| Dr. Raffaele D'Errico medico-chirurgo specialista in pediatria |
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| vaccinazione morbillo - rosolia - parotite |
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Vaccino
“triplo” contro |
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L’utilizzo di questa formulazione “tripla” è consigliato per diversi motivi:
Il vaccino viene somministrato per via sottocutanea nella parte alta ed esterna del braccio. Per eseguire questa vaccinazione non è necessario tenere il bambino a digiuno. Da quando è diventato disponibile questo vaccino combinato, se ne raccomanda l’uso per tutti i nuovi nati dopo il 12° mese di vita, per la loro rivaccinazione dopo almeno un anno dalla precedente. La vaccinazione con il vaccino “triplo” di un soggetto che abbia superato la malattia naturale (magari senza esserne a conoscenza, come frequentemente avviene per la rosolia e la parotite) oppure che sia già stato vaccinato verso una di queste malattie è ottimamente Le precauzioni, le controindicazioni ed i possibili effetti collaterali di questo vaccino sono quelli riportati nelle schede che descrivono i tre vaccini singoli. Da studi effettuati sul solo vaccino trivalente è risultata possibile, se pure eccezionalmente, una diminuzione transitoria delle piastrine (trombocitopenia) nei 2 mesi successivi alla vaccinazione. Questa complicanza si verifica con frequenza molto più elevata durante l’infezione naturale di morbillo e rosolia.
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Vaccinazione
contro il morbillo |
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Cos’è
il morbillo ? Il morbillo è una malattia infettiva molto contagiosa causata da un virus che si trasmette per via aerea. Si manifesta con febbre elevata, tosse insistente, scolo nasale, congiuntivite ed una tipica eruzione cutanea (esantema). Il bambino appare sempre molto provato dal morbillo che viene giustamente considerato la più grave tra le “comuni” malattie infettive dell’infanzia a causa delle sue complicanze, tanto più frequenti e gravi quanto più piccolo è il bambino. Queste sono: otite media, laringite, broncopolmonite, convulsioni, encefalite. Quest’ultima si verifica in 1 bambino ogni 1000-3000 colpiti da morbillo e consiste in una grave infiammazione del cervello che può avere esito infausto (15% dei casi) oppure lasciare esiti permanenti (40% dei casi): convulsioni, sordità e ritardo mentale. Più raramente è possibile che un danno neurologico irreversibile si manifesti a distanza di 5-15 anni dalla malattia a causa di un’infezione persistente collegata al virus morbilloso (panencefalite sclerosante subacuta, PESS). «Mamme, attente al morbillo!». Il prof. Crovari lancia l'allarme...
Il
vaccino contro il morbillo Il vaccino contro il morbillo è costituito dal virus del morbillo vivo sottoposto ad opportune modifiche che lo rendono incapace di provocare la malattia ma ugualmente in grado di stimolare la produzione di anticorpi efficaci anche contro l’infezione naturale (vaccino vivo ed attenuato). La vaccinazione contro il morbillo può essere effettuata singolarmente oppure contemporaneamente a quella contro la rosolia e la parotite epidemica attraverso l’impiego della formulazione combinata “tripla”. In entrambi i casi il vaccino viene somministrato attraverso un’unica iniezione che si effettua per via sottocutanea. Per effettuare questa vaccinazione non è necessario tenere il bambino a digiuno. La vaccinazione anti-morbillosa viene raccomandata per tutti i bambini durante il 2° anno di vita, in genere al 12-15° mese. In ogni caso, a qualunque età dopo il 12° mese, viene considerato utile sottoporsi a questa vaccinazione, qualora