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 Le domande

Alitosi nel bambino

Allattare il secondo bambino...

Allatto al seno e improvvisamente sembra non crescere bene... 

Angiomi: cosa fare?

Comunione in bambino Celiaco

Con i bimbi: vacanze al mare o ai monti?

Corsi di acquaticità

Crisi di pianto durante la notte

Difficoltà a pronunciare correttamente le parole

Dipendenza da pannolino?

Febbre e condizioni atmosferiche

Il raffreddore

Improvvisamente fa pipì addosso!

Improvvisamente non studia più!

Iperattività

Judo nelle scuole?

La piccola sembra masturbarsi!

Latte vaccino e prematuri

Macchia rosa sul pannolino

Non guarisce dai vermi

Non prescrive dei farmaci. Perchè?

Paraparesi spinale spastica

Respiro rumoroso dopo la nascita

Scotch test per ossiuri

Sci e bambini

Sinechia delle piccole labbra

Tumefazione del collo dopo la nascita

Termometro auricolare

Vaccinazione anti-influenzale

Vaccinazione anti-meningite

Varicella

Viaggio in aereo e soggiorno in montagna per lattante

Viaggio in Tunisia: quali vaccini?

Visite domiciliari dei pediatri di famiglia

Zanzare alla larga

 

 


 

 


ALITOSI NEL BAMBINO... Salve dottore! Mio marito che io abbiamo notato che la nostra bambina di 19 mesi ha l'alito di cattivo odore. Da quello che ho letto su internet ciò in genere è dovuto al fatto che a questa età non è molto facile lavare i denti, è giusto?

29 agosto 2008

Cara Mamma, l'alitosi nel bambino può essere dovuta a varie cause, anche se la prima in assoluto è la scarsa igiene orale. Anche l'assunzione di latte prima di dormire, senza poi pulire il cavo orale (molto frequente), determina la sua fermentazione e quindi al risveglio alitosi. Altra causa frequente è il raffreddore, laddove i muchi stazionando nel naso e nelle coane favoriscono la macerazione e quindi l'alito "cattivo". Anche una sinusite acuta può essere causa di alitosi, ma queste sono cause transitorie e chiaramente imputabili a patologie acute. Cause di alitosi cronica sono l'ipertrofia adenoidea e le carie dentarie.  Infine, soprattutto se c'è familiarità e l'alitosi è particolarmente significativa, dobbiamo pensare ad una forma ereditaria legata alla presenza di germi solforosi nel cavo orale che determinano un alito sempre e fortemente "pesante". Quest'ultima rappresenta un vero e proprio problema su scala mondiale ancora irrisolto!
Il pediatra potrà valutare con attenzione le possibili cause, ma quasi sempre ci troviamo dinanzi ad una scarsa igiene orale.



ALLATTARE IL SECONDO BAMBINO... Sono in attesa della seconda figlia che nascerà quando il primo avrà due anni esatti. Poiché l'esperienza dell'allattamento al seno la prima volta non è stata positiva - ore interminabili di notte con lui attaccato che non si addormentava e sembrava mai sazio, latte scarso e dolori vari - mi chiedo come fare la seconda volta a cercare pace e serenità con il primo figlio che corre qua e là per la casa, si arrampica sui mobili e tavoli ecc... Sono convinta di aver sbagliato a tenere il primo attaccato così tanto, ma era la speranza che prendesse di più visto che ciucciava in modo pigro. Cosa mi consiglia di fare con la seconda anche tenuto conto della mia ansietà verso il primo?   

5 febbraio 2006

Cara Mamma, faccia la sua scelta in serenità consigliandosi col suo pediatria di fiducia. Se è vero che l'allattamento al seno è la fonte del miglior latte esistente in natura per il piccolo d'uomo e la migliore forma per una ottimo sviluppo cognitivo del bambino e relazionale, è vero che bisogna "rispettare" anche la mamma. Credo, comunque, che sia superfluo parlarne prima del parto ma affondare dopo il problema quando ci si troverà sul campo... Auguri!

 



ALLATTO AL SENO E IMPROVVISAMENTE SEMBRA NON CRESCERE BENE! Ho un bimbo che a fine maggio compie 5 mesi. I primi mesi con l’allattamento materno cresceva anche più di 200 gr. a settimana, ma dall’ultimo controllo rispetto al precedente, effettuato tre settimane prima, il bimbo risultava aumentato solo di 100 gr. Premetto che ho avuto il capoparto a fine aprile e che mio figlio sin dalla nascita soffre di reflusso. Secondo lei, può essere solo un fatto temporaneo o devo dare l'aggiunta? Quest’ultima può ridurre l’afflusso di latte sino alla sospensione del mio? E’ vero che esiste un latte in polvere antirigurgito che potrebbe migliorare decisamente la situazione? Infine, posso valutare con il mio pediatra di fare lo svezzamento a fine mese?

20 maggio 2007

Cara Mamma, sono certo che il suo pediatra le avrà già fornito risposte esaurienti... L'incremento ponderale a questa età non significa nulla, ma va inserito in un discorso molto più ampio che solo il pediatra che conosce il piccolo può fare, tra cui - per esempio - valutare non il valore assoluto della crescita in peso, ma la velocità di crescita. Se poi ha allattato fino adesso il suo latte va certamente bene! Il Reflusso gastro-esofageo è un fenomeno che, nella maggior parte dei casi, non va trattato in alcun modo, tanto più usando quei latti che lei indica e che sono solo "cosmetici", ma non risolvono il problema. Lo svezzamento va concertato assieme al pediatra e in un allattato al seno esclusivo introdotto tra il 4° e 6° mese.



ANGIOMI: COSA FARE? Caro Dottore, l'angioma al braccio che ha diagnostico a nostro figlio che oggi ha sei mesi sta crescendo e noi siamo preoccupati. Ci conferma che si tratta di un angioma e che non dobbiamo fare nulla?    

17 novembre 1999

Vi ricordo che gli angiomi si dividono, in linea generale, in piani (in cui si vede solo la zona rossa) e tuberosi (che sono quelli sopraelevati). Come potrete leggere sotto il problema è abbastanza chiaro e credo che l'angioma della vostra piccola sia facilmente inquadrabile nel caso n. 3 sotto esposto.

L'angioma tuberoso ("angioma capillare immaturo") è una lesione solitamente destinata a regredire spontaneamente anche se in modo lento - più o meno completamente e con esiti più o meno soddisfacenti - a partire dall'ottavo/decimo mese di vita. Per tale ragione, qualora non sussistano problemi di ordine estetico (ovviamente condizionati dalla sede interessata), ci si astiene da qualunque trattamento, per quanto si possano ottenere benefici con varie metodiche, ancora in uso, quali la corticoterapia intralesionale o sistemica e la crioterapia (?). Il trattamento chirurgico naturalmente offre in molti casi la possibilità di ottenere un risultato definitivo in tempi rapidi. La terapia cortisonica locale (topica) non ha alcuna possibilità di apportare beneficio ed è quindi praticamente inutile.
Volendo semplificare al massimo, nella maggior parte dei casi:
1 - In caso di crescita rapida ed espansiva nel primo anno di vita, specie se in sedi problematiche (per importanza estetica o funzionale) - corticoterapia sistemica;
2 - In caso lenta regressione dopo il secondo-terzo anno di vita, in sedi anatomiche di elevato valore estetico e funzionale - quando possibile asportazione chirurgica (al fine di evitare ripercussioni psicologiche e relazionali, o danni funzionali persistenti)
3 - In caso di localizzazione in distretti anatomici "non esposti" - attesa ed eventuale correzione dilazionata degli inestetismi  residui.

 



COMUNIONE IN BAMBINO CELIACO. Mio figlio ha appena ricevuto diagnosi di celiachia. Presto riceverà la "Prima Comunione". Potrà prendere l'ostia? E in futuro?    

