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Il giuramento di Ippocrate |
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| Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e
dell'impegno che assumo, giuro: |
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1.. di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di
comportamento rifuggendo da ogni indebito condizionamento;
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2.. di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e
psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio
atto professionale;
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3.. di curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno, prescindendo da
etnia, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica e
promuovendo l'eliminazione di ogni forma discriminazione in campo sanitario;
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4.. di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte
di una persona;
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5.. di astenermi da ogni accanimento diagnostico e terapeutico;
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6.. di promuovere l'alleanza terapeutica con il paziente fondata sulla
fiducia e sulla reciproca informazione, nel rispetto e condivisione dei principi a cui si ispira l'arte medica;
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7.. di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà
umana contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze;
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8.. di mettere le mie conoscenze a disposizione del progresso della
medicina;
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9.. di affidare la mia reputazione professionale esclusivamente alla mia
competenza alle mie doti morali;
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10.. di evitare, anche al di fuori dell'esercizio professionale, ogni atto
e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione;
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11.. di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni;
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12.. di rispettare e facilitare il diritto alla libera scelta del medico;
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13.. di prestare assistenza d'urgenza a chi ne abbisogni e di mettermi, in
caso di pubblica calamità, a disposizione dell'autorità competente;
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14.. di osservare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza
su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito
nell'esercizio della mia professione o in ragione del mio stato;
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15.. di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza,
perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che
regolano l'esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in
contrasto con gli scopi della mia professione.
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