non sia ancora stata contratta la malattia. Il vaccino è estremamente efficace in quanto già dopo 7-10 giorni compaiono gli anticorpi protettivi nel 95% dei bambini vaccinati. Per questa sua rapidità d’azione esso è in grado di prevenire la malattia anche dopo il contagio, purché la somministrazione avvenga entro i primi 2-3 giorni dal contatto del bambino con il malato. La protezione conferita da una sola dose di vaccino è di lunga durata nella maggior parte dei soggetti, ma non sembra essere permanente. E’ possibile infatti che l’immunità sviluppatasi dopo la vaccinazione effettuata a 12-15 mesi di vita, diminuisca progressivamente: per questa ragione viene oggi consigliata una dose di richiamo all’età di 4-6 o comunque dopo almeno 12 mesi dalla precedente. Quando
si deve rimandare Le circostanze che rendono opportuno rimandare temporaneamente questa vaccinazione sono poche:
Quando
non si deve vaccinare Il vaccino anti-morbillo, singolo oppure combinato, non deve essere somministrato nelle seguenti circostanze: § grave deficit del sistema immunitario dovuto a gravi malattie o a terapie con farmaci immunosoppressori (cortisone ad alte dosi per periodi protratti, terapia radiante); § tumori solidi disseminati oppure a carico del sangue (ad esempio leucemie, linfomi); § gravissime allergie all’uovo o alla neomicina che abbiano comportato ad esempio la comparsa di shock anafilattico; § gravidanza: il vaccino anti-morbillo combinato con quello anti-rosolia e con l’anti-parotite non deve essere somministrato a donne gravide o che pensino di concepire un figlio nei 3 mesi successivi; nel caso del vaccino singolo contro il morbillo la donna non deve essere gravida ed è opportuno che non concepisca nel mese successivo alla vaccinazione. Il vaccino contro il morbillo,
sia nella forma semplice sia in quella combinata con
antirosolia e antiparotite, è ottimamente tollerato. Solo
eccezionalmente sono possibili reazioni locali (rossore, gonfiore) nel
punto nel quale viene effettuata l’iniezione. A distanza di 6 – 12
giorni dalla vaccinazione è possibile che il bambino presenti rialzo
febbrile, in genere modesto e di breve durata (1-2 giorni), che solo
nel 5-15 % dei vaccinati può raggiungere i La maggior parte dei bambini che presentano febbre a seguito della vaccinazione antimorbillosa non hanno altri sintomi; a volte però è possibile che si manifestino i segni di una comune malattia da raffreddamento oppure una malattia simile al morbillo molto attenuato sotto forma di tenui macchioline rossastre sulla pelle ed arrossamento degli occhi, di breve durata ed a rapida risoluzione spontanea. Come qualsiasi altra sostanza estranea all’organismo, questo vaccino può determinare, se pure con frequenza estremamente rara, reazioni allergiche.
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Vaccinazione contro la rosolia |
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Cos’è la rosolia ? La rosolia è una malattia infettiva causata da un virus che si trasmette per via aerea. Se viene contratta dopo la nascita, essa si presenta come una malattia lieve a decorso benigno e che si manifesta con febbre non elevata, ingrossamento generalizzato dei linfonodi (soprattutto di quelli del collo e di quelli posti dietro la nuca) e con un’eruzione cutanea di breve durata. Occasionalmente nei bambini e più frequentemente negli adolescenti e negli adulti di sesso femminile si possono osservare transitori dolori articolari. Complicanze gravi, come ad esempio l’encefalite, sono molto rare, hanno un andamento benigno e non lasciano esiti. Il
maggior rischio che la rosolia comporta è quello di essere contratta
per la prima volta in gravidanza da una donna non protetta.