8 agosto 1999

La Chiesa Cattolica prevede la possibilità di fare la Comunione solo sotto la specie del vino, cosa che alcuni miei assistiti celiaci fanno regolarmente da anni. Vi segnalo che il 29 giugno 1995 la Congregazione per la dottrina della fede ha rivisto in parte la normativa del 1982 che permetteva la Comunione sotto la sola specie del vino, ammettendo l'uso di ostie a basso contenuto in glutine (indispensabile per la panificazione), previo permesso del vescovo locale, anche se l'introduzione di minime quantità di glutine non è comunque consigliabile e poi un'ostia è certamente più di una minima quantità. In alternativa, considerando che la Chiesa Cattolica non accetta ostie che non siano confezionate col grano, al di là della possibilità di fare la comunione col vino come già accennato, la si potrebbe prevedere con un pezzettino di ostia (molto piccola) previo avviso del sacerdote. 

 



CON I BIMBI: VACANZE AL MARE O AI MONTI? E’ vero che il mare è indispensabile per i bambini? Non sarebbe meglio la montagna? E così tanto l’importante far respirare loro aria ricca di iodio? E' indispensabile? Premetto che io non preferisco tanto il mare!

5 luglio 2010

Anche io preferisco di gran lungo la montagna! Secondo il mio parere l'ideale sarebbe organizzare le vacanze con i bambini così. Un primo periodo in montagna, all'inizio della vacanza, per riposarsi veramente; un riposo di cui hanno bisogno anche i nostri figli talvolta stressati dietro di noi. L'aria di montagna fa bene, tonifica, è molto ossigenata e pulita e il verde concede riposo allo spirito, ai polmoni, alla vista. La seconda trance della vacanza potrebbe essere vissuta al mare. Direi che il mare (non il sole) fa bene ai bambini che si ammalano molto frequentemente, che soffrono di ipertrofia adeno-tonsillare importante, riniti e patologie allergiche, ma anche per loro prima sarebbe consigliabile un po' di montagna per concedergli un vero riposo. Circa l'esposizione al sole rimando a questa pagina
In tutto questo discorso direi che è fondamentale che la vacanza faccia bene prima ai genitori e poi ai bambini. Una vacanza deve essere una vacanza, quindi relax, momenti belli da vivere spensierati assieme, per ritrovarsi e riposarsi. Questa è alla fine l'unica cosa che farà bene a noi e ai nostri figli!
Per lo iodio, che ormai scarseggia, direi che è importante utilizzare nella dieta familiare sale iodato.
Buone vacanze!

 



CORSI DI ACQUATICITA'. Che ne pensa dei corsi di acquaticità? Ora che ha fatto tutte le vaccinazioni vorremmo portarci il nostro bimbo. Mio marito è entusiasta dell'idea, perchè ama divertirsi con il piccolo!

12 gannaio 2009

Bellissimo! Ancora più bello e utile se nella vasca ci andate che voi due! Per un bambino così piccolo l'acqua è un grande elemento naturale (ci è vissuto dentro per 9 mesi!).
Condivido quanto scritto in questa pagina http://www.ilmiobaby.com/imbol/pages/vitaAcqua/daPicc.jsp.
Augurissimi!



CRISI DI PIANTO DURANTE LA NOTTE. sono la mamma di una bimba che tra qualche giorno compirà 4 anni. Spesso quando dorme, sia al pomeriggio, che alla notte , si sveglia in preda a crisi di pianto durante le quali è nervosa e poi non ricorda nulla. Il pediatra di famiglia mi ha detto che non devo preoccuparmi, che passerà, ma, visto che questi disturbi continuano, sinceramente mi preoccupo tantissimo?    

11 novembre 2006

Quello che lei descrive trova corrispondenza in un disturbo del sonno noto come "Pavor nocturnus", un disturbo che insorge in genere tra i 4 e i 12 anni di vita. Improvvisamente, durante la prima metà della notte, nel bel mezzo del sonno profondo, il bambino si siede di colpo sul letto, grida, piange, spesso urla e singhiozza. Il piccolo non risponde ai richiami dei genitori, sembra non vederli né riconoscerli anche se ha gli occhi aperti e sbarrati, non reagisce ad alcuna sollecitazione; spesso compie movimenti violenti con le mani, come per aggredire o per difendersi. Il corpo è madido di sudore, la frequenza cardiaca è rapidissima, il respiro è affannoso, il volto appare pallido e congesto. Dopo parecchi minuti (anche 15) il bambino si rilassa, riacquista la normale posizione sotto le lenzuola e riprende tranquillamente a dormire ed in genere al mattino successivo non ricorda nulla. A volte l’episodio sembra essere scatenato da fattori esterni come stimolazioni luminose od acustiche, ma nella maggior parte dei casi la causa è sconosciuta. Il pavor nocturnus è comunque molto scarsamente o per nulla influenzato dalle emozioni e dalle attività psichiche del giorno o dei giorni precedenti. Non è necessario alcun intervento medico ed è sufficiente tranquillizzare i genitori sulla sostanziale benignità del disturbo. 



DIFFICOLTA' A PRONUNCIARE CORRETTAMENTE LE PAROLE. Ho una bambina di 3 anni, la seconda di tre sorelle, che frequenta la scuola della prima infanzia e che ha difficoltà nel pronunciare correttamente le parole anche le più semplici. Pur cercando di correggerla e di fargliele ripetere correttamente, lei si è creata un vocabolario tutto suo. Capisce tutto ciò che le si dice e, soprattutto, è molto attenta alle situazioni; capisce che è in difficoltà nel comunicare e, a volte, quando cerchiamo di invogliarla nell'esprimersi bene si arrabbia e resta muta dicendo nel suo modo di parlare: "Basta, non voglio più!". All'asilo gioca volentieri con gli altri bambini, ma quando c'è da rispondere a qualche domanda, lo fa con gesti o si fa capire in qualche modo. Cosa è possibile fare?

4 aprile 2007

Cara Mamma, a 3 anni un bambino comprende sopra/sotto/davanti/dietro, usa circa 800 parole, frase nucleare espansa (soggetto-verbo-oggetto) o coordinazione tra due frasi, genere, plurale, articoli, aggettivi, pronomi. Per definizione un bambino ha problemi di linguaggio quando, per una qualunque causa, egli presenti un ritardo significativo nella espressione e/o comprensione linguistica rispetto ai bambini di pari età. La sua bambina, pertanto, rientra in questa categoria.

I disturbi del linguaggio possono essere secondari ad altra patologia: deficit uditivi, ritardo mentale, disturbo motorio a carico dei movimenti oroglossofaringei (bocca-lingua-gola), disturbo della personalità di tipo psicotico (es. autismo). I disturbi primari costituiscono una entità unitaria che va dalla patologia estrema (agnosia uditiva) del linguaggio recettivo, a quella intermedia del linguaggio espressivo-semantico (il bambino non trova la parola giusta e usa parole chiave tipo "coso"), a quella più lieve anche ai limiti della normalità del linguaggio espressivo fonologico (il bambino non possiede alcuni fonemi). Un mutismo completo dopo i 18 mesi o un linguaggio non comprensibile a 3 anni sono da seguire come iniziale patologia. Prima di un intervento logopedico occorre fare una visita dal medico specialista Audiofoniatra che darà indicazioni per la riabilitazione.

 



DIPENDENZA DA PANNOLINO? Sono la mamma di una bellissima quanto testarda bambina di 3 anni. Le mando questa e-mail perchè avrei bisogno di un consiglio in merito all'aiuto che vorrei poter dare a mia figlia per risolvere la sua dipendenza dal pannolino. Mi spiego meglio. Quando mi sono accorta che mi informava del fatto che le scappava la pipì, ho pensato di toglierle il pannolino e di spiegarle la funzione del water. E' stato tutto più o meno semplice ma il problema è che la stessa cosa sembra non funzionare per la cacca: mi informa che le scappa, (quindi deduco che sappia gestire i tempi visto che la trattiene), ma vuole che le metta il pannolino e urla come una pazza finché lo faccio. La mia idea (mi dica se è sbagliata) sarebbe lasciarla urlare finchè vuole, in attesa che, nonni permettendo, dopo qualche giorno si convinca e lo faccia da sola. Allo stesso tempo, però, ho paura di crearle qualche trauma. Cosa mi consiglia? 

