Lo sviluppo del gusto nel bambino |
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Un articolo di grande interesse
è stato pubblicato sul numero di ottobre 2010 di Medico e Bambino, e riguarda lo sviluppo del gusto nel bambino.
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Molto spesso ci chiediamo perché un bambino e poi un adulto hanno preferenza per alcuni cibi rifiutandone altri.
La risposta sino a questo momento era basata più su congetture, ipotesi di abitudini viziate, di "fissazioni", di colpevolizzazioni.
L'articolo di
Luigi Greco e Gabriella Morini ci apre strade nuove, in primo luogo conoscitive, ma anche pratiche, per le interpretazioni che possono essere fornite ai genitori e per i consigli che riguardano in particolare il periodo dello svezzamento.
Rafforzano l'idea che
lo svezzamento è un momento di fronte al quale qualsiasi rigidità, qualsiasi schema preconfezionato può essere non solo poco utile ma anche controproducente.
E questo per diversi motivi e tra questi "l'apprendimento" del gusto, che ha indubbie basi
genetiche - come ricorda Paolo Gasparini dell'IRCCS Burlo Garofolo di Trieste nel suo editoriale che accompagna
l'articolo - ma che può essere in parte modificato.
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Come per tutto,
il gusto, la scelta di un alimento piuttosto che di un altro, è legato per la metà circa alla genetica, per l’altra metà
all’ambiente: nel caso particolare, all’abitudine, e specialmente alle abitudini precoci, gestazione, allattamento, svezzamento.
Si tratta di un primo approccio, insieme scientifico e antropologico, alla scienza dell’alimentazione applicata al bambino.
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Questi i messaggi chiave che si possono ricavare dalla lettura del lavoro:
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I gusti sono 5: dolce, salato, amaro, acido e umami. Quest’ultimo è un gusto particolare, individuato di recente, associato al L-glutammato.
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Ciascuno di questi gusti ha una sua spiegazione
funzionale, ed è stato elaborato dall’evoluzione in funzione di precisi benefici per l’individuo e per la specie.
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Il sistema sensoriale è comune per i diversi gusti e si basa su recettori
specifici, presenti in tutte le cellule gustative.
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La tendenza del gusto è diversa nei bambini (più semplice, orientata soprattutto al dolce e ai grassi)
che negli adulti (che accettano di più le sfumature amare e che mostrano di avere gusti meno definiti). Queste differenze sono dovute all’apprendimento.
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Il lattante preferisce gli alimenti che già ha gustato attraverso il liquido amniotico e poi attraverso il latte
materno; l’assunzione delle pappe vegetali è più facile nei bambini allattati al seno che in quelli allattati al poppatoio.
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Una forzatura della neofobia (il rifiuto del nuovo, cioè delle prime pappe) produce un rifiuto stabile. Ogni nuovo alimento deve essere fornito con pazienza, a piccole quantità per volta, in 7-8 occasioni, e condiviso in parte con la mamma che, assaggiando il cibo, rassicura il bambino.
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Cosa può consigliare il pediatra, cosa possono fare i genitori?
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Dicono Greco e
Morini:
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esposizione, specie nelle epoche precocissime prenatali, durante l’allattamento al seno, ma in particolare allo svezzamento. Ad esempio, il fattore predittivo più forte del consumo di frutta e vegetali da parte del bambino è il consumo di frutta e vegetali dei suoi genitori e dei suoi fratelli. Tradizionalmente la mamma assaggia un poco di pappa del bambino per incoraggiarlo. Questo rafforza l’accettazione dell’alimento;
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gratificazione: l’offerta ripetuta del cibo che è stato accettato rafforza le successive scelte dello stesso cibo. Al contrario, se si gratifica con “un cibo più buono” l’accettazione di un determinato alimento, questa gratificazione tende a screditare la scelta dell’alimento per cui si è dato il premio. Non bisogna distrarre il bambino con gratificazioni o distrazioni non alimentari: hanno un effetto contrario a quello desiderato.
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Per
approfondire
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