| Dr. Raffaele D'Errico medico-chirurgo specialista in pediatria |
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| genitori che si separano |
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I Genitori si separano ... |
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EDUCARE OGGI |
a cura di Silvana Quadrino |
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Non ci sono regole di comportamento Ai bambini servono sia il papà che la mamma | Non troppe parole | Rassicurazioni, punto primo | Rassicurazioni, punto secondo | Niente cambiamenti di ruoli | Consentire il dolore | Niente risarcimenti | Non tutto quello che succede ai bambini è la conseguenza della separazione | Ampliare la rete | Le regole per il pediatra |
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Qualche
consiglio per sbagliare di meno? Forse più di un consiglio serve un
aiuto
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1. Non ci sono regole di
comportamento Ogni coppia ha una sua storia, un suo modo di dividere
il tempo e le attività con i figli, un suo modo di parlare con i figli.
E ogni coppia ha figli che sono diversi dai figli di tutti gli altri. Per questo, ogni coppia nel periodo che precede e segue
una separazione deve trovare il proprio modo di comportarsi, coerente
con le caratteristiche di vita e di comportamento che ha avuto fino ad
allora. I consigli non servono. Serve un aiuto per esaminare ipotesi e
possibilità diverse, per riflettere insieme sulle reazioni dei bambini,
per andare avanti meglio.
Non servono, invece, un genitore buono e un genitore
cattivo, né un padre o una madre che li amano talmente da essere pronti
a tutto pur di strapparli all'altro genitore. Esclusi i casi rarissimi di provata pericolosità di
uno dei genitori, la ricerca del miglior accordo possibile per
consentire ai figli di mantenere rapporti con entrambi è quanto di
meglio si può fare per loro. Ottenere l'alleanza dei figli contro
l'altro genitore, dopo averli convinti che è lui il cattivo, il
colpevole, la causa di tutto, non è una vittoria. È una sconfitta. Spiegare senza bugie ciò che sta succedendo richiede
misura. Le conferenze al vertice convocate con toni ufficiali
("mamma e papà vi devono parlare di una cosa importante")
sono imbarazzanti e tensive per i bambini, oltre che sostanzialmente
inutili, specialmente se i genitori sperano in questo modo di risolvere
tutto in una sola volta: spiegazioni, rassicurazioni, descrizione
sdrammatizzante di quello che succederà "dopo". Sono
obiettivi impossibili. Nessuno può dire davvero cosa succederà nei
mesi e negli anni successivi alla separazione. Ai bambini servono poche
e chiare indicazioni pratiche su cosa sta succedendo e su cosa cambierà
nell'immediato. Parlare di un futuro troppo lontano, oltre ad essere
inutile, non è tranquillizzante e può creare confusione.
I bambini devono sentirsi dire da entrambi i genitori
che ciò che sta accadendo fra papà e mamma (e che i bambini già
sospettano, perché hanno sentito litigi, pianti, o almeno una insolita
freddezza) non è colpa loro: bisogna ricordare che i bambini sono
autocentrati, ed è facilissimo che si convincano che il loro
comportamento abbia avuto un ruolo determinante nel disaccordo fra i
genitori, magari perché li hanno sentiti discutere sul loro
comportamento scolastico, o su qualcos'altro che li riguardava. È indispensabile essere espliciti, e ripetere più di
una volta che la separazione di mamma e papà riguarda esclusivamente i
grandi.
Inoltre, è necessario rassicurare i bambini sul fatto
che papà e mamma continueranno a prendersi cura di loro, anche se
separatamente. Parlare di affetto, spiegare che papà e mamma
continueranno a voler bene ai loro bambini non è sufficiente. Il bisogno di accudimento e la paura di perdere le cure
dei genitori è molto forte, e non coincide con il bisogno di amore. Anche su questo punto, è importante essere espliciti e
dare indicazioni (poche e chiare) su come si pensa di impostare la vita per garantire ai
bambini le stesse cure di prima.