30 giugno 2005

Cara Mamma, credo che debba far sì che la sua bambina sia serena. E' chiaro che questo non è un capriccio e se lo fosse dopo un po' di tempo si accorgerebbe di fare la cacca diversamente da come fa lei o suo marito e tutto finirebbe lì... Non ho mai conosciuto nessun bambino che (per esempio) a 6 anni vuole il pannolino per fare la cacca, per cui è solo un momento difficile e se serve per stare serena l'accontenti e sii serena anche lei mostrando che le vuole bene anche... col pannolino! Tutto finirà presto come una bolla di sapone!

 



FEBBRE E CONDIZIONI ATMOSFERICHE. Salve! complimenti per l'ottimo sito, ma (c'è sempre un ma!) capisco la volontà di tranquillizzare un genitore - mi riferisco alla pagina sulla febbre - ma bisognerebbe pur sempre pensare che per un genitore la febbre del bambino è pur sempre un problema e una paura, mentre per il medico affrontarla è semplicemente una routine... Poi dire che (cito): "Le condizioni atmosferiche non influenzano affatto l'andamento delle malattie...", sì, va bene, ma dipenderà pure dal fatto se fuori c'è il sole o una bufera di grandine e una temperatura sotto lo zero, o no? Penso che un bambino sano si aggraverebbe per un colpo di freddo...

 

16 gennaio 2010

Credo di aver scritto queste cose in scienza... poi c'è la coscienza che nel nostro "lavoro" comporta anche una spinta ad andare "oltre" per comprendere il malato, accoglierlo, venirgli incontro... nel nostro caso c'è anche da considerare l'ansia e il timore dei genitori per il proprio bambino, dono unico e irrepetibile... e questo solo un'anima che sa cogliere e percepire tutto questo è in grado di svolgere il suo impegno professionale anche ed oltre il proprio dovere o la propria coscienza (primum non nocere!), ma questa è una cosa che o si possiede o non si può pretendere...
Resta sempre il dato che non esista alcuna evidenza scientifica che sostenga il timore che il soggetto con malattia acuta febbrile, esposto brevemente all’ambiente extradomestico (es. per trasporto in auto in altro ambiente), possa aggravarsi. Presso altre culture (Paesi nord-europei, paesi cioè con un clima sicuramente più rigido del nostro) bambini con temperatura febbrile anche elevata vengono trasportati dai genitori in bicicletta o con mezzi pubblici all’ambulatorio del pediatra. Consultando qualsiasi trattato di patologia medica o di pediatria non si troverà alcuna indicazione che contrasti con la possibilità di esporre brevemente il soggetto all’ambiente extradomestico. Affrontare una malattia acuta sotto i ponti all'aperto e in pieno freddo è certamente tutt'altra cosa!




IMPROVVISAMENTE FA PIPI' ADDOSSO!. Un mesetto fa ho tolto il pannolino al mio bambino con grande successo, nel senso che nel giro di tre giorni mi avvertiva ogni volta che aveva l'esigenza di andare in bagno! Da una decina di giorni però, non lo fa più, soprattutto con la pipì, non mi avvisa e si fa addosso. Con la cacca invece non ho problemi perché mi avvisa e si siede sul vasino oppure direttamente sul water! E' successo che in questo periodo sono stata un po' nervosa, non per qualcosa di grave... il caldo mi infastidisce molto e a volte sono parecchio suscettibile, quindi non le nascondo che a volte mi sono arrabbiata ingiustamente con lui!!!
Come ci dobbiamo comportare? Noi non ci stiamo dando molto peso, ma ve ne volevo parlare per avere un consiglio.

2 luglio 2010

Cara Mamma, ovviamente hai dato tu stessa la risposta e... anche il consiglio giusto! Come vedi, non è poi così "difficile" fare i genitori: basta leggere nel proprio cuore e imparare a conoscere nel profondo quella creatura che ci è stata donata... affidata! Ovviamente hai fatto bene a consultarmi e se comparissero altri segni (urine scure, aumento della frequenza minzionale, febbre o febbricola, forte sete o quant'altro) mi chiamerai. 



IMPROVVISAMENTE NON STUDIA PIU'. Sono mamma di una quasi 17enne e ho molte difficoltà in questo momento. Mia figlia è sempre stata brava a scuola fino alla fine del 5° ginnasio, ma il passaggio al 1° liceo è stato vissuto male con scarsi risultati scolastici. Purtroppo, invece di prenderla con calma (come da lei suggerito nelle note del suo sito) ho aumentato la tensione spingendola a studiare di più. Il risultato è che nelle vacanze ha fatto pochi compiti e adesso a pochi giorni dall'inizio della scuola piange perchè la scuola non le piace. Sto andando in depressione perchè non riesco ad accettare il fatto che lei non sia più in grado di studiare? Perchè reagisco male e le butto in faccia cose che non penso veramente... Sono molto preoccupata. Può suggerirmi qualcosa?

8 settembre 2005

Cara Mamma, è abbastanza evidente che se la ragazza è andata bene a scuola fino al 5° ginnasio e poi ha avuto "un calo", questo sia da imputare a situazioni "esterne" ossia a condizioni che l'abbiano "distratta" e allontanata dall'impegno scolastico. Se durante una giornata ci capitasse qualcosa di brutto o un forte spavento e per tale motivo restassimo senza il desiderio di mangiare (un fattore esterno che agisse cioè sulla nostra psiche condizionandone la fisiologia) e qualcuno bypassasse tutta la nostra problematica, non entrasse in empatia con noi e ci costringesse a capire semplicemente che mangiare è fondamentale e che senza il cibo noi moriamo, ebbene tutto questo sconvolgerebbe ancora di più la nostra condizione psicologica e ci relegherebbe in un mare di frustrazioni... Questa è solo una metafora per dire che quello che dobbiamo fare con molta calma è comprendere dov'è il problema. E' accaduto qualcosa a scuola? C'è un nuovo insegnate che non la comprende? Si è innamorata? Ha avuto qualche esperienza esterna alla famiglia negativa? Ora, se lei non si sente all'altezza di esserle accanto senza farsi prendere dall'ansia e dalla disperazione, deve chiedere aiuto a qualcuno. Qualcuno che possa aiutare lei e qualcuno che possa, almeno in questo momento, aiutare sua figlia... Un primo passo, se ci riesce, è quello di provare a invitarla ad uscire, voi due sole, per un momento spensierato al cinema o davanti ad una pizza, senza parlare di scuola ma facendo sì che i vostri cuori si trovino, si incontrino, si aprano... Le faccia capire che per lei non è importante la scuola ma sapere che è felice!

 



IPERATTIVITA'. Ho sentito parlate di ADHD o bambini iperattivi con difficoltà di concentrazione. E' vero che si tratta di bambini con un disturbo e non, come comunemente si dice, "bambini malededucati" o "comportamentali"?

2 maggio 2005

Un bambino in età scolare che presenta spiccata attività motoria (sempre in movimento) e impulsività, accompagnati a difficoltà cronica a concentrarsi e svolgere i comuni impegni quotidiani, in primis i compiti, con un comportamento quindi che compromette la sua vita di relazione e che dura da oltre 6 mesi, è un bambino che merita certamente attenzione. Poiché impulsività, iperattività e disattenzione sono sintomi aspecifici, sarà sempre opportuna un'accurata valutazione diagnostica per comprendere le cause e agire con gli eventuali interventi terapeutici più adeguati, questo al fine di evitare che gli insuccessi scolastici e sociali e la bassa autostima provochino un vortice di effetti negativi che possano peggiorare sempre più il suo comportamento e l'apprendimento.

 



JUDO NELLE SCUOLE? Sto cercando di far introdurre, a livello sperimentale , un judo “ leggero” all’ interno delle scuole elementari, nella fascia d’età 6-9 anni . Attualmente sto guardando oltralpe e la loro esperienza nelle tre fasce di eta 6-9, 10-14, 15-17. Questo non per far diventare ogni bimbo un samurai, come qualcuno potrebbe pensare, ma di far comprendere meglio ai bambini le proprie possibilità e il proprio corpo attraverso il gioco esercitato col judo. Lei cosa ne pensa? Secondo lei il judo nella scuola come potrebbe entrare e come dovrebbe essere la didattica?

