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Un
altro Natale! Ancora corse per comprare regali? Ancora alberi sempreverdi da addobbare e presepi impolverati da sistemare?
Questo è il destino dell’ennesimo Natale?
Ma cosa ci spinge ancora oggi a credere che la Festa più luminosa dell’anno cambierà i nostri cuori?
Mi fa pena pensare che in alcuni paesi europei il
Natale sia stato sostituito con le Vacanze invernali, probabilmente perché parlare “ancora” di nascita, di amore e di doni, di un Dio che si fa piccolo e uomo in mezzo agli uomini, è ormai qualcosa di anacronistico nel nostro mondo autosufficiente.
Ma siamo veramente autosufficienti? E’ vero che bastiamo a noi stessi? E’ vero che il possesso di cose, potere, benessere, di figli sempre più sani è proprio ciò di cui l’uomo ha veramente bisogno per essere felice?...
Scriveva Thomas Merton
(T.
Merton, Scegliere di Amare, Ed. Lindau, pag.68)
che l’uomo ha sempre bisogno di credere in qualcosa e ciò in cui crede diventa il suo idolo.
Dunque mi sembra chiaro che nel momento in cui l’uomo si mette a servizio di un’entità umana e materiale e la trasforma nel proprio dio, finisce col diventarne schiavo; schiavo di se stesso, di cose che per definizione periscono; schiavo dei suoi stessi idoli caduchi i cui frutti sono dolore, falsità, miseria, morte; cose che tutti noi prima o poi sperimentiamo, anche quotidianamente.
E per rinfrancarsi e tutelarsi, questi indaffarati e impazienti uomini che pensano in termini di soldi, potere, pubblicità, macchine, affari, vantaggi politici, strategie militari e finanziarie, finiscono, in una ricerca affannosa e infruttuosa della trionfante ed esclusiva affermazione della propria volontà, del proprio potere, considerandolo il fine per cui esistono.
Ma – conclude Merton – non è questo forse il più sciocco di tutti i sogni, la più radicata e dannosa di tutte le illusioni?
Un nostro ben noto e amato concittadino su questo tema ebbe proprio a ricordare che
a’ morte è una livella e che pertanto, per quanto possiamo affannarci, per quanto possiamo accumulare, per quanto possiamo costruire “per il bene dei nostri figli”, l’uomo continuerà a non trovare risposte sulla propria esistenza e sulla gioia della vita finché continuerà a rincorrere i propri idoli.
Eppure, al pari di quel Bambinello che molti di noi deporranno anche quest’anno nella mangiatoia del nostro presepio, al pari di quel Dio-bambino, abbiamo da imboccare una sola strada, la Sua:
discendere nella nostra umanità per poter risalire in Alto, quell’umanità dove troveremo le vere risposte alle provocazioni della
vita.
Dirà Grun, sostenuto anche dalla psicologia, che solamente chi è umile, chi è disposto ad accettare il suo humus, la sua terrenità, la sua umanità sarà in grado di conoscere la Verità che si cela nelle profondità della propria anima
(Anselm
Grun, Il cielo comincia in te, Ed. Queriniana, pag. 27
).
Qui e solo qui potremo vivere lo spirito vero e gioioso del Natale, perché scopriremo la gioia che è dono: dono di se stessi così come si è, senza infingimenti e senza maschere. E in questo cammino i nostri bambini diventano per noi grandi maestri di vita, perché loro sono così: belli a tal punto che proprio quel Bambino che celebriamo a Natale, da adulto li indicherà come la vera via alla comprensione e alla realizzazione del cuore umano.
Sulla scia di questa riflessione devo raccontarvi come alcuni di voi mi hanno veramente aiutato tanto a credere nella bellezza del Natale…
Sì, proprio tu Fiorella, con le tue stanchezze nel tirar su due gemelli dividendoti tra il lavoro e la casa senza mollare mai e giocando tutto sull’amore!
E voi, Sara e Gianluca, che lottate con il sorriso sulle labbra e l’amore che vi sovrasta, proprio in questo momento così difficile, dove quasi tutto sembra remarvi contro.
E tu, Rosaria con questo terzo figlio così “speciale” tanto desiderato e amato sin dal grembo, che gli altri guardano con commiserazione e chiamano down, ma che tu ami più degli altri figli e che - mi racconti - riempie di gioia la vostra vita così stentata tra il poco lavoro e la dura quotidianità.
