Dr. Raffaele D'Errico                                                                      medico-chirurgo specialista in pediatria

televisione

Decalogo per un buon uso della TV

 

I consigli proposti per tutti coloro che sono a contatto con il “pianeta bambino” non hanno lo scopo di eliminare la televisione, comunque presente nell'esperienza di ciascun bambino, ma di restituirle il vero ruolo: quello di un servizio utile per divertirsi e per il proprio accrescimento culturale e umano.

 

1. AIUTARE I BAMBINI A SCEGLIERE I PROGRAMMI PIÙ ADATTI

Non si tratta di proporre soltanto trasmissioni serie e istruttive, ma quelle più belle, interessanti e adatte alla loro età. Per esempio, esistono cartoni animati a ritmi lenti, con pochi personaggi e vicende semplicissime che sono più vicini alla psicologia e al linguaggio del bambino.  


2. GUARDARE LA TELEVISIONE INSIEME AI BAMBINI

È un modo per dare ai propri figli una chiave di interpretazione per capire ciò che appare sul teleschermo; si aiutano così i bambini ad avere un atteggiamento più attivo di fronte all’immagine, alle emozioni e ai messaggi televisivi. Commentare insieme i programmi può essere una buona occasione di incontro per la famiglia.


3. CONCORDARE QUANTO TEMPO SI PUÒ DEDICARE ALLA TV

Oltre alla quantità (circa un’ora al giorno, non costante), si può cercare di definire le fasce orarie più adatte.


4. EVITARE CHE I BAMBINI VEDANO LA TV FINO AL MOMENTO DI ANDARE A LETTO

Soprattutto se si tratta di programmi emozionanti. Così, se i bambini avranno qualche momento di calma e tranquillità prima di andare a dormire, sicuramente avranno sonni più tranquilli; è ovvio che ci sono le dovute eccezioni come, ad esempio, la trasmissione di programmi rivolti specificamente al pubblico infantile.


5. TENERE LA TV SPENTA DURANTE LE ORE DEI PASTI E DEI COMPITI

La colazione, il pranzo e la cena sono spesso i momenti in cui i genitori si ritrovano di più con i figli e la TV può rubare questo spazio al dialogo all’interno della famiglia. Dividersi fra teleschermo e attività di studio abitua, inoltre, a sostituire di continuo un centro di interesse con l’altro, invece che concentrare l’attenzione su di un unico argomento.


6. EVITARE L’USO DELLA TV COME BABY-SITTER

Una utilizzazione di questo tipo, anche se comoda e economica, può in seguito diventare incontrollabile. Inoltre, il bambino spesso tende, se lasciato a se stesso, a consumare cibi e bevande dolci davanti alla televisione.


7. USARE SPESSO IL VIDEOREGISTRATORE

Ciò consente di creare una videoteca e di valutare i programmi televisivi prima di proporli al bambino. Si può decidere l’ora e il tempo più opportuni per seguire una trasmissione precedentemente registrata.


8. NON LASCIARE IN MANO AL BAMBINO IL TELECOMANDO

Saltare da un programma all’altro abitua a una comprensione parziale e ad una attenzione breve e superficiale; da sottolineare che il bambino potrebbe trovare programmi non adatti a lui.


9. NON COLLOCARE IL TELEVISORE NELLA CAMERA DEI BAMBINI

La TV va controllata e regolamentata dagli adulti e c'è il pericolo di allontanare i figli dai genitori rinunciando ad una occasione di dialogo con loro.


10. DISPORRE DI LIBRI ADATTI A SVILUPPARE GLI INTERESSI SUSCITATI DALLA TV

Libri e televisione sono mezzi di informazione complementari che vanno impiegati uno a fianco dell’altro.

 

 

LA TV PUO' GENERARE SINTOMI DI IPERATTIVITA' O UN VERO DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE E PERATTIVITA' (ADHD)?
Risposte a domande poste da una giornalista al Dr. Raffaele D'Errico

D. Qual è il limite considerato ragionevole di ore passate davanti alla tv per un bambino in età prescolare-scolare-adolescienziale?


R. Il problema non è quante ore possa passare un bambino dinanzi alla TV, ma cosa può vedere un bambino alla TV e con chi dovrebbe vederla.
Possiamo dire che in età pre e scolare un'ora sia sufficiente, ma se in quel ora vede "assurdità" e mangia merendine una dietro l'altra dinanzi alla TV, si tratterà comunque di comportamenti deleteri. Il tempo di un buon film o di un documentario e/o di un telegiornale in età adolescenziale potrebbe essere una buona cosa in quella fascia di età, per lasciare il tempo poi al confronto con gli adulti.