16 giugno 2006

Credo che il judo integrato all'azione pedagogica ed educativa della scuola potrebbe rappresentare una formula vincente soprattutto nei confronti di quei bambini che si sentono diversi o che hanno problemi relazioni - comportamentali. E' chiaro che il messaggio è quello di considerare il judo non come un mezzo per offendere ma come un'arte in grado di educare il bambino nella giusta relazione con il proprio corpo e il proprio spirito nonché per imparare a riconoscere l'importanza dell'autorevolezza e non dell'autorità che c'è in ogni "maestro" sia esso educativo che politico.
Auguri per il suo impegno in tal favore! Raffaele D'Errico, Pediatra e Cintura nera I dan di Judo.

 



LA PICCOLA SEMBRA MASTURBARSI! La mia bambina piccola di 4 anni da qualche giorno in alcuni momenti della giornata stringe le gambe a mo' di forbice e fa un leggero movimento, trattenendo anche la pipì. In un primo momento l'ho lasciata fare, poi chiedendole spiegazioni lei ha detto che le piace fare così. So bene che la fase fallica emerge in questi anni e che è un atteggiamento tipico di questo periodo, ma quello che le chiedo è un consiglio sul nostro comportamento da genitori. Cosa dobbiamo dirle? Dobbiamo riprenderla o lasciare che questa fase passi?

14 gennaio 2009

Il mio minimo parere condiviso con un amico psicologo è di NON riprendere ASSOLUTAMENTE la bambina, creando, se pur lontanamente o di riflesso, la condizione emozionale del rimprovero o della disapprovazione. Evidentemente, la piccola sta facendo qualche esperienza, qualche esplorazione sensoriale: è una "SUA" esperienza. I genitori, in questi casi, devono attendere e/o cercare il momento opportuno per stabilire un contatto verbale. La discrezione, la delicatezza, la dolcezza, sono fondamentali. Il contatto verbale, in fondo, ha la funzione di rassicurare i genitori e non la bambina. Un contatto verbale, se possibile, potrà servire per capire le sensazioni e le emozioni che la bambina sta provando. Altro caso è, invece, se questo atteggiamento diventa compulsivo e attiva una qualche forma prolungata di estraniamento della piccola dalle sue attività ordinarie. In questo caso sarà bene pensare ad un intervento di aiuto.
Aggiungo che: il rimprovero, anche solo quello espresso mediante un'intonazione particolare della voce potrebbe creare disastri sulla sfera della sessualità. Nel periodo evolutivo che va dai tre ai sette anni, l'autorevole voce dei genitori che disapprovano un particolare... naturale... comportamento, potrebbe sortire una paralisi emozionale/energetica con conseguenti risonanze psichiche e fisiche in età adulta.



LATTE VACCINO E PREMATURI. Vorrei un parere in merito all'introduzione del latte vaccino per la mia bambina, una bimba sana, nata prematura alla 34° settimana, che ha appena compiuto 1 anno. La domanda è: il suo intestino è come quello di un bambino della stessa età nato a termine? Quando un bambino nato prematuro "smette di essere considerato tale"? Se devo introdurre il latte vaccino, quale è meglio? Quello intero o parzialmente scremato? Fresco o a lunga conservazione?

14 settembre 2006

Si considera prematuro solo per le valutazioni auxologiche (la crescita) fino a 3 anni. Il latte vaccino può essere introdotto con tranquillità dopo i 12 mesi in tutti i bambini. Alternativa migliore potrebbe essere il "latte di crescita" che trova in salumeria semplicemente meno proteico e più bilanciato.

 



MACCHIA ROSA SUL PANNOLINO. Sono preoccupata, perchè da alcuni giorni, ogni tanto, noto sul pannollino, proprio in corrispondenza delle urine, delle macchie rosa che fanno pensare a sangue. Il piccolo sta bene, mangia e non mostra nessun fastidio. Cosa potrebbe essere?

19 aprile 2008

Cara mamma, direi di visitare il piccolo e parlarne da vicino. In ogni caso, il riscontro di queste macchie rosa a "polvere di mattone", sono un reperto che si osserva di tanto in tanto e rappresenta un viraggio che si verifica tra i cristalli urati presenti nelle urine e alcuni componenti del pannolino. Il fenomeno si presenta soprattutto quando le urine sono più concentrate. Il reperto, quindi, se è ascrivibile a tale condizione non è patologico e non necessita di approfondimenti.



NON GUARISCE DAI VERMI! Mio figlio di 8 anni è infestato dagli ossiuri. Ha effettuato due cicli di terapia con Vermox, uno a settembre e un'altro a ottobre, poi da novembre ad oggi terapia omeopatica, senza risultati. E' irascibile e russa. Cosa si può fare di più?

31 marzo 2007

La possibilità è che il piccolo si rinfetti... Lavargli, allora, sempre bene le mani, tagliare le unghie corte, cambiare la biancheria intima, le lenzuola e gli asciugamani, lavare i giocattoli, fare terapia in tutti i conviventi anche se asintomatici, ripetere il trattamento dopo 2 settimane.

 

 

 

SCOTCH TEST PER OSSIURI



PARAPARESI SPINALE SPASTICA. Ho una bambina di 5 anni a cui hanno diagnosticato una paraparesi spinale spastica, ma non si riesce a risalire alla causa. Vorrei sapere dove portarla per altri consulti.

24 aprile 2007

La paraparesi spinale spastica è generalmente una condizione ereditaria molto rara (vedi www.acmt-rete.it/p_ita/sl_000_main.html). Esistono anche delle forme legate a infezioni da virus lenti (vedi www.msd-italia.it/altre/manuale/sez13/1621398b.html). Per maggiori informazioni soprattutto sui Centri e le Associazioni che se ne occupano mi rivolgerei a www.retemalattierare.it/


RESPIRO RUMOROSO DOPO LA NASCITA. Ho appena avuto una bambina e fin dal primo momento dalla nascita ha presentato un respiro rumoroso, specialmente quando beve il latte dal biberon oppure quando è semplicemente in stato di veglia. Quando dorme è assente del tutto. All'ospedale dov'è nata, per sicurezza hanno fatto una radiografia per vedere se si trattasse di bronchite, forellino nel diaframma o altro. Non hanno trovato nulla, hanno anche lavato in nasino con dell'acqua sterile con un leggero miglioramento per qualche ora, ma dopo i sintomi sono ritornati. Qualcuno mi consiglia di rivolgermi ad un Otorino. Il pediatra ci dice che potrebbe essere dovuto alla cartilagine della laringe che non è dura abbastanza, ma un po' flaccida, quindi non chiudendosi bene provoca il rumore. Mi ha detto che potrebbe risolversi tra i sei mesi e un anno e che non ci sono pericoli.

28 maggio 2007


Concorderei con l'ipotesi diagnostica di laringomalacia. Se non ci sono particolari disturbi oltre il rumore, si affidi al suo pediatra per le visite di controllo e, a suo giudizio, eventuale consulenza ORL.


NON PRESCRIVE DEI FARMACI. PERCHE'? Vorrei sapere se è corretto e il motivo per il quale il  pediatra di famiglia di mio figlio non vuole prescrivere dei farmaci che altri genitori, invece, hanno ricevuto prescritto dal proprio medico. Nello specifico si tratta di antistaminici.

