Dr. Raffaele D'Errico                                                                              medico-chirurgo specialista in pediatria

vaccinazione morbillo - rosolia - parotite

Vaccino “triplo” contro

Morbillo - Rosolia - Parotite (MRP)

 

foto: Immagine della Campagna - archivio Azienda Usl Bologna - Servizio Stampa e Informazione Giunta Regione Emilia-RomagnaQuesto vaccino è composto dall’associazione, nella stessa fiala, dei tre ceppi virali vivi ed “attenuati” (cioè sottoposti ad opportune modifiche che li rendono assolutamente incapaci di provocare la malattia, ma ugualmente in grado di stimolare la produzione di anticorpi efficaci anche contro l’infezione naturale) responsabili del morbillo, della rosolia e della parotite.


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L’utilizzo di questa formulazione “tripla” è consigliato per diversi motivi:

  • è un vantaggio per il bambino, perché consente di vaccinare contemporaneamente verso tutte e tre le malattie mediante una sola iniezione; 

  • è un vantaggio per la collettività, poiché fa diminuire la circolazione di tutti e tre i virus e di conseguenza protegge da queste malattie anche gli altri bambini più grandi e gli adulti. 

Il vaccino viene somministrato per via sottocutanea nella parte alta ed esterna del braccio. Per eseguire questa vaccinazione non è necessario tenere il bambino a digiuno.

Da quando è diventato disponibile questo vaccino combinato, se ne raccomanda l’uso per tutti i nuovi nati dopo il 12° mese di vita; per il richiamo dopo almeno un anno dalla precedente (oggi si consiglia dopo i 5 anni). 

La vaccinazione con il vaccino “triplo” di un soggetto che abbia superato la malattia naturale (magari senza esserne a conoscenza, come frequentemente avviene per la rosolia e la parotite), oppure che sia stato già vaccinato verso una di queste malattie, è ottimamente tollerata e non espone ad alcun effetto collaterale aggiuntivo, ma si limita a rinforzare ed a prolungare la protezione immunitaria già esistente.

Le precauzioni, le controindicazioni ed i possibili effetti collaterali di questo vaccino sono quelli riportati nelle schede che descrivono i tre vaccini singoli. Da studi effettuati sul solo vaccino trivalente è risultata possibile, se pure eccezionalmente, una diminuzione transitoria delle piastrine (trombocitopenia) nei 2 mesi successivi alla vaccinazione. Questa complicanza si verifica con frequenza molto più elevata durante l’infezione naturale di morbillo e rosolia.

 

 

Vaccinazione contro il morbillo


Cos’è il morbillo ?

Il morbillo è una malattia infettiva molto contagiosa causata da un virus che si trasmette per via aerea.

Si manifesta con febbre elevata, tosse insistente, scolo nasale, congiuntivite ed una tipica eruzione cutanea (esantema).

Il bambino appare sempre molto provato dal morbillo che viene giustamente considerato la più grave tra le “comuni” malattie infettive dell’infanzia a causa delle sue complicanze, tanto più frequenti e gravi quanto più piccolo è il bambino. Esse sono: otite media, laringite, broncopolmonite, convulsioni, encefalite. Quest’ultima si verifica in 1 bambino ogni 1000 colpiti da morbillo e consiste in una grave infiammazione del cervello (encefalite) che può avere esito infausto (15% dei casi) oppure lasciare esiti permanenti (40% dei casi): convulsioni, sordità e ritardo mentale. Più raramente è possibile che un danno neurologico irreversibile si manifesti a distanza di 5-15 anni dalla malattia a causa di un’infezione persistente collegata al virus morbilloso (panencefalite sclerosante subacuta, PESS).

 

In questi anni si è diffusa a macchia d'olio una notizia, circa la possibile correlazione tra la vaccinazione contro il morbillo e l'autismo. Cosa c'è di vero?

 

Il vaccino contro il morbillo

Il vaccino contro il morbillo è costituito dal virus del morbillo vivo sottoposto ad opportune modifiche che lo rendono incapace di provocare la malattia, ma ugualmente in grado di stimolare la produzione di anticorpi efficaci anche contro l’infezione naturale (vaccino vivo ed attenuato).

La vaccinazione contro il morbillo non può essere effettuata singolarmente, perché il vaccino singolo non è più reperibile, per cui viene sempre associata contemporaneamente a quella contro la rosolia e la parotite epidemica attraverso l’impiego della formulazione combinata “tripla”. Il vaccino viene somministrato attraverso un’unica iniezione che si effettua per via sottocutanea.

Per effettuare questa vaccinazione non è necessario tenere il bambino a digiuno.

La vaccinazione anti-morbillosa viene raccomandata per tutti i bambini durante il 2° anno di vita, in genere al 12-15° mese.