Susy, tu che dopo pochi anni di matrimonio ti ritrovi con tre figli da sola e mi parli ancora di amore, di dono, di speranza che non finisce nell’attesa che lui ritorni.
E tu Anna, che li metti tutti e tre in macchina e da Pianura arrivi fino al mio studio per farmeli visitare, mentre tuo marito va cercando un lavoro che non arriva e che quando vi vedo con quegli occhi sorridenti - nonostante tutto! - siete capaci di lasciarmi bloccato nelle mie apparenti certezze…
E poi ci sei tu, Maria, che hai scoperto da poco la malattia di tuo marito e ora lotti con lui e per lui, assieme alla vostra bella bambina… eppure, quando ti incontro sei sempre così serena e - senza dirmi nulla –capace di parlarmi di amore-donato…
Ma come fate? Tutti voi come fate?
Dinanzi a queste storie ancora una volta viene da chiedersi: perché il Natale?
E’ vero che per loro questo non sarà Natale? O è vero che paradossalmente lo sarà per noi, tanto quanto loro ci hanno saputo donare con la forza della loro
humanitas accolta, risollevata e donata a piene mani?
Mi viene alla mente uno di quei bellissimi poemi di Gibran…
Poi un uomo ricco disse: parlaci del Donare.
Ed egli rispose:
Voi donate ben poco quando date delle vostre ricchezze.
Ma quando date voi stessi, donate veramente.
Ci sono quelli che danno poco del tanto che possiedono.
e lo danno per essere ricambiati,
e quel desiderio nascosto rende i loro doni ipocriti.
E ci sono quelli che hanno poco e lo danno tutto.
Questi sono coloro che credono nella vita e nella generosità della vita,
e il loro forziere non è mai vuoto.
Ci sono quelli che donano con gioia e quella gioia è la loro ricompensa.
E ci sono quelli che donano con dolore e quel dolore è il loro battesimo.
E ci son quelli che donano e non conoscono dolore nel dare,
né ricercano la gioia, né donano per virtù.
Essi donano come, dalla valle laggiù,
il mirto espande la sua fragranza nello spazio.
Attraverso le mani di questi, Dio parla,
e da dietro i loro occhi Egli sorride sulla terra.
E’ bene dare quando è richiesto,
ma è meglio donare senza ricevere invito, per intuizione.
E per chi è generoso,
la ricerca di colui che riceverà è una gioia più grande del donare.
E c’è qualcosa che voi vorreste trattenere?
Tutto quanto possedete sarà dato un giorno.
Per questo donate oggi,
affinché la stagione dei doni possa essere vostra e non dei vostri eredi.
C’è una frase in questo mirabile poema che fa riecheggiare la storia del
Dottor Vitale, il Neurochirurgo del Cardarelli che l’inverno scorso fece eco sui nostri
quotidiani: “e ci son quelli che donano e non conoscono dolore nel dare, né ricercano la gioia, né donano per virtù”.
Ecco come le cronache ce l’hanno raccontata.
«Non potevo abbandonare in un momento delicato. E non sono un eroe, ho solo fatto il mio dovere». Si schernisce e glissa sul fatto che ci poteva rimettere la vita, il neurochirurgo che ha continuato ad operare con un infarto addosso.
Cardarelli, tarda mattina di lunedì scorso. Sul lettino del complesso di Neurochirurgia c´è un anziano paziente, affetto da "glioblastoma". È un tumore che ha coinvolto una delicata area del cervello. Gli anestesisti gli infilano l´ago in vena, lentamente parte la soluzione che induce il sonno artificiale. Pronto, "lavato" come si dice in gergo tecnico e con la mascherina sul viso, c´è Claudio Vitale, il 59enne primario "incaricato". Inizia l´intervento.
Tutto sembra filare liscio, ma Vitale a un certo punto accusa un dolore al petto. È molto forte. Una smorfia, il chirurgo continua. Pensa a un reumatismo, si concentra sul campo operatorio. Ma col passare dei minuti, quel pugno al centro del torace si fa sempre più stretto. Lo specialista intuisce la gravità. Può essere un attacco cardiaco. Lo dice ai collaboratori. Lo invitano a smettere, lui si rifiuta. C´è un´emorragia da dominare e Vitale acconsente solo a farsi fare un prelievo di sangue per avere conferma del sospetto. Dieci minuti e l´infermiere agita il referto: "Infarto posteriore".