30 gennaio 2007

Talvolta capita anche a me che qualche genitore viene, un po’ confuso, all'ambulatorio per chiedermi spiegazione sul motivo per cui “non ho prescritto quel determinato farmaco” che altri, invece, avevano ricevuto prescritto dal proprio medico di base o che il farmacista aveva detto “prescrivibile”. I motivi possono essere vari, ma il più evidente è quello legato alla presenza di "note ministeriali" sulla prescrivibilità in fascia A del farmaco. Esistono, cioè, dei farmaci che sono sì prescrivibili, ma solo per alcune condizioni patologiche ben ristrette e codificate, alle quali il medico o il pediatra di base deve obbligatoriamente attenersi. Cosa accadrebbe se il medico non ottemperasse a tale normativa? Leggi cliccando su "Approfondisci"

 



RAFFREDDORE. Chiara ha un forte raffreddore. Le cola il naso ed è inappetente. Si lamenta perchè non riesce a respirare bene ed è insofferente. Non ha febbre. Cosa ci consiglia?    

7 novembre 1998

Il raffreddore comune (rinite acuta epidemica o corizza acuta) è una delle tante malattie infettive virali, facilmente trasmissibili per via respiratoria, caratterizzata dalla localizzazione del virus a livello della mucosa nasale. E' una malattia universalmente diffusa, con recrudescenze epidemiche soprattutto invernali. I Rino-virus, suddivisibili in 20 gruppi, ne costituiscono l'agente eziologico più frequente, ma altri virus possono facilmente esserne causa. Non lasciano una immunità duratura, per cui ci si può facilmente riammalare, anche con lo steso virus. Nel periodo invernale è più frequente la diffusione dell'infezione, prece il virus sopravvive meglio al freddo e si sta più vicini in promiscuità e in luoghi chiusi. Pertanto la diffusione è più semplice. Dopo un periodo di incubazione di 1-3 giorni, la malattia evolve in varie fasi. Caratteristico è il senso di malessere generale accompagnato a senso di ottundimento, starnuti, rinorrea sierosa (naso che cola) difficoltà della respirazione nasale, lacrimazione. Altri sintomi classici nel bambino sono la respirazione russante, sonno agitato, diarrea, anoressia (inappetenza spiccata). La prognosi del raffreddore è di solito buona, ma soprattutto nei bambini può accadere, talvolta, che si crei una sovrainfezione batterica, con comparsa di febbre alta e muco purulento dal naso (sinusite) o l'accumulo di muchi nella tuba di Eustachio, con possibile insorgenza di otite media acuta. Non esiste una terapia specifica del raffreddore. Ci si dovrà pertanto limitare ad una terapia aspecifica generale con vitamina C (Cebion gocce o assunzione di agrumi) e una terapia sintomatica (Lavaggi nasali con Soluzione fisiologica e, in caso di congestione, uso di vasocostrittori limitati alla fase acuta (Narlisim gocce, 1 goccia per narice 3 volte al di' per max 5 giorni ma solo se il bambino ha più di 6 anni). Inutili solo le terapie con antiinfiammatori, mucolitici e antibiotici. L'idratazione è anche un'ottima terapia, perchè a causa della vasodilatazione si ha notevole perdita di liquidi.



SCOTCH TEST PER OSSIURI. Edoardo ha fatto le prove allergiche e siamo in attesa dei risultati. Intanto l'allergologo ha consigliato anche di effettuare uno scotch-test per verificare gli ossiuri. Dubbio: come si fa? Il cerotto come va sistemato? sull'ano deve andare il tessuto o la parte adesiva? Si deve portare subito al laboratorio e come?

29 maggio 1999

Lo "scotch test di Graham" è un metodo che consente di raccogliere, a livello dell'orifizio anale, le uova di ossiuri ivi deposte e gli embrifori di certe tenie (Tenia saginata). Prima della defecazione e della toilette locale del mattino, applicare a livello delle pliche radiate un nastro adesivo, in modo tale che se ci sono uova esse aderiranno al nastro che successivamente verrà incollato su un vetrino portaoggetti ed osservato al microscopio a piccolo ingrandimento (quindi portare subito in laboratorio). Lo scotch test si rende necessario per l'identificazione delle uova di questi parassiti che non si riescono ad evidenziare, in genere, con gli esami coprologici standard. E' vero, però, che esso si rende più necessario nel controllo della avvenuta guarigione rispetto alla diagnosi di "ossiuriasi", che resta soprattutto una diagnosi clinica. Generalmente la parassitosi si accompagna a caratteristico prurito anale, anoressia, irritabilità, dolori addominali e le larve femmine si riescono quasi sempre ad osservare sulle feci come piccoli vermetti bianchi e mobili. Nel campo allergologico va presa in considerazione nella diagnosi differenziale dell'orticaria cronica e recidivante, un evento molto raro e che non mi sembra il caso di Edoardo.

 

 

NON GUARISCE DAI VERMI!



SCI E BAMBINI. Vorrei iniziare mio figlio di 3 anni allo sci, per cui vorrei porle alcun domande: prima di quale età è bene non mettere i bambini sugli sci? Quali sono i rischi nel cominciare troppo presto? Prima di arrivare sulle piste è bene far seguire ai bambini un corso di ginnastica che prepari la muscolatura? Quale alimentazione far seguire al bambino sulla neve?

25 gennaio 2008

Cominciamo col dire che lo sport è sempre un'esperienza positiva per i bambini. Qualsiasi sport ha un ruolo importante nella crescita e nello sviluppo di un bambino, perchè permette di acquisire nuove competenze, provare nuove emozioni, conoscere persone e amici. Fare uno sport significa imparare a essere parte di un gruppo. Ma lo sport assolve anche ad una risposta educativa, perchè si impara a crescere assieme, a comunicare, a condividere, ad aiutarsi, a fare gioco di squadra, ma anche a riconoscere l'importanza di una guida, di un maestro e di imparare ad ascoltare e a seguire delle regole.

L'età più giusta per iniziare a praticare lo sci è 4 anni, ma le prime piccole discese si possono iniziare anche a 3 anni; anche se lo sci è molto tecnico, i bambini non hanno problemi con gli sci ai piedi. I movimenti richiesti risultano naturali anche per i più piccoli. I benefici, oltre quelli citati per qualunque sport, sono legati soprattutto all'aria pulita di alta quota che migliora certamente le capacità respiratorie dei bambini. Non ci sono rischi particolari per nessuna età, ma è opportuno sapere che sotto gli 8 anni lo sci, come qualunque altro sport, deve essere "un gioco divertente", per cui è bene evitare tutto ciò che costringa il piccolo a diventare rapidamente un piccolo campione. Meglio, quindi, consigliare lezioni collettive, piuttosto che individuali, perchè in gruppo - si sa! - ci si diverte di più! I rischi sono quelli legati ad eventuali traumi, per lo più legati alle discese libere. E' bene non lasciare mai un bambino troppo piccolo da solo su un pendio, sia per il rischio di cadute e urti, sia per il rischio, più frequente, di essere investito. Rammentiamo che il casco è obbligatorio fino all'età di 14 anni! Come per tutti gli sport è sempre opportuno, prima di iniziare l'attività specifica, almeno 10 minuti di preparazione fisica leggera, utile per sciogliere i muscoli e riscaldare le giunture.

E veniamo all'alimentazione durante le giornate di sci. Questo sport richiede un alto dispendio energetico, ma dipende anche dal tipo di impegno che ha il bambino, in rapporto ovviamente alla sua età. Un ragazzo che effettuerà anche discese e risalite potrà consumare anche 600 fino a 900 calorie all'ora. Arrivare, allora, sulle piste con una buona riserva di energia è molto importante. Essa sarà fornita da una colazione a base di latte o tè, accompagnati da cereali, pane e marmellata, miele o formaggi freschi. Non rinunciare al pranzo e soprattutto non sostituirlo con panini ripieni di salumi o formaggi grassi e salse, dolciumi e bevande zuccherate. Preferire, invece, carboidrati sotto forma di pasta con verdure o polenta con formaggio. Reintegrare di tanto in tanto i liquidi persi con succhi di frutta diluiti con acqua e bevande calde dolcificate con miele. Utili piccoli spuntini a base di frutta, una tazza di cioccolata o una barretta energetica.



SINECHIA DELLE PICCOLE LABBRA. A Marta alcuni mesi fa avevate diagnosticato una "sinechia delle piccole labbra" che abbiamo trattato come lei mi aveva consigliato ma è recidivata. Sono preoccupata: cosa dobbiamo fare?    