In ogni caso, a qualunque età dopo il 12° mese, viene considerata utile per sottoporsi a questa vaccinazione, qualora non sia ancora stata contratta la malattia.

Il vaccino è estremamente efficace in quanto già dopo 7-10 giorni compaiono gli anticorpi protettivi nel 95% dei bambini vaccinati. Per questa sua rapidità d’azione esso è in grado di prevenire la malattia anche dopo il contagio, purché la somministrazione avvenga entro i primi 2-3 giorni dal contatto del bambino con il malato.

La protezione conferita da una sola dose di vaccino è di lunga durata nella maggior parte dei soggetti, ma non sembra essere permanente. E’ possibile infatti che l’immunità sviluppatasi dopo la vaccinazione effettuata a 12-15 mesi di vita, diminuisca progressivamente: per questa ragione viene oggi consigliata una dose di richiamo all’età di 4-6 o comunque dopo almeno 12 mesi dalla precedente.

 

Quando si deve rimandare?

Le circostanze che rendono opportuno rimandare temporaneamente questa vaccinazione sono poche:

·      malattia febbrile acuta in atto;

·      recente somministrazione di immunoglobuline, sangue o plasma che possono ostacolare una buona risposta immunitaria al vaccino;

·      recente somministrazione di un altro vaccino a base di virus vivi (ad esempio antirosolia o antiparotite o poliosabin che però adesso in Italia non è più usato).

Quando non si deve vaccinare?

Il vaccino anti-morbillo, singolo oppure combinato, non deve essere somministrato nelle seguenti circostanze:

§ grave deficit del sistema immunitario dovuto a gravi malattie o a terapie con farmaci immunosoppressori (cortisone ad alte dosi per periodi protratti, terapia radiante);

§      tumori solidi disseminati oppure a carico del sangue (ad esempio leucemie, linfomi);

§    gravissime allergie all’uovo o alla neomicina che abbiano comportato ad esempio la comparsa di shock anafilattico;

§   gravidanza: il vaccino anti-morbillo combinato con quello anti-rosolia e con l’anti-parotite non deve essere somministrato a donne gravide o che pensino di concepire un figlio nei 3 mesi successivi; nel caso del vaccino singolo contro il morbillo la donna non deve essere gravida ed è opportuno che non concepisca nel mese successivo alla vaccinazione.

 

Gli effetti collaterali del vaccino?

Il vaccino contro il morbillo, sia nella forma semplice sia in quella combinata con  antirosolia e antiparotite, è ottimamente tollerato. Solo eccezionalmente sono possibili reazioni locali (rossore, gonfiore) nel punto nel quale viene effettuata l’iniezione. A distanza di 6 – 12 giorni dalla vaccinazione è possibile che il bambino presenti rialzo febbrile, in genere modesto e di breve durata (1-2 giorni), che solo nel 5-15 % dei vaccinati può raggiungere i 39°C .

La maggior parte dei bambini che presentano febbre a seguito della vaccinazione antimorbillosa non hanno altri sintomi; a volte però è possibile che si manifestino i segni di una comune malattia da raffreddamento oppure una malattia simile al morbillo molto attenuato sotto forma di tenui macchioline rossastre sulla pelle ed arrossamento degli occhi, di breve durata ed a rapida risoluzione spontanea.

Come qualsiasi altra sostanza estranea all’organismo, questo vaccino può determinare, se pure con frequenza estremamente rara, reazioni allergiche.

 

Vaccinazione contro la rosolia


Cos’è la rosolia ?

La rosolia è una malattia infettiva causata da un virus che si trasmette per via aerea. Se viene contratta dopo la nascita, essa si presenta come una malattia lieve a decorso benigno e che si manifesta con febbre non elevata, ingrossamento generalizzato dei linfonodi (soprattutto di quelli del collo e di quelli posti dietro la nuca) e con un’eruzione cutanea di breve durata. Occasionalmente nei bambini e più frequentemente negli adolescenti e negli adulti di sesso femminile si possono osservare transitori dolori articolari. Complicanze gravi, come ad esempio l’encefalite, sono molto rare, hanno un andamento benigno e non lasciano esiti.

Il maggior rischio che la rosolia comporta è quello di essere contratta per la prima volta in gravidanza da una donna non protetta. In questo caso, infatti, esiste una concreta probabilità che il virus raggiunga il prodotto del concepimento attraverso la placenta e che provochi seri danni quali: aborto, malformazioni congenite di varia gravità a carico del cuore, degli occhi, dell’organo dell’udito e del cervello. A volte il lattante affetto da rosolia congenita presenta crescita stentata e segni di sofferenza a carico di molti altri organi (scheletro, cute, fegato).

