbligatorietà della vaccinazione contro l’epatite B per nuovi nati ed adolescenti, che la malattia mostra una riduzione drastica: la morbosità per epatite virale nel periodo 1992-1999 è, infatti, diminuita complessivamente di circa il 48% rispetto al periodo 1988-91.
La diminuzione della morbosità è stata molto più netta se si prendono in esame le classi di età direttamente interessate dall’intervento vaccinale, arrivando al 72% nella classe di età 0-14 anni ed al 60% in quella 15-24 anni, mentre nelle altre classi di età è stata molto più modesta.
Anzi, l’esame delle notifiche dei nuovi casi di epatite virale B relativi al periodo 2001- 2002, mostra i segni di una inversione di tendenza nelle classi di età 15-24 e 25-64, quest’ultima - per intenderci - mai toccata se non in maniera sporadica ed occasionale (appartenenti a gruppi a rischio, per cui la vaccinazione è raccomandata e gratuita), dall’intervento vaccinale. 

Appare, quindi, difficile sostenere, dati alla mano, che soltanto il miglioramento delle condizioni igieniche, abbia determinato la riduzione dell’incidenza delle malattie prevenibili con vaccinazione. Appare, invece, evidente che il “rilassamento” e la minore attenzione alle pratiche preventive aspecifiche, insieme con la caduta dei livelli di protezione vaccinale, potrebbe avere conseguenze molto pesanti sulla salute pubblica individuale e collettiva.

D’altro canto è ben evidente cosa accade quando i tassi di copertura vaccinale scendono al di sotto dei livelli considerati ottimali per l’interruzione della trasmissione della catena epidemiologica delle malattie infettive, o quando tali tassi non sono raggiunti.

Il fatto che in Italia le vaccinazioni contro pertosse, morbillo, parotite e rosolia siano eseguite sulla base di raccomandazioni, ha fatto sì che i livelli di copertura vaccinale non siano stati sufficienti, almeno fino a poco tempo fa e, cioè, fino alla inclusione di queste vaccinazioni nel Piano Sanitario Nazionale.

La vaccinazione antimorbillosa è raccomandata in Italia dal 1979, ma le coperture vaccinali nei confronti del morbillo sono ancora inadeguate per un effettivo controllo della malattia, con una media dell’80 circa sul territorio nazionale, ma con ampia variabilità tra regione e regione (range 56,4 - 92,3: rilevazione relativa all’anno 2002)
In conseguenza di questi bassi tassi di copertura vaccinale, nel recente passato venivano ancora notificati annualmente una media di circa 24.000 casi di morbillo (periodo 1991-2000), con picchi epidemici anche di 80.000 casi all’anno.

Soltanto a partire dal 1998, anno in cui nel Piano Sanitario Nazionale è stato fissato un obiettivo di copertura per la vaccinazione antimorbillosa del 95%, è stata osservata una netta diminuzione del numero dei nuovi casi di morbillo. 

Il morbillo può andare incontro a complicazioni di tipo meningo-encefalitico in un caso su mille: questo significa che nel decennio 1991-2000 almeno 240 persone hanno subito questo tipo di complicazione. Va inoltre segnalato, che a partire dai primi mesi del 2002 ebbe a cominciare, in Italia, a partenza da alcune regioni del centro-sud, una nuova epidemia di morbillo, non controllata, che provocò non meno di 30.000 casi e circa una decina di decessi, in bambini e giovani adulti.

La morte per morbillo, agli inizi del XXI secolo, con la possibilità di un mezzo efficace e sicuro per prevenire la malattia, è un evento che non può essere accettato.
Lo stesso discorso, per ciò che concerne l'incidenza di malattia naturale e di complicazioni, può essere applicato alla rosolia, alla parotite ed alla pertosse.
Prendendo in esame quest’ultima, le coperture vaccinali nei confronti della pertosse hanno superato soltanto di recente l’80%, tasso ritenuto accettabile per il controllo della malattia, per cui, nel complesso, l'epidemiologia di questa malattia in Italia era stata finora scarsamente influenzata fino al periodo più recente.

La pertosse è una malattia che può comportare nei bambini serie complicanze, sia  broncopolmonari sia neurologiche, particolarmente se contratta nei primi mesi di vita. Nei primi 12 mesi di vita, il 12% dei soggetti colpiti da pertosse può presentare polmonite, l'1,75% convulsioni, lo 0,5% ha un'encefalopatia.
L'accettazione della vaccinazione antipertosse è stata notevolmente minata da una serie di pregiudizi circa la presunta pericolosità del vaccino antipertosse a cellule intere.