13 dicembre 1999

Vi rispondo per rassicurarvi ancora una volta sulla benignità di questa condizione e spiegandovi di cosa si tratta, sperando così di tranquillizzarvi.
La sinechia delle piccole labbra è un evento frequente soprattutto nelle bambine al di sotto dei 3-4 anni. L'interesse del rilievo risiede nella determinazione dell'estensione della sinechia: la saldatura avviene nella maggioranza dei casi nella parte inferiore delle piccole labbra e di rado è molto estesa (anche se questo però e proprio il suo caso). Hanno rilievo e quindi vanno trattate solo le sinechie che lasciano aperto un piccolo pertugio del diametro di pochi millimetri, perchè in tale condizione si verifica un ristagno di urina (come una nuova vescica urinaria) fra la sinechia e i tessuti retrostanti, che stenta a svuotarsi e va facilmente incontro a infezione, con possibilità di risalita dell'urina alla vera vescica. Per tutto questo a noi interessano solo le estese sinechie e quindi i piccoli pertugi: se l'apertura rimasta è di diametro superiore ai 4-5 mm non conviene trattare e ci dobbiamo limitare solo al controllo della situazione, che ha un andamento dinamico. 
E ora veniamo alle cure.
Si è passati (ma questo sarebbe dovuto avvenire in tutti i pediatri ormai da una trentina di anni) dall'apertura cruenta e violenta della sinechia (con risvolti psicologici) al trattamento locale con ormoni. Gli ormoni portano alla maturazione dell'epitelio dei genitali esterni, che passa da pochi strati di cellule epidermiche (quindi da una cute sottile, facilmente lesionabile e soggetta a sinechie, quasi sempre senza infezione) a un epitelio pavimentoso composto con molti strati di cellule, che appaiono grandi e ripiene di granuli di glicogeno. Questa evoluzione dell'epitelio avviene in pochi giorni e porta a un distacco spontaneo e completo delle sinechie. Se non avviene o avviene parzialmente vuol dire che la crema non è stata applicata con accuratezza sulla sinechia e la parte circostante delle piccole labbra e magari non tutti i giorni.
La terapia è a base di creme agli estrogeni: il Colpogyn, che ho prescritto è composto da solo estriolo (0,125 mg/g di crema, in tubo da 20 g). Frequentissime, però, sono le recidive, per cui spetterà alla madre l'osservazione e nel caso di recidiva totale, ripetere un secondo ciclo terapeutico.



TUMEFAZIONE DEL COLLO DOPO LA NASCITA. Ho un bimbo di 3 mesi nato dopo un parto naturale molto lungo e travagliato. Dopo qualche settimana mi sono accorta di una tumefazione al collo sinistro. Sono andata dalla mia pediatra, molto preoccupata, e mi ha detto che è una tumefazione del muscolo dovuta al parto. Come mi devo comportare?

21 aprile 2007

Cara Mamma, ovviamente è molto difficile fornire una risposta senza aver visitato il bambino! Sembra trattarsi di un "ematoma del muscolo sternocleidomastoideo", una evenienza abbastanza frequente nelle presentazioni di spalla e di podice del neonato o comunque in un parto "travagliato", così come descrive il suo. Esso si rende evidente nelle prime settimane di vita con una incapacità nella torsione del capo dal lato interessato. Alla palpazione si rileva una tumefazione di volume variabile che interessa il muscolo, data dall'ematoma che si organizza all'interno dello stesso; la cute non è aderente. L'ematoma va riducendosi nel corso delle settimane successive. La seconda, e ben più insidiosa origine di una tumefazione dello sternocleidomastoideo, (ma non sembrerebbe il suo caso) è rappresentata dalla presenza di un'entità nosologica congenita: il torcicollo miogeno congenito. Esso si evidenzia a distanza dalla nascita, anche di mesi, e tende ad un progressivo peggioramento se lasciata andare al suo destino. 

 



TERMOMETRO AURICOLARE. Vorrei una delucidazione sulla misurazione della temperatura timpanica: siccome è considerata temperatura interna, devo levare 0.5 dalla misurazione finale? Purtroppo il manuale d'uso del termometro non lo indica.

12 marzo 2007

La temperatura misurata dal termometro auricolare è una temperatura interna e quindi corrispondente alla temperatura orale o rettale. Il dato da lei misurato va quindi interpretato analogamente a come faceva per la misurazione rettale con termometro a mercurio. Generalmente si stima che la temperatura interna sia inferiore a quella esterna, misurata in una grande piega (inguine, ascella), di circa 0.5°C. C'è comunque da dire che se nei bambini serve una misura precisa della temperatura, è meglio la misurazione rettale
"Tanto comoda ma non abbastanza precisa" è, infatti, il giudizio che un gruppo di pediatri e matematici dell'Università di Liverpool ha dato sulla misurazione della temperatura auricolare con raggi infrarossi nei bambini, dopo averla confrontata con la misurazione rettale. Il termometro a raggi infrarossi, che permette di misurare la temperatura a livello del condotto uditivo esterno, è disponibile da circa 15 anni e la sua indubbia praticità ha fatto sì che il suo impiego nei bambini sia via via aumentato: negli Stati Uniti viene usato dal 65 per cento dei pediatri e dei medici di famiglia. Poiché è importante che la misura sia molto precisa, specie nei neonati e nei bambini immunodepressi, gli studiosi britannici hanno realizzato una metanalisi per cercare conferma della correttezza di tale pratica. Hanno quindi passato in rassegna tutti gli studi nei quali veniva confrontata la temperatura misurata in sede rettale - considerato il metodo di riferimento - utilizzando termometri a mercurio, elettronici, o sonde permanenti, con la temperatura misurata all'orecchio usando diversi tipi di termometro a raggi infrarossi. I lavori selezionati sono stati poco più di una quarantina, per un totale di circa 6.000 bambini. Dall'analisi dei dati, le differenze fra la misurazione della temperatura rettale e auricolare sono risultate piccole; tuttavia, secondo gli studiosi, gli ampi limiti di concordanza rilevati indicano che la temperatura auricolare non è una buona approssimazione di quella rettale. Per esempio, se la temperatura rettale era 38 °C, quella auricolare poteva variare da 37,04 °C a 39,2 °C.
"In realtà, nella pratica clinica, le decisioni spesso non si basano su una sola misurazione, ma su più controlli seriali, che nella metanalisi non sono stati presi in considerazione" sottolineano i ricercatori. "Tuttavia il termometro auricolare non va utilizzato nelle situazioni in cui è necessario che la temperatura corporea sia misurata con precisione"
(tratto da Annalisa Miglioranzi - Tempo Medico n. 750 30 ottobre 2002 Fonte: Lancet 2002; 360: 603).



VACCINAZIONE ANTIMENINGITE. Salve dottore! Una mia carissima amica ha avuto un grave lutto in famiglia, determinato dalla morte della figlia della cugina di 4 anni  per meningite... Apprendere questa notizia e deprimermi è stato un tutt'uno! Avrei voluto chiamarla... Per cercare qualche notizia in più ho fatto una piccola ricerca internet ed è venuto fuori che questa maledetta malattia sta "prendendo sempre più piede", nonostante l'informazione che viene costantemente fatta dai medici e nelle scuole... Spero lei possa aiutarmi a razionalizzare sull'accaduto. Oggi mi sono (stupidamente) barricata in casa con le mie figlie e con mio marito e abbiamo deciso che quest'ultima settimana non andranno a scuola. Siamo fifoni? Siamo ignoranti?