Il medico dovrebbe lasciare, ma da lui ancora un no deciso: «Prima finisco, poi mi ricovero». Sopporta il dolore e conclude l´intervento. Con successo. Nell´antisala è pronta la barella e trenta minuti dopo Vitale è sottoposto ad "angioplastica" per disostruire la coronaria. In serata è in Terapia intensiva. Ora stanno bene. Entrambi, medico e paziente.
(Giuseppe
Del Bello, Cardarelli chirurgo opera mentre ha l'infarto, la
Repubblica Napoli.it, 20/03/2009
)
Potrebbe essere questa la risposta al “perché il Natale”?
Come uomo, paziente e medico mi inchino dinanzi a questa storia e ad un uomo così eccellente a tal punto da lasciar percepire ai suoi interlocutori la sensazione di
"non aver fatto nulla di speciale"! Ed è questa, invece, la notizia speciale: considerare normale quello che realmente sarebbe se guardassimo al cuore degli uomini.
E' evidente che il Dott. Vitale non è un medico speciale, ma un "uomo speciale" o, se preferite, un uomo… vero!
Non ritengo giusto o comunque troppo limitante affermare che “il medico ha una missione da svolgere” e perciò DEVE assolvere necessariamente ad uno stereotipo comportamentale. Tutti gli uomini, qualunque posto occuppino, hanno una "missione speciale": sono esseri creati per relazionarsi, per "sposare" in un amore fecondo, in grado cioè di portare vita attorno a sé!
Il gesto così bello e profondo di questo uomo, anche medico, deve invece interpellarci su ciò che oggi l'uomo è. L'uomo oggi è malato! Ha perso ogni riferimento e vive in un contesto corrotto e ipocrita di cui lui, talvolta - ahimè! - ne è solo il frutto. Un frutto marcio che non è più in grado di dire nulla di se stesso.
Talvolta, proprio chi va affermando che "il medico ha una missione e deve essere proprio come il Dr. Vitale" è quello che per primo vive di compromessi, di truffe, malizia, ipocrisie. Magari è proprio quello che, rivolgendosi all'amico medico o al medico come interlocutore delle sue attività, lo invita a gesti e comportamenti che fanno parte di una società deviata, dove – come abbiamo accennato all’inizio – si è perso il messaggio forte che viene dalla grotta di Betlemme.
La storia del Dott. Vitale diventa allora per questo Natale un po’ come la stella cometa, una forza di luce in grado di penetrare il cuore dell’uomo e comunicargli che la bellezza della sua vita è nel cuore stesso dell’uomo e non c’è nessun grande dono se non quello del sé donato all’altro.
Grazie, Dottor Vitale, per averci rivelato con la tua semplicità e con un gesto che “non è eroico”,
ma pieno pieno di amore, il cuore stesso dell'uomo!
Grazie, perchè ci ricordi che la vita ha un solo e immenso progetto: il dono di sé!
Grazie, perchè col tuo gesto ci doni la speranza di pensare che si può fare tanto per cambiare questo mondo malato, senza compiere grandi cose, ma facendo grandi le cose di tutti i giorni!
Grazie, perchè questo tuo gesto non voluto, non cercato, non annunciato, potrà essere linfa per tanti uomini e medici che come me vivono la pochezza della loro esistenza e della loro sublime missione che invece, vissuta nella pienezza, può essere in grado di curare non solo le malattie, ma il cuore stesso dell'uomo.
Grazie, perchè il tuo gesto apre un libro che in nessuno dei 40 esami sostenuti nel mio corso di laurea ho avuto modo di studiare e che - oggi più che mai, ne sono certo, - sarebbe stato propedeutico e formativo nell'abilitarmi alla professione medica, non un mestiere, ma una nobile arte di chi, con tutta la sua umanità, è in grado di scendere dall'alto delle sue competenze e della sua posizione professionale, per penetrare nell'animo di quell'uomo che a lui implora sostegno, conforto, aiuto.
Ecco cosa potremo raccontare quest’anno ai nostri figli dinanzi a quel presepio, perché rappresenti la vera luce e la speranza per il nostro oggi e il loro domani.
Buon Natale, cari genitori a voi e al dono più grande che la Vita poteva concedervi: i vostri figli!
P.S. Vorrei pubblicamente ringraziare Chiara, 4 anni, che per questo Natale ha pensato di prepararmi dei biscottini fatti con le sue mani a forma di cuoricino. E’ un dono prezioso Chiara, perché hai dedicato un po’ del tuo tempo tutto per me e questo mi riempie di gioia!
Un caro saluto, Raffaele D’Errico, pediatra
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