Attenzione a non trasformare i figli in consolatori,
sostituti del papà (o della mamma), mediatori, pacieri o spie. In un
periodo di cambiamento come quello della separazione è necessario
essere molto attenti alle richieste che si fanno ai bambini e al ruolo
che si propone loro. Il modo migliore per evitare confusioni di ruolo è
cercare di ricordare sempre che i bambini sono bambini: tutti gli altri
ruoli che abbiamo enumerato prima (consolatore, mediatore, spia ecc. )
sono ruoli da adulti. Ai bambini devono essere risparmiati, anche quando
sembra che siano loro stessi a proporsi. Spiegare con chiarezza, rassicurare, garantire le
proprie cure non significa ottenere che i bambini non soffrano per un
cambiamento così radicale: la perdita dei genitori come coppia, ma
anche la rinuncia ad abitudini precedenti ed a certe comodità, la
necessità di adattarsi a uno stile di vita nuovo e spesso più scomodo
producono emozioni diverse, risentimento, ansia, sconforto, incertezza,
rabbia. Non è giusto chiedere ai bambini - implicitamente o esplicitamente - di essere ragionevoli, di capire, di
"non fare storie". Ancor peggio, far pesare loro il dolore che
provocano ai genitori con la loro sofferenza. Questo significa in
sostanza pretendere che i bambini non facciano trasparire il proprio
dolore perché i grandi possano non sentirsi in colpa. La cosa migliore
è dire al bambino che è comprensibile che si senta così, che si
tratta davvero di un'esperienza difficile, che papà e mamma non hanno
proprio potuto risparmiargliela ma che capiscono che lui soffra, che sia
arrabbiato ecc., e che cercheranno di aiutarlo in tutti i modi a stare
un po' meglio Il modo per far stare un po' meglio i bambini nelle
fasi di separazione dei genitori non è la ricerca di risarcimenti. La
tendenza a diventare più permissivi, a diminuire un po' le richieste può
anche avere un senso, purché tutto questo faccia parte di una ricerca
di nuove regole, di uno stile di vita più adeguato alla nuova
situazione. Se invece le concessioni fanno parte di una competizione a
distanza fra i due genitori per conquistare il titolo di "genitore
più buono" (cioè più generoso, più disponibile alle
trasgressioni, più disposto a firmare giustificazioni per la scuola o a
soddisfare capricci), o se hanno un significato del tipo "poverino,
con tutto quello che sta passando", attenzione non sarà poi giusto
lamentarsi se i bambini impareranno a "sfruttare la
situazione", diventando sempre più esigenti e insofferenti alle
limitazioni, e se si abitueranno a recitare la parte della vittima che
ha tanto sofferto, parte poco simpatica e soprattutto poco adatta a
favorire la ricerca di risorse per fronteggiare le situazioni di
difficoltà.
Le fasi della separazione hanno certamente
ripercussioni sull'umore dei bambini, sul loro comportamento e anche
sulla loro salute. Ma da qui a convincersi che ogni mal di pancia, ogni
sintomo, ogni brutto voto a scuola siano la conseguenza diretta della
separazione c'è una bella differenza. Si tratta fra l'altro di una
convinzione rischiosa, perché impedisce di fare altre ipotesi, e quindi
di trovare soluzioni più valide. Un insuccesso scolastico può anche
essere dovuto a qualcosa che sta succedendo a scuola (cambiamenti di
insegnanti, difficoltà con i compagni), o a una cattiva organizzazione
del tempo. Il mal di pancia può essere dovuto a modificazioni dello
stile e dei ritmi alimentari, magari indirettamente legate alla
separazione, ma sulle quali si può intervenire. Liquidare tutto quello
che accade come dovuto allo stress da separazione è semplicistico è
poco costruttivo. Sempre rispettando il modo con cui ciascun bambino si
riadatta nella nuova situazione creatasi dopo una separazione, è utile
tentare di ampliare la rete delle relazioni (e degli aiuti),
contrastando le tendenze eroiche a "farcela da soli". Si può
provare a proporre (non imporre) ai bambini nuove attività di tempo
libero, cercare di mettere in atto turni di accompagnamento con altri
genitori, favorire attività sportive in cui siano coinvolti adulti
significativi (l'allenatore, il direttore sportivo). È bene comunque in ogni caso evitare di ostacolare la
ricerca di nuove figure adulte che molti bambini mettono in atto durante
le fasi della separazione dei genitori, legandosi a un insegnante o al
genitore di un amico: contrariamente a quanto può sembrare, una rete più
ampia di figure adulte permette di attutire il confronto mamma/papà e,
in molti casi, di tollerare meglio la comparsa, a fianco dei due
genitori, di nuovi personaggi (fidanzati e fidanzate) con cui i bambini
dovranno imparare ad entrare in relazione. Il pediatra che vuole essere di aiuto in situazioni di
questo tipo deve ricordare che: - il suo paziente è il bambino, ed è per il suo
benessere che deve intervenire, - nessuno (né il pediatra né altri) può consigliare
ai genitori in che modo comportarsi: invece dei consigli, si può
provare a offrire momenti di ascolto, dicendo però con chiarezza che
solo i genitori possono trovare il loro modo di affrontare il problema
con i figli, - le richieste di sostituire i genitori nel compito di
parlare ai bambini ("gli parli lei, di lei si fida"")
vanno se possibile rifiutate. Si può aiutare i genitori a riflettere su
"cosa dire", ma evitando di sostituirsi o di essere troppo
direttivi, - le alleanze sono pericolose: lasciar intendere a uno
dei genitori che gli si dà ragione può innescare pericolosi meccanismi
di richieste a cui è poi difficile sottrarsi, - tutte le indicazioni elencate nei 10 punti precedenti
possono essere oggetto di discussione con i genitori purché non siano
trasformate in prescrizioni: l'intervento di aiuto o di counselling non
può basarsi su prediche o indicazioni direttive. |
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