10 ottobre 2005, aggiornata 24 settembre 2006, aggiornata 16 gennaio 2008

Carissima Signora, mi duole sentirla così preoccupata. Non c'è ombra di dubbio che la principale causa di morte nei bambini sono gli incidenti, domestici e stradali, ed è su questo che dobbiamo tutti impegnarci al massimo. Nei miei ormai 20 anni trascorsi nel campo della pediatria, dove ho lavorato molto sul territorio, non ho mai avuto tra i miei pazienti un solo caso di meningite! Questa la dice lunga su un evento che è molto raro! I dati pubblicati dall'Istituto Superiore di Sanità dicono che nel 1994, considerando la meningite batterica più frequente del bambino (meningococco) sono stati registrati in tutta la popolazione generale italiana (da 0 a 100 anni) 149 casi, di cui la metà nella fascia 0-14 anni. Se consideriamo che siamo 50 milioni di abitanti dobbiamo dire che l'incidenza è stata dello 0,003% o se preferisce del 3 casi su 100.000 abitanti, di cui 1 bambino e mezzo ogni 100.000 bambini. Ecco, quindi, quei 2-3 casi che si presentano ogni anno nella nostra regione!

 

Fasce di età in anni

 

 Gruppo

< 1

0-4

5-9

10-14

15-24

25-64

>64

NI*

TOTALE

B

12

9

3

3

14

19

1

1

62

C

15

21

6

9

14

20

1

1

87

*NI= non indicato

Certo, che si tratti di un evento raro non significa che non possa capitare a mio figlio! Qui la discussione, allora, si fa lunga e complessa, anche perchè ci sono vari germi che possono dare meningite e i vaccini non sono tutti uguali ed efficaci allo stesso modo. In ogni caso, la vaccinazione esiste, non ha effetti collaterali sostanziali e credo che nel caso singolo, senza fare disquisizioni epidemiologiche, possa essere presa in considerazione. 

Quelle che attualmente sono proposte attivamente dai nostri centri vaccinali sono l'anti-pneumococcica e l'anti-meningococcica, mentre l'anti-aemophilus e l'anti-morbillo sono già praticate gratuitamente a tutti. Le prime due vengono effettuate gratuitamente solo per determinate categorie a rischio (almeno ad oggi nella nostra regione), su certificazione del pediatra curante, mentre gli altri devono pagare il vaccino, anche se ad un prezzo inferiore rispetto a quello ottenibile in farmacia.

Usando, ora, la risposta di uno stimato professore di pediatria, Franco Panizon, il suggerimento al riguardo potrebbe essere: "Se a voi il prezzo pare equo, che lo facciate senz'altro; è un vaccino praticamente senza effetti collaterali ed efficace. In altre parole, considero che la vaccinazione debba essere intesa da ciascuno come una specie di assicurazione su rischi noti. Quanto sono disposto a pagare per evitare il rischio di una meningite pneumococcica (con meno di 500 casi/anno su 500.000 nati, con guaribilità senza esiti migliore del 95%) o di una polmonite (rischio 1/100, guaribilità 100%)? Penso che, nella nostra società benestante, e nel sentimento di sempre maggiore bisogno di sicurezza per il proprio figlio unico e/o arrivato in una fase molto tardiva del ciclo famigliare, la grande maggioranza accetterà, come ha accettato in pratica negli Stati Uniti. Altro discorso, più lungo e complesso, è quello di scaricare questa specifica spesa sul bilancio nazionale, tenendo conto dei numerosi, diversi bisogni della società".

Nella scelta, comunque, mi permetto di aggiungere questa riflessione. Quando vacciniamo dobbiamo mettere sul piatto della bilancia sia i benefici sia i costi, che in questo caso, direi, sono eguali. Se rara è la possibilità di contrarre l'infezione con esiti importanti, rara è anche la possibilità di avere un effetto collaterale serio legato alla somministrazione del vaccino. Le attuali indicazioni del Ministero della Salute sono che "al momento non ci sono le condizioni per raccomandare la vaccinazione antimeningococcica alla popolazione (giovani ed adulti) o a particolari categorie di persone" (fonte). Quindi vaccinare per queste infezioni resta, ad oggi, una scelta personale.

 

 

dal sito dell'Istituto Superiore di Sanità

da questo sito

 

 



VACCINAZIONE INFLUENZALE. Vorrei sapere se mio figlio che frequenta la scuola elementare deve essere sottoposto alla vaccinazione contro l'influenza.  

10 ottobre 1999

Cari genitori, si avvicina un altro inverno e con esso nuove epidemie influenzali. In questi giorni ricorre molto frequente la domanda di molti di voi che chiedono se sarebbe opportuno sottoporre a vaccinazione contro l'influenza i propri figli. La riposta che ci viene dalle raccomandazioni del Ministero della Salute è che vanno sicuramente vaccinate le CATEGORIE A RISCHIO  e che sono:  

1. GLI ADULTI OTRE I 6O ANNI;

2. I BAMBINI AFFETTI DA MALATTIE POLMONARI CRONICHE, DIABETE, TUMORI, EPILESSIA, CONVULSIONI FEBBRILI, MALATTIE METABOLICHE, MALATTIE INFETTIVE CRONICHE, IMMUNODEFICIENZE, CARDIOPATIE.

Per queste categorie il Sistema sanitario nazionale eroga la vaccinazione in forma gratuita.

Se tuo figlio rientra tra queste categorie contattami in questi giorni per discutere sui tempi e le modalità dell'intervento vaccinale. Altre motivazioni personali alla vaccinazioni (talvolta da non trascurare) potrebbero essere prese di comune accordo dopo averne attentamente discusso.

 



VARICELLA. Chiara venerdì pomeriggio ha giocato con una bambina alla quale oggi, domenica, sono comparse delle bolle sul viso e sul corpo. La madre dice che la bambina ha contratto la VARICELLA. Il nostro quesito è questo: Chiara può essere stata infettata? Se si, dopo quanto tempo si manifesteranno i primi sintomi? Possiamo fare qualcosa per prevenire o attutire una eventuale infezione?

12 dicembre 1999

La Varicella è una malattia infettiva altamente diffusiva, per cui talvolta basta anche un piccolo contatto che l'infezione viene trasmessa. Questo è quasi sempre certo nell'ambito familiare. Nel vostro caso specifico, Chiara è stata in contatto negli ultimi giorni di incubazione, e poichè si considera infettivo un paziente nei tre giorni prima della comparsa delle vescicole, Chiara potrebbe essere stata infettata, soprattutto se il contatto è stato prolungato e "intimo", come d'altronde avviene tra bambini. Il periodo di incubazione è di solito di 14-21 giorni, anche se in alcuni casi si può manifestare anche dopo 10 giorni. L'infezione nel bambino immunocompetente, come Chiara, decorre generalmente in modo tranquillo senza grossi problemi. Attualmente risulta molto discussa la chemiprofilassi con l'Aciclovir, il cui uso, per questo fine, non è ben documentato e potrebbe alterare il periodo d'incubazione e/o la risposta immunitaria all'infezione. I soggetti a elevato rischio di varicella grave (che non e Chiara!) dovranno ricevere l'Aciclovir e le gammaglobuline. La vera prevenzione consisterebbe nella vaccinazione. Va invece segnalato che la varicella ha un decorso molto più "aggressivo" nell'adulto e comunque sopra i 12 anni. Pertanto, se ci fossero adulti nella famiglia di un bambino infetto non protetti sarà bene iniziare subito la terapia alla comparsa delle prime vescicole. Questo, invece, non è consigliabile in un bambino immunocompetente con un normale decorso della malattia. Conclusioni: aspettiamo con serenità anche se sull'albero di Natale, quest'anno, potrebbero comparire... tante vescicolette pruriginose!

 



VIAGGIO IN AEREO E SOGGIORNO IN MONTAGNA PER LATTANTE. Vorrei sapere se la mia piccola bambina di 4 mesi può affrontare un viaggio in aereo e poi in montagna sotto i 2000 metri.  

28 luglio 1999

E' chiaro che la bambina è molto piccola, per cui va sempre considerata la sua più lenta capacità di adattamento a situazioni "stressanti". In linea generale, sia per un viaggio in aereo breve sia per un soggiorno in montagna sotto i 2000 metri, non ci sono problemi particolari.

