| Dr. Raffaele D'Errico medico-chirurgo specialista in pediatria |
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| il pianto del neonato |
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Il
pianto del neonato
... qualche suggerimento alle neo-mamme |
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I bambini piangono tutti ed è normale: nei primi tre mesi di vita circa due ore al giorno, e qualcuno anche più di tre ore. Infatti in assenza della capacità di parlare, i neonati non hanno altro sistema di segnalazione. Il pianto è appunto un generico richiamo, un segnale che ha lo scopo di portare la madre vicino al suo piccolo, il più presto possibile. Ma è anche un modo per dialogare, per allenare gli altri a rispondere adeguatamente. Per alcuni genitori il pianto è un problema, per altri è un evento normale, e come tale, è tollerato.
Vediamo se posso darvi qualche suggerimento per provare a captare prima, cosa vostro figlio vuole dirvi, anche se la maggior parte delle mamme, grazie alla propria sensibilità, riesce ben presto a trovare la strada migliore per capire e rispondere: con il seno, un bacio, un abbraccio.
Subito dopo la nascita tutti i "pianti" sembrano e sono in effetti molto simili: è necessario un po’ di tempo (qualche settimana) perché il neonato impari a comunicare meglio e i genitori a capirne le innumerevoli sfumature.
Ma nutrirlo non deve rimanere l'unico modo di rispondere, mi raccomando. Se il piccolo è bagnato o sporco può gridare: è un segnale che ha il timbro del disagio, del malessere, non del dolore o della sofferenza.
Così il pianto di solitudine o quello del neonato che vuole essere preso in braccio. Bisogna anche ricordare che nel primo mese di vita il piccolo è considerato un nuovo-nato ovvero un piccolo d'uomo che improvvisamente è catapultato da un mondo ad un'altro e dove tutto, tutto cambia improvvisamente: il modo di respirare, di sfamarsi, di consolarsi. E poi c'è la cacca e la pipì che rimangono attaccati alla pelle e danno fastidio. Insomma, in questo primo mese il nuovo-nato deve imparare ad adattarsi alla vita esterna e questo richiede sforzi, frustrazioni e grandi difficoltà da parte sua e che si esprimeranno ovviamente con l'unico modo che ha di comunicare: il pianto!
Anche gli stimoli troppo forti possono essere causa di grida: troppo caldo, troppo freddo, troppo sole, troppo rumore. Non dimentichiamo quest'eventualità prima di pensare a cose più impegnative!
Ogni madre, poi, impara a riconoscere il pianto del neonato che ha sonno e non riesce a dormire e che a ben guardare si lamenta fregandosi gli occhi.
Nel bambino un po' più grande, dopo i sei mesi, gridare può essere espressione di noia o frustrazione per non aver raggiunto un traguardo desiderato. Se vuole prendere un oggetto e non ci riesce, se vuole fare qualcosa e sbaglia può scoppiare in un pianto violento per rabbia o per richiedere aiuto a svolgere un compito apparentemente piccolo ma per lui molto importante.
Insomma, basta pensare che il piccolo bambino è una persona e che al pari di un adulto ha molte più esigenze di quante non crediamo e che pertanto va compreso e rispettato.
E' stato dimostrato che i bambini piccoli che vengono presi in collo quando gridano e vengono capiti, cullati e coccolati, saranno sicuramente bambini più sereni e più fiduciosi nel prossimo. Provare per credere! |
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