In questo caso, infatti, esiste una concreta probabilità che il virus
raggiunga il prodotto del concepimento attraverso la placenta e che
provochi seri danni quali: aborto, malformazioni congenite di varia
gravità a carico del cuore, degli occhi, dell’organo dell’udito e
del cervello. A volte il lattante affetto da rosolia congenita presenta
crescita stentata e segni di sofferenza a carico di molti altri organi
(scheletro, cute, fegato). Il
vaccino contro la rosolia Il
vaccino contro la rosolia è costituito dal virus della rosolia vivo e
sottoposto ad opportune modifiche che lo rendono assolutamente incapace
di provocare la malattia ma ugualmente in grado di stimolare la
produzione di anticorpi efficaci anche contro l’infezione naturale (virus vivo ed attenuato). La
vaccinazione contro la rosolia può essere effettuata singolarmente
oppure contemporaneamente a quella contro il morbillo ed a quella contro
la parotite epidemica (“orecchioni”) attraverso l’impiego della
formulazione combinata “tripla”. In entrambi i casi il vaccino viene
somministrato attraverso un’unica iniezione che si effettua per via
sottocutanea nella parte alta ed esterna del braccio. Per
effettuare questa vaccinazione non è necessario tenere il bambino a
digiuno. La
vaccinazione antirosolia viene raccomandata per tutti i bambini di
entrambi i sessi in associazione al vaccino antimorbillo e antiparotite
durante il 2° anno di vita, generalmente a 12 - 15 mesi. Oggi
si consiglia di vaccinare anche i maschi, non tanto per proteggere loro
ma per diminuire maggiormente la circolazione del virus della rosolia e
rendere ancor più improbabile che le donne possano infettarsi durante
la gravidanza. Il
vaccino non è in grado di prevenire la malattia se somministrato ad un
soggetto che sia venuto in contatto con un malato di rosolia e sia stato
infettato. Una
sola dose di vaccino conferisce una protezione stimata intorno al 90-95%
dei vaccinati. La durata di
questa protezione sembra essere di 7-10 anni o anche più. Ciò
nonostante, dal momento che un fallimento della vaccinazione effettuata
nei primi anni di vita oppure l’affievolirsi nel tempo esporrebbero a
conseguenze assai serie (rischio di malformazioni fetali), viene
attualmente consigliata una seconda dose di vaccino combinato
antirosolia, antimorbillo ed antiparotite
verso i 4-5 anni. E’
bene comunque che la donna, anche se vaccinata, prima di iniziare una
gravidanza, esegua l’esame del sangue per il dosaggio degli anticorpi
anti-rosolia. Se questi sono in quantità sufficiente, potrà sentirsi
sicura che il suo bambino sarà protetto dalla rosolia congenita; se gli
anticorpi però hanno valori non protettivi, è opportuno eseguire una
dose di richiamo del vaccino. Quando
si deve rimandare Questa
vaccinazione deve essere rimandata se il bambino ha una malattia acuta
febbrile in atto o se gli sono state somministrate di recente
immunoglobuline, sangue o plasma. Quando
non si deve vaccinare Il vaccino anti-rosolia, singolo oppure combinato, non deve essere somministrato nelle seguenti circostanze: § grave deficit del sistema immunitario dovuto ad immunodeficienze congenite o acquisite oppure a terapie con farmaci immunosoppressori, cortisone ad alte dosi per periodi protratti, terapia radiante; § tumori solidi disseminati oppure a carico del sangue (ad esempio leucemie, linfomi); § gravidanza: la vaccinazione anti-rosolia non deve essere somministrata a donne in gravidanza. Se una donna in età fertile si vaccina contro la rosolia, deve prendere tutte le precauzioni per evitare la gravidanza nei 3 mesi successivi alla vaccinazione. Questo provvedimento è del tutto precauzionale in quanto la somministrazione del vaccino a donne in gravidanza, quando è avvenuta senza che la donna fosse a conoscenza del suo “stato”, non ha mai determinato alcun problema. In particolare la vaccinazione non è mai stata associata a rosolia congenita per cui la somministrazione di questo vaccino, ricevuta inavvertitamente a gravidanza iniziata, non viene considerata una motivazione sufficiente all’interruzione di gravidanza. Gli
effetti collaterali Il vaccino contro la rosolia è ottimamente tollerato e solitamente non determina reazioni. In un ridotto numero di bambini vaccinati (5-15 %) è possibile osservare lieve rialzo febbrile, qualche macchiolina sulla pelle ed ingrossamento dei linfonodi del collo a distanza di 5-12 giorni dall’avvenuta vaccinazione. Molto raramente nei bambini, e con maggior frequenza nelle adolescenti e nelle donne adulte, è possibile che compaiano transitori dolori articolari a distanza di 1 - 3 settimane dalla vaccinazione. Come qualsiasi altra sostanza estranea all’organismo, questo vaccino può determinare, se pure con frequenza estremamente rara, reazioni allergiche.