In realtà, la quantità e l'entità degli effetti indesiderati del vaccino antipertosse sono stati ampiamente ridimensionati da numerosi studi epidemiologici, mentre è stato chiaramente osservato, in Paesi che hanno sospeso la vaccinazione antipertosse proprio per timore dei presunti effetti indesiderati (Gran Bretagna, Svezia, Giappone) un aumento considerevole non solo dell'incidenza della pertosse, ma anche delle sue complicanze e della mortalità specifica.

Sembra chiaro, da queste esperienze, che non soltanto le malattie prevenibili con vaccinazioni non scomparirebbero da sole, o grazie al miglioramento delle condizioni socio-sanitarie, ma anzi che ritornerebbero a manifestarsi in forma epidemica, se si interrompessero le attività di prevenzione vaccinale e non venissero mantenuti nel tempo sufficienti tassi di copertura vaccinale.
Non si può infatti dire che la Gran Bretagna, la Svezia ed il Giappone delle seconda metà degli anni ’70 non fossero paesi con elevati standard igienici, sanitari e sociali. Tali standard non sono però stati sufficienti, da soli, a controllare questa malattia o a prevenirne le più gravi complicazioni.

Per restare ad un periodo di tempo ancora più vicino ai nostri giorni, bisogna ricordare che l’epidemia di difterite iniziata nei Paesi appartenenti alla ex Unione Sovietica nel 1990 è stata attribuita, senza possibilità di dubbio, al crollo delle attività di prevenzione vaccinale seguite al disfacimento dell’organizzazione statale, con conseguente mancata vaccinazione di nuovi nati e rivaccinazione di bambini e adolescenti, e alle eccessive e quasi mai giustificate controindicazioni alle vaccinazioni che, negli anni precedenti, avevano di fatto privato molti bambini della possibilità di essere vaccinati.
Nel giro di pochi anni, si è passati dai circa 800 casi del 1989 agli oltre 50.000 casi di difterite del 1994, con una mortalità per difterite che ha raggiunto punte anche del 10%.

Soltanto l’applicazione massiccia di misure di prevenzione e controllo, basate soprattutto sulla ripresa della vaccinazione antidifterica di massa, ha consentito di arginare un’epidemia che minacciava di superare i confini dell’ex URSS e che ha provocato numerosi casi importati in vari Paesi europei ed extra-europei.

E’ necessario, quindi, continuare a vaccinare per due ordini di motivi: primo, per proteggere la singola persona, perché anche se le possibilità di contrarre una di queste malattie sono basse, le malattie esistono ancora e possono colpire chiunque non sia protetto.

In secondo luogo, ma non per importanza, per proteggere chi sta intorno a noi: infatti, alcune persone non rispondono in modo adeguato alle vaccinazioni, o non possono ricevere vaccini a causa di controindicazioni.
Di conseguenza, queste persone rimangono suscettibili alle malattie prevenibili con vaccinazioni, e le loro possibilità di protezione dipendono dal fatto di vivere in un contesto di soggetti immuni, che non possono trasmettere a diffondere gli agenti infettanti. Il successo di una strategia preventiva, nel campo vaccinale, come in altri campi, dipende anche dall’adesione e dal senso di responsabilità di tutte le componenti della società.


Fonte: 

 EFFICACIA DEI VACCINI 

Gli effetti sull’epidemiologia delle malattie bersaglio sono evidenti a chi osservi l’andamento delle malattie infettive prevenibili con vaccino prima e dopo l’introduzione delle vaccinazioni, illustrati sopra per quanto riguarda la situazione italiana.

A livello mondiale, è ormai prossima l’eradicazione della poliomielite, dopo quella del vaiolo avvenuta alla fine degli anni ’70; l’Italia, nell’ambito della Regione Europea ha ricevuto la certificazione ufficiale di eradicazione della poliomielite il 21 giugno 2002.
Tali risultati sono stati ottenuti grazie a capillari attività di vaccinazione che hanno consentito di raggiungere una copertura superiore al 95% della popolazione.

L’eradicazione di una malattia è la dimostrazione sul campo dell’efficacia delle vaccinazioni.

La maggior parte dei vaccini utilizzati sono efficaci nell’85%-95% dei riceventi; la somministrazione di più dosi per il completamento del ciclo vaccinale di base, nonché di richiami con cadenza periodica, almeno nella infanzia e nell’adolescenza, assicurano la validità della risposta immunitaria conferita dalla vaccinazione e la sua durata nel tempo.

Questo non esclude la possibilità che, in popolazioni in cui i tassi di copertura vaccinale sono molto alti, sia possibile che si verifichino focolai epidemici di malattie infettive, per esempio di morbillo, perché comunque la copertura data dalla vaccinazione non è mai totale.