Per quanto riguarda la montagna, però, c'è da dire che l'organismo deve adattarsi a tutta una serie di parametri nuovi, che si superano senza problemi e con un minimo di "buon senso". L'unico fattore a cui non possiamo porre rimedio è la diminuzione della concentrazione di ossigeno nell'aria inspirata. La pressione parziale dell'ossigeno corrisponde al 21% della pressione totale della miscela aria, il 78% è quella dell'azoto. A livello del mare la pB (pressione barometrica) è di 760 mmHg e la pressione inspiratoria (pIO2) di ossigeno è di 149 mmHg a 2000 m sono rispettivamente 596 e 123, quindi differenze non molto forti (a 3000 mt la pIO2 si riduce di un terzo circa 100). Tenendo conto del fatto che nel bimbo in oggetto sarà ancora presente una certa quota di emoglobina fetale, che ha un effetto protettivo nei confronti dell'ipossiemia (BMJ 1998;316), credo che anche questo problema sia risolto. Per cui, se riusciamo a scendere un po' di quota niente male, accortezza, e non superiamo i 2000 mt.

Per il problema aereo, ho trovato in letteratura su BMJ un articolo che riporta un rischio di apnea e desaturazione in lattanti esposti, per lunghi viaggi (4-6 ore), all'atmosfera modificata delle cabine degli aerei di linea. Infatti, nonostante la pressurizzazione, specie nei velivoli più anziani, la pressione parziale di O2 scende al 75-80% di quella atmosferica. Questo non è un problema per una bambina sana come la vostra ma, forse, occorre un po' di cautela in più solo per bambini cardiopatici, ex prematuri e/o con patologia polmonare cronica. Pertanto, direi, che per un breve viaggio (diciamo di 2 ore) non ci sono problemi soprattutto con i velivoli moderni.



VIAGGIO IN TUNISIA: QUALI VACCINI? Vorrei sapere se devo vaccinare le mie bambine per qualche malattia infettiva per un viaggio-vacanza in Tunisia.  

25 giugno 2006

Ufficialmente non occorrono vaccinazioni in Tunisia, ma come regola fondamentale che vale un po' per tutti i viaggi, un eventuale vaccino contro l’Epatite A e il tifo sono a mio parere consigliabili.
L’epatite A è un’infezione che si trasmette per contatto o tramite cibo e acqua contaminati. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda la vaccinazione anche ai viaggiatori che devono recarsi in aree dove il virus è endemico, come Africa, Asia, America Latina e Mediterraneo. L'immunizzazione si completa con due dosi di vaccino, la seconda a distanza di 6-12 mesi dalla prima. Per quanto riguarda eventuali effetti collaterali, possono verificarsi reazioni locali di lieve entità (eritema, prurito, dolore, ecc.) nel luogo dell’inoculazione, che tendono a scomparire nel giro di 1-2 giorni. Solo raramente possono verificarsi sintomi di tipo influenzale, quali febbre, malessere, cefalea e dolori muscolari. La durata del vaccino contro l’epatite A è molto elevata: generalmente, si protrae per oltre 15 anni.
Si tratta di un vaccino costituito da virus inattivato che viene somministrato per via intramuscolare nel deltoide (braccio); esso determina una protezione già dopo 14-21 giorni dalla somministrazione di una singola dose. Una dose di richiamo, somministrata dopo 6-12 mesi, conferirà una protezione per oltre 10 anni.
Per la Salmonella Typhi esiste un vaccino orale sia a capsule che bustine. Si assumerà una bustina al dì, un'ora prima dei pasti, per tre giorni alterni (gg 1-3-5) sia nel bambino sia nell'adulto. In occasione di viaggi in zone a rischio è consigliabile iniziare la vaccinazione due settimane prima di partire: la protezione inizierà circa 10 giorni dopo l'assunzione della terza dose e persisterà per almeno 3 anni.



VISITE DOMICILIARI DEI PEDIATRI DI FAMIGLIIA. Visite domiciliari dei pediatri di famiglia: esiste un regolamento? Esiste una legge che le regoli? In quali casi sono a pagamento? Il genitore come deve comportarsi?

20 luglio 2009

La Convenzione cita che il pediatra decide se la visita del bambino è da effettuarsi a domicilio o allo studio

La classica telefonata - spesso sottovalutata dai genitori - e che spinge il medico a valutare se il bambino va visitato, va visitato subito o magari il giorno dopo, se va visto a casa o a domicilio, è UN ATTO MEDICO, perché si basa sul principio prioritario e fondamentale in medicina che è l'anamnesi. IL 75% della diagnosi si fa con una buona, attenta e dettagliata anamnesi. Quando un medico è preoccupato è il primo a correre, subito! 

E' così vero questo principio che in Germania i nostri colleghi pediatri si fanno pagare le loro consulenze telefoniche!
Quasi sempre, da un punto di vista puramente medico, la visita a domicilio "non serve" e toglie solo tempo prezioso al pediatra di base per la sua attività primaria che è la prevenzione. Qui bisognerebbe disquisire molto, ma possiamo certamente dire che la visita a domicilio non serve e che il bambino con febbre può andare a visita ambulatoriale senza che ciò possa arrecare danno al piccolo. Quasi tutti i pediatri di base hanno una astanteria dove accogliere i bambini con febbre o esantemi vari.
E' chiaro che non possiamo neanche estremizzare questo asserto e dire che se la visita a domicilio non serve noi non la facciamo mai!

Ciò detto, credo che esista una sola e vera regola: LA FIDUCIA

Tra medico e paziente deve esistere fiducia (nel nostro caso tra il genitore e il pediatra). Se non c'è fiducia e se non si stabilisce un rapporto di "amicizia" - che non significa confidenza - ma sana amicizia, quella che nasce quando si decide di affidare la salute propria o del figlio al proprio medico, al "suo dottore", allora non si potrà mai costruire nulla di buono e di bello!
Se nasce questo tipo di rapporto, di empatia, allora io pediatra vado a fare la visita a domicilio anche solo per parlare con i genitori di quella cosa grave che li inquieta a causa del figlio adolescente che non vuole ritornare (mi è capitato! Non me lo hanno chiesto, ma l'ho fatto!).
Avere fiducia... credere in lui... sentirsi accolti... accogliere... comprendere che si è uomini e si possono avere giorni no per entrambi, ma che al momento opportuno lui, il nostro pediatra C'E'! E questo conta molto più di mille visite a domicilio!

"Visite a pagamento". Se il pediatra decide di fare la visita a domicilio sa che questa prestazione cade tra gli impegni previsti in convenzione. Se però lei chiede al suo pediatra qualcosa che non rientra tra i suoi compiti o che non serve ma che lei gradisce (per esempio: mi pesa il bambino ad ogni visita? mi visita il bambino sempre a casa? mi visita il bambino ogni mese? mi fa le vaccinazioni a casa?) e lui acconsente dietro elargizione di compenso pattuito, allora è una questio privata tra voi, ma non le dico cosa penso io al riguardo...

 



ZANZARE ALLA LARGA. Ho un figlio di tre anni. Durante l'estate viene puntualmente "divorato" dalle zanzare, e quel che è peggio si gratta talmente tanto da provocare continue piccole infezioni. Esiste una qualche forma di prevenzione nei confronti di questi "antipatici" insetti? Mi sembra di aver sentito parlare di alcune sostanze che se assunte con regolarità nei mesi precedenti al periodo estivo sarebbero in grado ("forse"!) di tenere a distanza le famigerate zanzare. O mi devo rassegnare ad inondare il mio piccolo ogni volta che esce di casa con i classici repellenti? 

1 luglio 2005

C'è chi dice che cercano soprattutto le persone con il sangue dolce, chi le pelli calde e sudate e chi ritiene che abbiano un debole per i colori rosso, giallo, nero e blu. Ora pare che sia stato finalmente svelato il motivo che induce le zanzare ad accanirsi nei confronti di alcune persone rispetto ad altre. Recentemente infatti due ricercatori americani dell’Università della Florida hanno realizzato un accurato studio in cui, per la prima volta, passando in rassegna 4.000 sostanze diverse, sia naturali sia sintetizzate dall'uomo, si è cercato di comprendere i motivi per cui una singola persona esercita un'attrazione particolare nei confronti delle zanzare... continua




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