Dr. Raffaele D'Errico                                                                      medico-chirurgo specialista in pediatria

il ruolo dei papà

 

 

L'importante ruolo dei papà

 

EDUCARE OGGI

 parte dell'articolo è liberamente tratto da John Flynn, Zenit


 

I bambini hanno oggi più che mai bisogno della presenza e della guida del padre. Secondo una recente raccolta di ricerche, buona parte degli studi dimostra chiaramente il ruolo vitale che i papà possono svolgere negli anni formativi della vita dei bambini.


La presenza di un padre ha un impatto positivo i cui effetti si constatano in vari campi, dai problemi attitudinali a quelli accademici e alle condizioni economiche.

I genitori sono entrambi importanti


Why Fathers Count: The Importance of Fathers and Their Involvement with ChildrenBrotherson e White, sono co-autori di un libro dal titolo “Why Fathers Count: The Importance of Fathers and Their Involvement with Children” (Men’s Studies Press). Questi studiosi chiariscono subito che con le affermazioni che abbiamo riportato sopra, non si vuole in alcun modo minimizzare il contributo delle madri alla vita familiare, perchè entrambi i genitori sono importanti, ma che oggi ci si vuole concentrare particolarmente sul ruolo del padre, in ragione del notevole aumento, negli ultimi decenni, dei nuclei familiari privi della figura paterna.

Il passaggio da uomo a marito a padre


Rob Palkovitz, professore dell’Università del Delaware, dedica un capitolo in questo libro al tema del passaggio dell’uomo verso lo status paterno. Gli uomini diventano padri in un senso biologico, ma non sempre eseguono quegli aggiustamenti psicologici e comportamentali necessari ad assumere pienamente il loro ruolo. L’essere padre, spiega Palkovitz, comporta una serie di responsabilità diverse da quelle del marito e richiede degli impegni ulteriori. Questo cambiamento ha degli effetti sulle priorità, le scelte e il comportamento nella vita quotidiana. È un processo che richiede del tempo. Essere padre è un ruolo che gli uomini maturano crescendo. La transizione verso la paternità è un momento di grande svolta nella vita di un uomo. Se l’uomo è disposto ad entrare in questo rapporto con i figli, diventa uno dei cambiamenti più grandi nella sua vita e nel suo sviluppo come persona.

 

Il fattore matrimonio


Il rapporto tra i coniugi e l’impatto del matrimonio sui padri è stato esaminato dal professore H. Wallace Goddard, dell’Università dell’Arkansas. Se la coppia vive una relazione forte, può sfruttare le differenze in modo complementare e rafforzarsi, aumentando le probabilità che sia la madre sia il padre possano diventare dei bravi genitori. Goddard osserva anche che in un certo senso la cultura odierna del fidanzamento non aiuta le coppie a prepararsi all’impegno necessario per sostenere e proteggere il matrimonio. Una cultura che pone l’accento sui sentimenti e sul momento presente, non aiuta le coppie a prepararsi agli inevitabili momenti di difficoltà che ogni matrimonio attraversa.

 

Essere "connessi"


Brotherson, della North Dakota State University, prende in esame ciò che definisce “essere connessi” nel rapporto tra padre e figlio. Questo collegamento implica la costruzione, nel corso del tempo, di un legame che sia più del semplice amore che il genitore può avere per un figlio e che gli dia la percezione di questo amore e di questa accoglienza.
L’essere connessi si esplica nelle varie forme dell’amore verso l’altro e della fiducia e vicinanza che si sviluppa in tale relazione.
Citando diverse fonti scientifiche sulla famiglia, Brotherson spiega che più un figlio si sente “connesso” ai suoi genitori, più è portato a fidarsi anche degli altri e a instaurare rapporti sereni e stabili con i suoi coetanei e con gli adulti. Un rapporto familiare stretto risulta anche più efficace nel tutelare i figli da problemi come la depressione, il suicidio, l’attività sessuale precoce e l’uso di droghe.
Ma come si può “essere connessi” ai propri figli? Brotherson raccomanda di giocare insieme ai figli e di aiutarli nel processo educativo. Essere disponibili a dare loro conforto e affetto nei momenti in cui ne hanno bisogno e condividere momenti spirituali pregando insieme.