Infatti, nessun vaccino è efficace al 100%, anche perché per rendere i vaccini sicuri ed innocui, il batterio o il virus verso cui si vuole ottenere l’immunità viene attenuato o ucciso; in secondo luogo, per ragioni correlate ad ogni singolo individuo, non tutte le persone vaccinate sviluppano un’immunità efficiente.
Per questo, facendo riferimento al morbillo, ora si raccomanda, laddove le coperture vaccinali con una dose di vaccino sono già molto buone (superiori all’80%) di somministrare prima dell’inizio della scuola elementare una seconda dose di vaccino; in questo modo si prolunga nel tempo l’immunità di coloro che hanno “risposto” alla vaccinazione e si recuperano le persone che non avevano risposto alla prima dose di vaccino.

Facendo riferimento ad altre vaccinazioni, è quanto mai opportuno completare il ciclo vaccinale di base e ricevere le dosi di richiamo raccomandate.
Quindi, il raggiungimento di coperture vaccinali adeguate, è necessario non solo per proteggere direttamente i soggetti vaccinati, ma anche per proteggere indirettamente coloro che non rispondono in modo adeguato alle vaccinazioni, o non possono ricevere vaccini a causa di reali controindicazioni di tipo medico.

 


Fonte: 

 ETA’ DI INIZIO CICLO VACCINALE 

Le vaccinazioni raccomandate, secondo il protocollo italiano attuale, vanno iniziate nel 3° mese di vita, anche se si tratta di prematuri, ossia dal 61° giorno dalla nascita (2 mesi). L’antiepatite B deve essere anticipata alla nascita per i neonati a rischio (figli di madre portatrice), mentre la Pertosse e l’Hib possono essere anticipati anche al 30° giorno di vita, per particolari situazioni epidemiologiche.


Fonte: 

  • Red Book American Academy of Pediatrics 1995:17,19

  • Medico e Bambino 1995, 2:43

 CALENDARIO VACCINALE 


Legenda

DTaP: vaccinazione antidifterico-tetanico-pertossica
Tdap: vaccino difto-tetanico-pertossico acellulare per adulti 
IPV: vaccino antipoliomielitico iniettabile - inattivato
HB: vaccino antiepatite B
Hib: vaccino contro le infezioni invasive da Haemophilus influenzae b
MPR: vaccino antimorbillo-parotite-rosolia
PCV: vaccino pneumococcico coniugato eptavalente
Men C: vaccino meningococcico C coniugato
 

Note
  1. Per terzo mese di vita si intende il periodo che intercorre dal compimento del 61° giorno di vita fino al 90° giorno di vita, ovvero dal compimento della 8a settimana di vita fino alla 12a settimana di vita
  2. Nei nati da madre HBsAg positiva si somministrano contemporaneamente, entro 12-24 ore dalla nascita ed in siti separati, la prima dose di vaccino (HB) e una dose di immunoglobuline specifiche anti-epatite B (HBIG). Il ciclo va completato da una seconda dose a 4 settimane dalla prima, da una terza dose dopo il compimento dell’ottava settimana (può coincidere con la prima somministrazione del ciclo normale) e da una quarta dose all’11° mese (può coincidere con la 3a dose del ciclo normale)
  3. Vaccino pneumococcico coniugato eptavalente: programmi di ricerca attiva e vaccinazione dei soggetti a rischio elevato; per gli altri soggetti vaccinazione in base a specifici programmi regionali
  4. E’ possibile la co-somministrazione al 13° mese della prima dose del vaccino MPR e della terza dose dei vaccini DTaP, IPV, HB e Hib
  5. MPR2: seconda dose ovvero dose di recupero (Piano nazionale di eliminazione del morbillo e della rosolia congenita - G. U. s. g. n. 297 – suppl. ord. N. 195 del 23/12/03)
  6. Vaccino meningococcico C coniugato: programmi di ricerca attiva e vaccinazione dei soggetti a rischio elevato; per gli altri soggetti vaccinazione in base a specifici programmi regionali
  7. Varicella: limitatamente alle Regioni con programmi vaccinali specifici in grado di garantire coperture superiori all’80%
  8. Varicella: programmi di ricerca attiva e vaccinazione degli adolescenti con anamnesi negativa per varicella

Fonte:

 CONTROINDICAZIONI ALLE VACCINAZIONI 

Le uniche vere controindicazioni alla somministrazione di tutti i tipi di vaccini attualmente consigliati in Italia sono la presenza di malattie acute con febbre e con turbe generali e l’esistenza di disordini immunitari. La somministrazione di corticosteroidi a basso dosaggio per via sistemica, aereosolica o topica, nonché qualunque altro tipo di farmaco, non controindica l’esecuzione di queste vaccinazioni. Non sono controindicazioni affezioni minori delle vie respiratorie (mucositi, otiti, faringiti, tonsilliti, bronchiti), allergie come asma e manifestazioni atopiche, convulsioni, malattie croniche, prematurità, incubazione di una malattia.

