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Carissima Signora, mi duole sentirla così preoccupata. Non c'è ombra di dubbio che la principale causa di morte nei bambini sono gli incidenti, domestici e stradali, ed è su questo che dobbiamo tutti impegnarci al massimo. Nei miei ormai 20 anni trascorsi nel campo della pediatria, dove ho lavorato molto sul territorio, non ho mai avuto tra i miei pazienti un solo caso di meningite! Questa la dice lunga su un evento che è molto raro! I dati pubblicati dall'Istituto Superiore di Sanità dicono che nel 1994, considerando la meningite batterica più frequente del bambino (meningococco) sono stati registrati in tutta la popolazione generale italiana (da 0 a 100 anni) 149 casi, di cui la metà nella fascia 0-14 anni. Se consideriamo che siamo 50 milioni di abitanti dobbiamo dire che l'incidenza è stata dello 0,003% o se preferisce del 3 casi su 100.000 abitanti, di cui 1 bambino e mezzo ogni 100.000 bambini. Ecco, quindi, quei 2-3 casi che si presentano ogni anno nella nostra regione!
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Fasce
di età in anni
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Gruppo
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<
1
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0-4
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5-9
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10-14
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15-24
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25-64
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>64
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NI*
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TOTALE
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B
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12
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9
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3
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3
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14
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19
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1
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1
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62
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C
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15
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21
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6
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9
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14
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20
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1
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1
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87
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*NI= non indicato
Certo, che si tratti di un evento raro non significa che non possa capitare a mio figlio! Qui la discussione, allora, si fa lunga e complessa, anche perchè ci sono vari germi che possono dare meningite e i vaccini non sono tutti uguali ed efficaci allo stesso modo. In ogni caso, la vaccinazione esiste, non ha effetti collaterali sostanziali e credo che nel caso singolo, senza fare disquisizioni epidemiologiche, possa essere presa in considerazione.
Quelle che attualmente sono proposte attivamente dai nostri centri vaccinali sono l'anti-pneumococcica e l'anti-meningococcica, mentre l'anti-aemophilus e l'anti-morbillo sono già praticate gratuitamente a tutti. Le prime due vengono effettuate gratuitamente solo per determinate categorie a rischio (almeno ad oggi nella nostra regione), su certificazione del pediatra curante, mentre gli altri devono pagare il vaccino, anche se ad un prezzo inferiore rispetto a quello ottenibile in farmacia.
Usando, ora, la risposta di uno stimato professore di pediatria, Franco Panizon, il suggerimento al riguardo potrebbe essere:
"Se a voi il prezzo pare equo, che lo facciate senz'altro; è un vaccino praticamente senza effetti collaterali ed efficace. In altre parole, considero che la vaccinazione debba essere intesa da ciascuno come una specie di assicurazione su rischi noti. Quanto sono disposto a pagare per evitare il rischio di una meningite pneumococcica (con meno di 500 casi/anno su 500.000 nati, con guaribilità senza esiti migliore del 95%) o di una polmonite (rischio 1/100, guaribilità 100%)? Penso che, nella nostra società benestante, e nel sentimento di sempre maggiore bisogno di sicurezza per il proprio figlio unico e/o arrivato in una fase molto tardiva del ciclo famigliare, la grande maggioranza accetterà, come ha accettato in pratica negli Stati Uniti. Altro discorso, più lungo e complesso, è quello di scaricare questa specifica spesa sul bilancio nazionale, tenendo conto dei numerosi, diversi bisogni della società".
Nella scelta, comunque, mi permetto di aggiungere questa riflessione. Quando vacciniamo dobbiamo mettere sul piatto della bilancia sia i benefici sia i costi, che in questo caso, direi, sono eguali. Se rara è la possibilità di contrarre l'infezione con esiti importanti, rara è anche la possibilità di avere un effetto collaterale serio legato alla somministrazione del vaccino. Le attuali indicazioni del Ministero della Salute sono che "al momento non ci sono le condizioni per raccomandare la vaccinazione antimeningococcica alla popolazione (giovani ed adulti) o a particolari categorie di persone" (fonte). Quindi vaccinare per queste infezioni resta, ad oggi, una scelta personale.

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