| Dr. Raffaele D'Errico medico-chirurgo specialista in pediatria |
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| punire con gli schiaffi? |
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PUNIRE
CON GLI SCHIAFFI? |
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EDUCARE OGGI |
Tratto da |
“Genitori e figli” Confidenze 33 agosto 2001 |
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a cura del Dr. Luigi Anolli - Psicologo |
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Uno dei compiti principali dei genitori è quello di aiutare i figli ad avere un senso morale della realtà. I
bambini, attraverso l’educazione, devono imparare a riconoscere il
giusto evitando ciò che è ingiusto, e a fare il lecito, evitando
quello che non lo è. In questo compito i genitori consentono al figli
di appropriarsi di un determinato sistema di valori, ordinati in maniera
gerarchica secondo un ordine di priorità. L’educazione
richiede quindi una grande responsabilità dei genitori, perché i figli
possono crescere con un forte senso morale oppure con tendenze devianti
e incompatibili con la vita sociale. Per
costruire il senso morale dei figli, i genitori hanno a loro
disposizione diverse strade educative, tra cui il sistema punitivo.
Questo metodo prevede di punire fisicamente le trasgressioni alle norme
stabilite dai genitori, che rappresentano l’autorità. La
logica implicita è assai chiara: se un figlio si comporta come dice il
genitore, non riceve né punizioni né sanzioni; se invece trasgredisce
va incontro al dolore fisico e al dispiacere. Questa logica è stata
seguita per secoli fino a essere messa in discussione. Solo negli ultimi
decenni, da diversi studiosi di psicologia che ne hanno evidenziato i
limiti. Con il sistema punitivo, infatti, si rischia che i figli
imparino a comportarsi bene solo per la paura della punizione, senza
acquisire, dunque, un senso morale vero e proprio. Potrebbero
quindi convincersi facilmente che, se fossero certi dell’impunità, si
comporterebbero in tutt’ altro modo. Un simile modo di pensare
riconduce a una morale superficiale, basata sulla convenienza e sul
conformismo, invece che su principi morali solidi. Ci sono altri modi
per favorire nel bambino l’acquisizione del senso morale. Per esempio,
la cosiddetta deprivazione affettiva. Il
messaggio inviato dal genitore al figlio è: “Se ti comporti male,
non ti voglio più bene”. La
deprivazione affettiva si dimostra efficace soprattutto con i
bambini piccoli, ma rischia, nel lungo periodo, di essere percepita come
un ricatto e come una punizione psicologica. Per
la costruzione della personalità del figlio per facilitare l’acquisizione
di un autentico senso morale, si è dimostrata molto efficace, invece,
la discussione sulle loro manchevolezze. Il ragionamento, infatti, aiuta a costruire nel tempo veri e propri principi morali, fondati sulla convinzione e sull’adesione profonda a norme che il figlio considera giuste e corrette. Il bambino, poco per volta, impara che è giusto comportarsi in un certo modo perché ne ha un vantaggio soggettivo e uno oggettivo, cioè di tutta la comunità. E non ha difficoltà ad attenersi, nemmeno in futuro, a un codice morale che accetta e condivide.
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