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Nella nostra società, l’uso relativamente recente del
marsupio rappresenta un segno concreto della riappropriazione del naturale
rapporto fisico-sensoriale con il bambino piccolo. C’è voluto molto tempo per
riprendere un’abitudine perduta nei secoli scorsi per il trasporto del
bambino, ma da sempre in uso nelle culture non occidentali. Offre indiscutibili
vantaggi di comodità e di funzionalità nelle città dove sono difficili gli
spostamenti all’esterno. E’ una delle poche attrezzature per bambini
formalmente studiata -in Olanda e negli Stati Uniti- mostrando un importante
effetto positivo sul processo di attaccamento. Nonostante questo, circolano
alcuni pregiudizi, mai confermati da specifici studi o dall’esperienza clinica
in Paesi dove viene usato da tempo e per periodi lunghi nella giornata. Visti i
bisogni immediati dello “stare insieme” del neonato e del neo-genitore (l’appuntamento
evolutivo prioritario dell’attaccamento tramite il contatto fisico diretto),
diventa logico iniziare l’uso subito dalla nascita. Basta prendere l’accortezza
di usare un modello adatto (comincia a essere disponibile una più ampia scelta
di misure) e di offrire un sostegno ulteriore con le mani dell’adulto nelle
prime settimane. Quando il bambino ha 3-4 mesi, comincia a essere: 1) troppo
curioso per essere portato girato verso l’adulto; 2) troppo scomodo ed esteso
se viene girato verso l’esterno; 3) troppo pesante e perciò troppo stressante
per la colonna vertebrale di molte madri. Sembra infatti il giusto momento
evolutivo per il passaggio al passeggino, e poco più tardi allo zainetto, per
gli spostamenti più lunghi. Un sempre maggior numero di genitori si trova bene
con la “fascia”, che è sul mercato da poco tempo e che permette un uso
comodo anche per il bambino più grande. Anche il piccolo pretermine e i suoi
genitori possono godere dei piaceri del marsupio: esiste una misura ad hoc e,
dando un buon sostegno con le mani dell’adulto, non ci sono rischi. Mentre è
sconsigliato girare il bambino pretermine verso l’esterno.
GIUDIZIO SINTETICO: SI, dalla nascita a
3-4 mesi.
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Esistono molti modelli diversi di seggiolina per lattanti,
che vanno dall’infant-seat (poltroncina di plastica rigida) alla
sdraietta (in stoffa con il telaio di metallo), ai modelli “transit”, alla
poltroncina da usare anche in automobile, alla seggiola da applicare
direttamente al tavolo. Per fortuna cominciano a essere disponibili modelli a
reale misura dei bambini più piccoli. Perciò diventa sempre più possibile
venire incontro ai bisogni relazionali del neonato “sveglio”, e quindi
iniziarne l’uso precocemente (dalle due alle tre settimane di età) nelle
situazioni idonee nelle quali “mancano le braccia” (preparazione delle
pappe, gemelli, pasti familiari).
La seggiolina va adattata per garantire il corretto sostegno
e contenimento della schiena posteriormente e particolarmente lateralmente
(rullini di asciugamani, riduttori in commercio). In queste situazioni, quando
il neonato è veramente ben sostenuto da tutti i lati, un modello adatto può
essere usato appena dopo la nascita, quando si presentano le occasioni suddette.
Poiché in alcune famiglie persiste il pregiudizio che si può viziare un
neonato tenendolo in braccio, va sempre precisato che la seggiolina non dovrebbe
sostituire lo stare in braccio, soprattutto nei primi mesi. In linea generale,
è indicata la posizione semi-seduta offerta dalle seggioline, cioè con l’anca
semi-estesa, fino a circa 5 mesi, e comunque l’uso delle seggioline da casa
non andrebbe protratto oltre l’età di 7 mesi, se non in casi particolari.
GIUDIZIO SINTETICO: SI, dalle 2-3
settimane a 7 mesi.
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E’ certamente uno strumento funzionale che promuove l’interazione
bambino-famiglia. Per il problema della sicurezza, bisogna mettere i genitori in
guardia riguardo alla scelta del modello e alla presenza garantita di un adulto
durante l’uso per il rischio di cadute. I vantaggi del seggiolone vengono
indicati per i momenti dei pasti e per stare a tavola insieme alla famiglia.