 

Il vaccino contro la rosolia

Il vaccino contro la rosolia è costituito dal virus della rosolia vivo e sottoposto ad opportune modifiche che lo rendono assolutamente incapace di provocare la malattia ma ugualmente in grado di stimolare la produzione di anticorpi efficaci anche contro l’infezione naturale (virus vivo ed attenuato).

La vaccinazione contro la rosolia non può essere effettuata singolarmente, perchè il vaccino singolo non è più reperibile, per cui viene sempre associata contemporaneamente a quella contro il morbillo e la parotite epidemica attraverso l’impiego della formulazione combinata “tripla”. Il vaccino viene somministrato attraverso un’unica iniezione che si effettua per via sottocutanea.

Per effettuare questa vaccinazione non è necessario tenere il bambino a digiuno.

La vaccinazione antirosolia viene raccomandata per tutti i bambini di entrambi i sessi in associazione al vaccino antimorbillo e antiparotite durante il 2° anno di vita, generalmente a 12 - 15 mesi.

Oggi si consiglia di vaccinare anche i maschi, non tanto per proteggere loro ma per diminuire maggiormente la circolazione del virus della rosolia e rendere ancor più improbabile che le donne possano infettarsi durante la gravidanza.

Il vaccino non è in grado di prevenire la malattia se somministrato ad un soggetto che sia venuto in contatto con un malato di rosolia e sia stato infettato.

Una sola dose di vaccino conferisce una protezione stimata intorno al 90-95% dei vaccinati.  La durata di questa protezione sembra essere di 7-10 anni o anche più.

Ciò nonostante, dal momento che un fallimento della vaccinazione effettuata nei primi anni di vita oppure l’affievolirsi nel tempo esporrebbero a conseguenze assai serie (rischio di malformazioni fetali), viene attualmente consigliata una seconda dose di vaccino combinato antirosolia, antimorbillo ed antiparotite  verso i 4-5 anni.

E’ bene comunque che la donna, anche se vaccinata, prima di iniziare una gravidanza, esegua l’esame del sangue per il dosaggio degli anticorpi anti-rosolia. Se questi sono in quantità sufficiente, potrà sentirsi sicura che il suo bambino sarà protetto dalla rosolia congenita; se gli anticorpi però hanno valori non protettivi, è opportuno eseguire una dose di richiamo del vaccino.

 

Quando si deve rimandare

Questa vaccinazione deve essere rimandata se il bambino ha una malattia acuta febbrile in atto o se gli sono state somministrate di recente immunoglobuline, sangue o plasma.

 

Quando non si deve vaccinare

Il vaccino anti-rosolia, singolo oppure combinato, non deve essere somministrato nelle seguenti circostanze:

§    grave deficit del sistema immunitario dovuto ad immunodeficienze congenite o acquisite oppure a terapie con farmaci immunosoppressori, cortisone ad alte dosi per periodi protratti, terapia radiante;

§    tumori solidi disseminati oppure a carico del sangue (ad esempio leucemie, linfomi);

§  gravidanza: la vaccinazione anti-rosolia non deve essere somministrata a donne in gravidanza. Se una donna in età fertile si vaccina contro la rosolia, deve prendere tutte le precauzioni per evitare la gravidanza nei 3 mesi successivi alla vaccinazione. Questo provvedimento è del tutto precauzionale in quanto la somministrazione del vaccino a donne in gravidanza, quando è avvenuta senza che la donna fosse a conoscenza del suo “stato”, non ha mai determinato alcun problema. In particolare la vaccinazione non è mai stata associata a rosolia congenita per cui la somministrazione di questo vaccino, ricevuta inavvertitamente a gravidanza iniziata, non viene considerata una motivazione sufficiente all’interruzione di gravidanza.

 

Gli effetti collaterali

Il vaccino contro la rosolia è ottimamente tollerato e solitamente non determina reazioni.

In un ridotto numero di bambini vaccinati (5-15 %) è possibile osservare lieve rialzo febbrile, qualche macchiolina sulla pelle ed ingrossamento dei linfonodi del collo a distanza di 5-12 giorni dall’avvenuta vaccinazione.

Molto raramente nei bambini, e con maggior frequenza nelle adolescenti e nelle donne adulte, è possibile che compaiano transitori dolori articolari a distanza di 1 - 3 settimane dalla vaccinazione.

Come qualsiasi altra sostanza estranea all’organismo, questo vaccino può determinare, se pure con frequenza estremamente rara, reazioni allergiche.

 

Vaccinazione contro la parotite


Cos’è la parotite epidemica ?

