Dr. Raffaele D'Errico                                                                      medico-chirurgo specialista in pediatria

ragazzi indolenti

 

 

RAGAZZI INDOLENTI? 

OCCORRE RESPONSABILIZZARLI

 

EDUCARE OGGI

Tratto da 

“Genitori e figli”  

Confidenze 28 marzo 2001


a cura del Dr. Luigi Anolli - Psicologo

Mia figlia Alessia, 12 anni, è brava a scuola e ha un buon rapporto con insegnanti e compagni. In casa, però, non vuole dare nessun aiuto. Guarda la tivù, gioca con le amiche, ma poi tocca sempre a me mettere in ordine e pulire. Ogni volta trova una scusa: i compiti, una ricerca su internet. Oppure dice di essere stanca. Io e mio marito abbiamo cercato in tutti i modi di ottenere la sua collaborazione, ma è tutto inutile. Non sappiamo proprio come farci obbedire da lei.

Alessia, in fondo, ha una doppia personalità. Si comporta bene a scuola e male a casa. E’ vero, tutti tendiamo a uniformarci alle aspettative e agli standard propri di un determinato ambiente. Alessia, però, ritiene che la famiglia sia a suo uso e consu­mo e che i genitori debbano essere al suo servizio. E si comporta di conseguenza, ignorando responsabilità e compiti in famiglia, senza preoccuparsi di rimproveri e punizioni. E avendola vinta ogni volta, per giunta.

Evidentemente, i genitori di Alessia commettono qualche errore. Tentano inutilmente di rompere il circolo vizioso in cui sono caduti, che li vede in balia della figlia, ma i loro richiami alla disciplina si dimostrano inefficaci e improduttivi. Intanto, però, Alessia mostra una forma di dipendenza psicologica che si manifesta in forme rilevanti di dipendenza e passività. Infatti, farsi servire significa essere passivi, evitare le iniziative, rifiutare le responsabilità, non riconoscere le regole da rispettare. Si tratta, insomma, di una forma di disadattamento sociale perché, in ogni caso, la vita ha precise regole, cui nessuno può sottrarsi. Crescendo in questo modo, Alessia non si allena ad affrontare le regole della vita e così, in vane occasioni, si troverà disorientata e fuori posto. Facilmente potrà andare incontro a delusioni, fallimenti o, comunque, a reazio­ni poco efficaci e utili.

Qual è, allora, il modo più efficace per convincere Alessia a cambiare atteggiamento? Nel tempo, certamente può risultare più utile e costruttivo farla riflettere, spiegando, appunto, che è importante osservare certe regole.

Il problema è che oggi, spesso, i figli non vengono più abituati a crescere con il necessario spirito di sacrificio, tollerando le frustrazioni.

E non viene più trasmesso loro il senso della disciplina come componente essenziale di ordine e rispetto delle regole sociali. Ma attenzione: la disciplina deve essere intesa anche come capacità di governare se stessi, di gestire le propri risorse.

I figli cresciuti in questo modo, dunque, tendono a diventare passivi e dipendenti in una società sempre più competitiva ed esigente, che richiede da ciascuno autonomia, intraprendenza e determinazione. Perciò è necessario che i genitori facciano capire ad Alessia quale sarà l’effetto del suo comportamento. Se è una ragazza che aspira al successo, non potrà non comprendere l’esigenza di cambiare il proprio modo di stare con gli altri, anche in casa. D’altra parte, i genitori devono rendersi conto di dover cambiare registro nei loro rapporti con la figlia. Senza fare ricorso a inutili minacce, a punizioni inefficaci, a vuote prediche o a sterili raccomandazioni, ma anche senza subire ulteriori ricatti.

 

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