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Vaccinazione contro la parotite |
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Cos’è
la parotite epidemica ? La
parotite epidemica, comunemente chiamata “orecchioni”, è una
malattia infettiva causata da un virus che si trasmette per via aerea.
Si manifesta con l’ingrossamento, da uno o entrambi i lati del volto,
della parotide, una voluminosa ghiandola salivare posta davanti e sotto
l’orecchio. Possono ingrossarsi anche altre ghiandole salivari e
spesso si manifestano contemporaneamente mal di testa, dolore
addominale e febbre più o meno elevata. L’importanza
di questa malattia deriva dalle sue possibili complicanze:
meningo-encefalite, danno all’organo dell’udito ed infiammazione del
pancreas che sembra possa favorire l’insorgenza del diabete. Qualora
la malattia venga contratta da un maschio dopo la pubertà, non è raro
che essa si complichi con una violenta infiammazione a carico di uno o
di entrambi i testicoli la quale può comportare, a volte, danno
permanente ed eccezionalmente sterilità. Seppur con minore frequenza
anche la donna può subire una infiammazione ovarica mono o bilaterale. Il
vaccino contro la parotite epidemica è costituito dal virus della
parotite vivo e sottoposto ad opportune modifiche che lo rendono
assolutamente incapace di provocare la malattia ma ugualmente in grado
di stimolare la produzione di anticorpi efficaci anche contro
l’infezione naturale (“virus vivo ed attenuato”). La
vaccinazione contro la parotite può essere effettuata singolarmente
oppure contemporaneamente a quella contro il morbillo ed a quella contro
la rosolia attraverso l’impiego della formulazione combinata
“tripla”. In entrambi i casi il vaccino viene somministrato mediante
un’unica iniezione che si effettua per via sottocutanea solitamente
nella parte alta ed esterna del braccio. Per
effettuare questa vaccinazione non è necessario tenere il bambino a
digiuno. La
vaccinazione anti-parotite viene raccomandata per tutti i bambini di
entrambi i sessi in associazione al vaccino anti-morbillo ed
anti-rosolia durante il 2° anno di vita, in genere a 12 - 15 mesi; una
seconda dose di vaccino combinato viene oggi raccomandata verso i 4-6
anni. Dal
momento che la vaccinazione contro la parotite non è efficace qualora
venga effettuata ad un individuo suscettibile dopo il contagio, è
preferibile vaccinare, in via preventiva, i bambini in età prepuberale.
Anche gli adolescenti e gli adulti di sesso maschile che non siano stati
vaccinati in precedenza e che, non avendo eseguito lo specifico esame
del sangue, non sanno se sono o meno protetti, possono vaccinarsi. E’
importante sottolineare che il ricordo anamnestico di un gonfiore sotto
l’orecchio diagnosticato come “parotite” non è certezza di aver
contratto la parotite epidemica. Questo perché molti altri virus
possono dare localizzazione parotidea o perché può essere facilmente
scambiato un ingrossamento linfonodale con quello della ghiandola
parotide. In
ogni caso, la vaccinazione di un soggetto già immune (per precedente
vaccinazione oppure per malattia non riconosciuta) non comporta alcun
danno e rinforza semplicemente il suo grado di protezione. Quando
si deve rimandare Questa
vaccinazione deve essere rimandata se il bambino ha una malattia acuta
febbrile in atto o se gli sono state somministrate di recente
immunoglobuline, sangue o plasma. Quando
non si deve vaccinare Il
vaccino contro la parotite, singolo oppure combinato con quello
antimorbilloso e antirosolia nella formulazione “tripla”, non deve
essere somministrato nelle seguenti circostanze:
Gli
effetti collaterali Gli
effetti collaterali attribuiti al vaccino antiparotite, sono
estremamente rari: a distanza di alcuni giorni è possibile che il
bambino mostri un lieve ingrossamento transitorio della ghiandola
parotide e febbre di breve durata. Come
qualsiasi altra sostanza estranea all’organismo, questo vaccino può
determinare, se pure con frequenza estremamente rara, reazioni
allergiche.
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Per approfondire vai al sito del Ministero della Salute |