Impiegando un apposito riduttore, e per periodi di tempo relativamente brevi,
anche un bambino di 5 mesi può godere i vantaggi dello stare con la famiglia.
Per consumare i propri pasti nel seggiolone, sembra invece meglio aspettare che
il bambino controlli bene il tronco (7 mesi circa). Nel frattempo
conviene continuare l’uso della seggiolina o del passeggino, in quanto il
poggiatesta e la posizione del tronco non completamente verticale riducono l’impegno
posturale durante la fase di apprendimento delle nuove competenze coinvolte
nello svezzamento e nell’uso del cucchiaino (cioè un importante compito
evolutivo a questa età). Poiché l’età indicata per iniziare l’uso del
seggiolone (dai 5-7 mesi) coincide con il momento di introdurre l’uso della
coperta per terra (4-5 mesi), è bene aiutare i familiari (nonni inclusi!) a
capire i significati diversi sullo sviluppo psicomotorio delle due attività,
per evitare che il bambino venga tenuto troppo seduto (nel passeggino, in
braccio, nel seggiolone) in una fase in cui va sperimentato lo spazio aperto.
GIUDIZIO SINTETICO: SI, limitatamente
al pasto dai 5-7 mesi.
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Un uso precoce del passeggino (3-4 mesi), come consigliato
dai pediatri, dimostra un importante riconoscimento del bisogno del bambino,
anche piccolo, di essere messo in grado di seguire le varie attività intorno a
sé, di esercitare la vista a distanze diverse, e quindi di arricchire le sue
esperienze sensoriali e relazionali. A questa età, comunque, vanno curati
alcuni dettagli nella postura per garantire l’allineamento della colonna
vertebrale, ma soprattutto la stabilizzazione posturo-motoria: di nuovo sono
indicati, come per la seggiolina, i sostegni laterali al tronco per rendere “a
misura del bambino” la larghezza dello schienale e sostenere bene la colonna
vertebrale. Inoltre, la maggior stabilità corporea durante l’uso del
passeggino facilita nel bambino piccolo le prestazioni visive e relazionali. Da
ricordare infine che l’uso dello zaino è possibile solo da 8 mesi in poi.
GIUDIZIO SINTETICO: SI, dai 3-4 mesi.
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Il box è l’arredo che meglio rappresenta il conflitto di
interessi fra gli adulti familiari e il bambino in crescita. Dal punto di vista
del bambino e dei suoi bisogni evolutivi non ci possono essere dubbi che non
solo non lo aiuta, ma lo limita. E l’oggetto meno amato dagli specialisti
dello sviluppo psicomotorio, forse ancora meno del girello! Le ragioni di
sicurezza non valgono molto, perché comunque la casa va resa sicura per il
bimbo quando cammina. E’ solo questione di anticipare i tempi. Ai genitori è
utile suggerire l’idea di una stanza “box” o, meglio ancora, di creare una
casa a misura del bambino che gattona e che poi cammina.
Il bambino, dall’età di 4-5 mesi, ha bisogno di conoscere
lo spazio libero e di utilizzare le esperienze psicomotorie offerte dagli
spostamenti orizzontali per prepararsi alla gestione competente della statica
eretta e della deambulazione autonoma. Questo bambino è sicuramente più ricco
dal punto di vista motorio, sensoriale e cognitivo, è più in sintonia con se
stesso e l’ambiente in cui vive (conoscere i propri limiti e le proprie
possibilità). Il problema del box è che è comodo per l’adulto e che costa:
quindi, quando c’è, viene usato! Difficilmente viene usato poco e alternato
con la coperta per terra. Normalmente il bambino messo nel box passa il resto
del suo tempo da sveglio, in casa, nel seggiolone o nel passeggino. Questa
mancanza di esperienze psicomotorie è evidente nel comportamento del bambino.
Si ha l’impressione, invece, che i genitori, che riescono a non usare il box e
a tenere il bambino libero per terra, cerchino in generale di dare la priorità
al rispetto dei bisogni del bambino.
GIUDIZIO SINTETICO: NO.