 

Fonte:

 ZONA DI SOMMINISTRAZIONE DELLE VACCINAZIONI INTRAMUSCOLO 

Finchè il bambino non cammina si consiglia di somministrare i vaccini intramuscolo (DT, DTP, HBV, Hib) sulla faccia supero-esterna della coscia. La somministrazione nel gluteo, per la scarsa presenza di muscolo e l’elevata presenza di tessuto adiposo, riduce la risposta immunitaria per la Pertosse e l’HBV. Inoltre, la somministrazione di qualunque vaccino sul gluteo espone il piccolo al possibile rischio di lesione del nervo sciatico.

 

Fonte:

  • Red Book American Academy of Pediatrics 1995: 13

 RITARDI VACCINALI 

Una ritardata somministrazione di un vaccino non richiede la ripresa dell’intera schedula vaccinale. Se si salta una dose di DTP, IPV, Hib, HBV, l’immunizzazione deve essere eseguita come se fosse trascorso l’intervallo usuale, senza ricominciare daccapo.

 

Fonte:

  • Red Book American Academy of Pediatrics 1995: 20,382

 ASSOCIAZIONI E INTERVALLI FRA VACCINI 

Nella stessa seduta possono e devono essere somministrati quanti più vaccini necessita il bambino in quella data per evitare ritardi nella protezione verso malattie prevenibili con l’immunoprofilassi. Tutti i vaccini attualmente consigliati possono essere somministrati contemporaneamente o anche a distanza di vari giorni, senza un preciso intervallo da rispettare. Eccezione è la somministrazione di vaccini a virus attenuati (OPV - che non è più utilizzato - MRP, Varicella) che, se non somministrati insieme o entro pochi giorni devono essere differiti di 4 settimane.

 

Fonte:

  • Red Book American Academy of Pediatrics 1995: 18-19

  • Medico e Bambino 1995, 2: 45

  • Le vaccinazioni - Nizar Ajjian 1995:30

 VACCINAZIONE MRP E ALLERGIA ALL'UOVO 

Forme di allergia all’uovo o al pollo di tipo non anafilattico, non controindicano la somministrazione dei vaccini contro il Morbillo, la Rosolia, la Parotite. Dal 1995 questa controindicazione è stata tolta dal foglietto illustrativo di questi vaccini su indicazione del Ministero della Sanità.

 

Fonte:

 VACCINAZIONE CONTRO MORBILLO - ROSOLIA - PAROTITE 

Questo vaccino è composto dall’associazione nella stessa fiala dei tre ceppi virali vivi ed “attenuati” (cioè sottoposti ad opportune modifiche che li rendono assolutamente incapaci di provocare la malattia ma ugualmente in grado di stimolare la produzione di anticorpi efficaci anche contro l’infezione naturale) responsabili del morbillo, della rosolia e della parotite. [CONTINUA...]

 

 VACCINAZIONE CONTRO LE MENINGITI 

La meningite: una parola che solo a sentirla mette i brividi. Non c'è genitore che non abbia letto con apprensione le notizie riguardanti casi di bambini deceduti per la malattia, puntualmente riportati dalle cronache locali e nazionali. E non c'è genitore che, chiudendo il giornale, non si sia chiesto se non sia possibile prevenire questa terribile malattia, nel ventunesimo secolo, quando esploriamo Marte e siamo in grado di donare pecore, gatti, tori e cavalli. La risposta arriva puntuale, dalle pagine degli stessi giornali: certo che siamo in grado di prevenirla! Con il vaccino antimeningite tutto questo non sarebbe accaduto! Peccato che, stavolta, l'informazione sia imprecisa. E molto, molto parziale. [CONTINUA...]

 

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 VACCINAZIONI? NON FATE DI TUTTA L'ERBA UN FASCIO! 

Vaccinazioni? Non fate di tutta l’erba un fascio!
Quello che vorrei ricordare sopratutto a me è che quando parliamo di vaccinazioni non possiamo e non dobbiamo mai generalizzare, perché i vaccini sono tutti diversi: diversi per composizione, per tipologia, adiuvanti, preparazione, nonché per i possibili effetti indesiderati e collaterali, come diversi nell’efficacia, nella somministrazione e nel numero di dosi.

Lettera aperta del Dr. D'Errico...  

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