La parotite epidemica, comunemente chiamata “orecchioni”, è una malattia infettiva causata da un virus che si trasmette per via aerea. Si manifesta con l’ingrossamento, da uno o entrambi i lati del volto, della parotide, una voluminosa ghiandola salivare posta davanti e sotto l’orecchio. Possono ingrossarsi anche altre ghiandole salivari e  spesso si manifestano contemporaneamente mal di testa, dolore addominale e febbre più o meno elevata.

L’importanza di questa malattia deriva dalle sue possibili complicanze: meningo-encefalite, danno all’organo dell’udito ed infiammazione del pancreas che sembra possa favorire l’insorgenza del diabete. Qualora la malattia venga contratta da un maschio dopo la pubertà, non è raro che essa si complichi con una violenta infiammazione a carico di uno o di entrambi i testicoli la quale può comportare, a volte, danno permanente ed eccezionalmente sterilità. Seppur con minore frequenza anche la donna può subire una infiammazione ovarica mono o bilaterale.

 

Il vaccino contro la parotite epidemica

Il vaccino contro la parotite epidemica è costituito dal virus della parotite vivo e sottoposto ad opportune modifiche che lo rendono assolutamente incapace di provocare la malattia ma ugualmente in grado di stimolare la produzione di anticorpi efficaci anche contro l’infezione naturale (“virus vivo ed attenuato”).

La vaccinazione contro la parotite non può essere effettuata singolarmente, perchè il vaccino singolo non è più reperibile, per cui viene sempre associata contemporaneamente a quella contro il morbillo e la rosolia attraverso l’impiego della formulazione combinata “tripla”. Il vaccino viene somministrato attraverso un’unica iniezione che si effettua per via sottocutanea.

Per effettuare questa vaccinazione non è necessario tenere il bambino a digiuno.

La vaccinazione anti-parotite viene raccomandata per tutti i bambini di entrambi i sessi in associazione al vaccino anti-morbillo ed anti-rosolia durante il 2° anno di vita, in genere a 12 - 15 mesi; una seconda dose di vaccino combinato viene oggi raccomandata verso i 4-6 anni.

Dal momento che la vaccinazione contro la parotite non è efficace qualora venga effettuata ad un individuo suscettibile dopo il contagio, è preferibile vaccinare, in via preventiva, i bambini in età prepuberale. Anche gli adolescenti e gli adulti di sesso maschile che non siano stati vaccinati in precedenza e che, non avendo eseguito lo specifico esame del sangue, non sanno se sono o meno protetti, possono vaccinarsi. E’ importante sottolineare che il ricordo anamnestico di un gonfiore sotto l’orecchio diagnosticato come “parotite” non è certezza di aver contratto la parotite epidemica. Questo perché molti altri virus possono dare localizzazione parotidea o perché può essere facilmente scambiato un ingrossamento linfonodale con quello della ghiandola parotide.

In ogni caso, la vaccinazione di un soggetto già immune (per precedente vaccinazione oppure per malattia non riconosciuta) non comporta alcun danno e rinforza semplicemente il suo grado di protezione.

 

Quando si deve rimandare

Questa vaccinazione deve essere rimandata se il bambino ha una malattia acuta febbrile in atto o se gli sono state somministrate di recente immunoglobuline, sangue o plasma.

 

Quando non si deve vaccinare

Il vaccino contro la parotite, singolo oppure combinato con quello antimorbilloso e antirosolia nella formulazione “tripla”, non deve essere somministrato nelle seguenti circostanze:

  • grave deficit del sistema immunitario dovuto a gravi malattie o a terapie con farmaci immunosopressori (cortisone ad alte dosi per periodi protratti, terapia radiante);

  • tumori solidi disseminati oppure a carico del sangue (ad esempio leucemie, linfomi);      

  • gravissime allergie all’uovo o alla neomicina che abbiano comportato, ad esempio, comparsa di shock anafilattico.  Questa controindicazione è valida per i vaccini contro la parotite che contengono tracce di neomicina e per i vaccini il cui ceppo virale è coltivato su cellule embrionali di pollo e che, pertanto, possono contenere proteine dell’uovo;

  • gravidanza: il vaccino anti-parotite singolo o combinato con quello antimorbilloso e antirosolia non deve essere somministrato alle donne gravide; non è consigliabile intraprendere una gravidanza prima che siano passati 3 mesi dalla vaccinazione.

Gli effetti collaterali

Gli effetti collaterali attribuiti al vaccino antiparotite, sono estremamente rari: a distanza di alcuni giorni è possibile che il bambino mostri un lieve ingrossamento transitorio della ghiandola parotide e febbre di breve durata.

Come qualsiasi altra sostanza estranea all’organismo, questo vaccino può determinare, se pure con frequenza estremamente rara, reazioni allergiche.

 

Per approfondire vai al sito del Ministero della Salute