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Nonostante operatori di professionalità diversa siano d’accordo
sul non-uso del girello, i cataloghi e i negozi mettono a disposizione modelli
sempre più belli e attraenti, che vengono di fatto acquistati. Questo ci dà la
possibilità di confermare, tramite l’osservazione clinica dei bambini che lo
usano, l’influenza negativa sulla motricità: ostacola lo sviluppo delle
reazioni di equilibrio, del saper cadere e delle conoscenze dei propri limiti:
provoca l’estensione delle tibio-tarsiche (tendenza digitigrada). Mettere il
bambino nel girello significa non rispettare e non favorire la maturazione
armonica tra capacità cognitive e sensoriali, desiderio di muoversi e reali
capacità motorie. Per gli stessi motivi va sconsigliato l’uso del "jumper”
(un’imbracatura attaccata a un supporto elastico dove il bambino può fare
dei salti), un articolo sul mercato in Italia da poco tempo. Vengono
segnalati i ben noti effetti negativi: il pericolo, il movimento non
fisiologico, i vizi e il ritardo della deambulazione.
GIUDIZIO SINTETICO: NO.
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Orientarsi nel mercato dei giocattoli è veramente difficile
e ci auguriamo che gli operatori specializzati (psicomotricisti, educatori dell’infanzia,
pedagogisti) abbiano sempre più occasioni di aiutare i genitori a rispondere in
modo adeguato al bisogno di giocare del bambino e di non essere semplicemente
preda del mondo del consumismo. Di nuovo, il giocattolo andrebbe esaminato in
base alla fase di sviluppo (non necessariamente corrispondente a ciò che è
scritto sulla scatola!) e i compiti evolutivi dal punto di vista relazionale,
sensoriale, cognitivo e motorio. Vanno considerati anche gli aspetti sicurezza e
igiene. Solo a scopo di sensibilizzazione all’analisi, esaminiamo alcune
proposte di gioco.
La “casa delle api”
E interessante notare che oggi, in quasi ogni casa con un
bambino piccolo, si trovi questo giocattolo meccanico o un suo equivalente che
comunque, e per fortuna, viene poco usato: in pratica diventa nella maggior
parte dei casi un innocuo soprammobile, con un certo fascino per gli adulti. In
realtà, il mercato lo propone per il bambino da 0 a 24 mesi. Se si considera
che il neonato è impegnato nel processo di attaccamento e nella maturazione
delle competenze relazionali all’interno di un dialogo creativo (e che dorme
molto), non sembra che avanzi tempo da sprecare con un giocattolo meccanico.
Nella fase successiva, cioè dai 3 ai 6 mesi, inizia e matura la coordinazione
occhio-mano, l’afferamento, la prima manipolazione. Poiché questi oggetti
vanno tenuti lontani dalle mani dei bambini perché sono pericolosi a tutte le
età (fili deboli, componenti piccoli e fragili), non c’è proprio una fase
evolutiva in cui sia indicato per il bambino.
GIUDIZIO SINTETICO: NO.
Il “tappeto gioco”
E’ un quadrato di stoffa con vari giochi incorporati
(specchio, animaletti, ecc.). E’ vero: la misura è normalmente piccola (più
o meno come le dimensioni di un box), e il bambino, se deve rimanerci sopra, non
può andare molto lontano con i suoi movimenti. Effettivamente è importante
anche offrire oggetti disponibili alla manipolazione dinamica e all’esplorazione
orale, senza contare che dopo poco tempo i giocattoli fissi non attirano più l’interesse
del bambino. Come proposto dai pediatri, è molto meglio, dall’età di 4-5
mesi, la coperta per terra, mettendo a disposizione del bambino dei giocattoli
“sciolti” adatti.
GIUDIZIO SINTETICO: NO.
La “palestra”
Questo oggetto (un telaio dove appendere i giocattoli; poco
adatti quelli di corredo) è sul mercato da poco e risulta molto invitante.
Secondo i compiti evolutivi dai 4 mesi in poi, il gioco, il suo raggiungimento e
la sua scelta autonoma sono molto collegati. Tenere il bambino fermo e “servirgli”
i giocattoli è valido per una fase brevissima (dai 3 ai 4 mesi circa), e non
sembra che il costo economico di questo oggetto sia quindi giustificato. Di
nuovo, l’acquisto induce a usarlo il più possibile e quindi a un “abuso”,
negando al bambino la libera scelta di gioco e di movimento al momento giusto.
Come per la seggiolina e il seggiolone, l’uso scorretto può indurre a un
ritardo nell’organizzazione motoria.
GIUDIZIO SINTETICO: NO.
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