D. C'è un possibile rapporto fra ADHD e ore passate davanti alla TV?

 

R. Un comportamento iperattivo e impulsivo, disturbi improvvisi del sonno, irrequietezza, atteggiamenti violenti possono essere il frutto di una visione "sconsiderata" della TV. I suoi messaggi possono essere altamente disorientanti sul bambino e l'adolescente che non è in grado di filtrarli e interpretarli in modo corretto, perchè non ha esperienza, o che ha difficoltà nel considerarli "non reali". Visioni troppo "forti" possono generare certamente sintomi di disturbo psichico, se tutto questo non viene filtrato dal confronto con gli adulti. Il soggetto ADHD nasce con una certa condizione genetica delle strutture cerebrali deputate al controllo motorio e dell'attenzione, per cui è così, generalmente, sin dalla nascita. E' chiaro che la TV può peggiorare i sintomi, come possono peggiorarli una famiglia caotica, dei genitori separati o un'insegnante poco empatica, ovvero come può farlo qualunque fattore esterno "disturbante". 


D. Una prima terapia possibile non potrebbe essere quella di staccare la spina del televisore prima di pensare all'uso di psicofarmaci?

 

R. L'uso di psicofarmaci in età pediatrica è oggi ben regolamentato in Italia dalla supervisione del Ministero della Salute con la collaborazione delle Società scientifiche e delle Associazioni di genitori. Un bambino o ragazzo che per la gravità della sintomatologia necessitasse di psicofarmaci, secondo protocolli condivisi, tenterà sempre prima terapie di sostegno e, in caso di mancata risposta, assocerà una terapia farmacologica prescritta da un Centro di riferimento di Neuropsichiatria identificato dalle Regioni. Nessuno può, quindi - semmai esistesse un medico così sconsiderato! - prescrivere oggi psicofarmaci ad un bambino solo perchè "troppo vivace". Regolamentare l'uso della TV, oggi - credo - dovrebbe essere un compito ed un impegno primario su tutto il territorio nazionale. Sicuramente la TV è tra le principali cause di obesità nei bambini oltre che favorire il tabagismo e l'aumento di colesterolo nel sangue, ma questa cosa fa poca audience, perchè significherebbe meno pubblicità, anche e soprattutto di merendine durante gli spot pubblicitari, e meno uso della "TV babysitter".


D. Meglio incoraggiare l'uso del computer piuttosto della TV? O causa gli stessi danni?

 

R. Anche il computer nel suo uso come stazione gioco o di navigazione su Internet, nasconde numerose insidie ed è certamente causa di varie tipologie di disturbi, da quelli ortopedici a quelli neurologici come l'epilessia, da quelli psichiatrici a quelli oculistici. Anche nel caso dell'epilessia, però, come dell'ADHD, non è il videogioco a scatenare la malattia, ma il suo uso indiscriminato in soggetti "predisposti" (fotosensibilità). Ancora una volta bisogna dire, allora, che l'uso smodato di questi mezzi non è causa di ADHD, ma può peggiorare i sintomi del disturbo o scatenarli in modo significativo in soggetti predisposti, così come può generare anche altre condizioni associate. Alternative molto valide all'uso di TV, playstation e internet nei bambini particolarmente "vivaci" e ancora più nei soggetti che abbiamo ricevuto diagnosi di ADHD sono, paradossalmente, le arti marziali.


D. E' un problema anche di contenuti? I cartoni animati di oggi sono molto veloci, hanno pubblicità frenetiche ad alto volume...

 

R. Sottolineo ancora che tutto questo può essere solo un cofattore esterno che agendo su un substrato geneticamente determinato, può indurre sintomi più "accesi" di un disturbo comunque già esistente, peggiorandoli. E' vero che se identificassimo precocemente i soggetti presumibilmente affetti da ADHD e li sottoponessimo ad attenzioni e "cure" psico-pedagogiche precoci e adeguate (tra cui anche l'uso congruo e corretto della TV e dei videogiochi), sicuramente potremmo modificare l'evoluzione "peggiorante" del disturbo ed evitare, quindi, probabilmente in un significativo numero di casi, l'uso di psicofarmaci in età più avanzata.