Dr. Raffaele D'Errico                                                                      medico-chirurgo specialista in pediatria

figli unici

 

ESSERE 

FIGLI UNICI

 

EDUCARE OGGI

Tratto da 

“Genitori e figli”  

Confidenze 28 febbraio 2001


a cura del Dr. Luigi Anolli - Psicologo

Ormai è un dato di fatto: la maggior parte delle coppie italiane ha un figlio soltanto. Da tempo si parla infatti di “calo demografico”, un fenomeno che in certe regioni d’Italia comporta perfino una diminuzione della popolazione. A questo punto, però, è legittimo domandarsi: i figli unici crescono in modo armonico, hanno uno sviluppo psicologico regolare, diventano grandi senza carenze affettive?

Essere figli unici, in effetti, significa avere solo la “dimensione verticale” dei rapporti familiari, cioè soltanto quella che regola le relazioni tra figli e genitori. Tra loro si instaurano differenze di ruoli e generazionali.

Gli adulti assumono un ruolo di guida, che i figli per un certo periodo devono riconoscere e accettare. Ma inevitabilmente hanno idee e interessi molto diversi.

La presenza di fratelli o sorelle, invece, diventa un fattore molto importante nello sviluppo psicologico dei ragazzi.

Il rapporto tra fratelli e sorelle, infatti, permette di vivere la “dimensione orizzontale” dei rapporti familiari.

Ciò implica la possibilità di confrontarsi e competere, oltre che l’opportunità di giocare e svolgere attività insieme. Comporta inoltre la possibilità di stringere alleanze e misurarsi con la generazione dei genitori. Dunque, la presenza di fratelli e sorelle crea ampi spazi di libertà e moltiplica la rete di rapporti familiari.

Sotto questo profilo, la famiglia con più figli diventa come una “palestra sociale”, nella quale il bambino prima, e il ragazzo poi, hanno modo di esplorare i vari tipi di relazioni interpersonali che si ritroveranno, poi, a vivere da adulti. Vale la pena ricordare in primo luogo, lo sviluppo delle capacita di cooperazione: tra fratelli le attività spontanee di collaborazione sono naturali e scontate. In tal modo, il bambino impara più facilmente a prendere in considerazione il punto di vista degli altri, a superare il proprio egocentrismo, a portare aiuto ad altri quando sono in difficoltà. Altrettanto importanti sono tutte le attività che riguardano la competizione. Vivere con gli altri significa anche saper affrontare le diversità e saper gestire i contrasti. Fratelli e sorelle costituiscono una palestra anche in questa prospettiva, in quanto devono imparare a comportarsi con giustizia e a superare eventuali conflitti.

Tutti questi apprendimenti risultano più difficili e, per così dire, più rallentati per i figli unici, poiché essi devono supplire a queste carenze in famiglia con esperienze fatte in ambito scolastico. Ma non con lo stesso risultato, poiché con i compagni non ci sono legami di sangue.

Mi sento di dire, insomma, che i figli unici cresceranno sicuramente più inclini all’egocentrismo.

 

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