 

Amore paterno


Gli accademici Shawn Christianson e Jeffrey Stueve sono gli autori di un capitolo che riguarda l’importanza dell’amore paterno nei confronti dei figli. Gran parte della ricerca scientifica sul sociale, sostengono, non riconosce a sufficienza il legame che i genitori stabiliscono con i figli amandoli e prendendosi cura di loro. Non solo vi è scarsa attenzione all’amore negli studi sulla famiglia, ma molte teorie contemporanee si incentrano anzi sull’interesse personale.
L’amore di un padre per il figlio spesso si vede nel sacrificio che il primo fa per il secondo, sia in tempi di crisi, sia nelle scelte familiari di ogni giorno. Evidentemente - secondo questi autori - alcuni padri mancano di senso di responsabilità nei confronti dei figli. Tuttavia, allo stesso tempo, molti collaborano attivamente con le mogli alla loro crescita.
Gran parte della ricerca in questo campo si concentra sul rapporto tra i padri e i figli giovani, dimostrando che i papà sono effettivamente sensibili ai bisogni dei figli e sono in grado di mostrare affetto.
Definire l’amore paterno non è facile. Una maniera sarebbe quella di fare riferimento al modo in cui un padre è presente nella vita del figlio, aiutandolo nelle sue necessità materiali, emotive, sociali e spirituali. Condividere il proprio tempo, le proprie attività, i propri pensieri e il proprio essere significa dare un sostegno costante che il figlio percepisce come un qualcosa di solido e duraturo nella sua vita.

Vicky Phares e David Clay, rispettivamente professore e dottorando presso la University of South Florida, hanno approfondito l’influenza che i padri esercitano sullo stato di benessere dei figli, identificando tre stili principali di paternità: autorevole, autoritaria e permissiva.

 

Essere una guida


Phares e Clay spiegano che i padri che hanno un atteggiamento autorevole, che quindi unisce il rigore all’affabilità e al rispetto, più probabilmente avranno figli sicuri di sé e che dimostrano una buona salute mentale.

Un altro fattore è quello della disponibilità emotiva dei padri. Essere coinvolti nella vita del proprio figlio e rispondere ai bisogni emotivi è importante per un sano sviluppo dei bambini e degli adolescenti.
Il ruolo del padre nello sviluppo morale dei figli è oggetto della valutazione di Terrance Olson e James Marshall, rispettivamente della Brigham Young University e della University of Kansas.

Il padre può esplicare la propria influenza morale in diversi modi, osservano gli autori: dal semplice mantenimento delle promesse fatte al figlio a quello di stabilire dei paletti per rendere chiaro quali comportamenti sono accettabili e quali non lo sono.
In questo senso, ferma restando l’importanza della quantità di tempo che il padre dedica ai figli, è altrettanto essenziale il modo in cui egli risponde alle loro esigenze e al loro comportamento. L’esempio personale che il padre dà ai figli e il suo insegnamento sul modo in cui comportarsi con gli altri sono ulteriori occasioni di educazione. In questo senso, i padri hanno molte possibilità per trasmettere valori ai propri figli e insegnare loro le conseguenze derivanti dalla responsabilità morale.

 

Questione di testimonianza!


Sul tema della "responsabilità morale" del bambino, vorrei citare Lawrence Kohlberg, un noto educatore e scienziato, colui che ha insegnato ai pedagogisti quasi tutto quello che sappiamo oggi sull’educazione morale del bambino. Kohlberg ha evidenziato in modo profondo due argomenti fondamentali nella pedagogia. Nel primo, egli ci ha insegnato che il bambino “impara” i valori morali – potremmo dire impara a diventare uomo - a partire da quello che gli adulti fanno e non da quello che dicono, evidenziando così la forza dell’esempio a fronte dell’inconsistenza delle parole. 
Prendiamo ad esempio mio figlio Emanuele, 12 anni, e supponiamo che decida sia giunto il momento di insegnargli il valore dell’onestà. Lunedì sera assieme a mia moglie ci sediamo accanto a lui e gli raccontiamo un episodio della vita di Abramo Lincoln che, dopo aver preso a prestito un libro ed averlo accidentalmente bagnato, sentì la necessità di dover lavorare per ripagarlo al proprietario. Martedì sera gli parliamo di un episodio della vita di George Washington che dopo aver tagliato un albero di ciliegie ebbe poi il coraggio di confessare la verità. Mercoledì ci impegniamo a leggergli tutti i passi della Bibbia sull’onestà; giovedì proseguiamo con passi tratti da altri libri sull’onestà; venerdì sera, addirittura, ci inventiamo un’ora di gioco sull’onestà. Ora, si può immaginare che un genitore attento e un educatore scrupoloso possano fare di più? Più di sei ore di corso intensivo con relativi ammonimenti! Poi sabato sera, finalmente, decidiamo di portarlo al cinema, quando, davanti al botteghino, mi piego su Emanuele e gli sussurro: «Dì che hai dieci anni!». Non solo, ma supponiamo che quando usciamo dal cinema, passando dinanzi ad un grande magazzino, Emanuele mi chieda con insistenza di comprargli l’ultimo DVD del film del suo attore preferito ed io gli dica: «Dai! Lo prendiamo domani dal negoziante che li copia!». Ahimé! Dobbiamo riconoscere che Emanuele avrà imparato il valore dell’onestà (si fa per dire!) molto di più in queste poche ore, che non in tutte quelle sei ore di lezione!

Ecco, allora, un esempio per dimostrare che i bambini imparano la morale sulla base di ciò che vedono fare, non sulla base di ciò che diciamo loro, fossero anche gli episodi più edificanti o gli argomenti più convincenti.