| Dr. Raffaele D'Errico medico-chirurgo specialista in pediatria |
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| depressione post partum |
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LA DEPRESSIONE POST-PARTUM |
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Dopo il parto, spesso, la neomamma è sottoposta a cambiamenti fisici e psichici. In quest'ultimo caso, cosa succede all'emotività?
Gli squilibri ormonali che caratterizzano il periodo immediatamente successivo al parto possono provocare nella donna la cosiddetta depressione post partum, caratterizzata da tre fasi: il baby-blues, la vera e propria depressione post partum e la psicosi post partum o puerperale. Crisi di pianto immotivate, disturbi del sonno e dell'alimentazione, stanchezza eccessiva, irritabilità e umore altalenante sono i sintomi del baby-blues, che è la forma depressiva più lieve e temporanea. Spesso, infatti, si risolve circa in 10 giorni senza lasciare conseguenze. Quando, invece, questa forma di "tristezza" prosegue per un periodo più lungo si parla di depressione post partum. Colpisce tra il 10 e il 15% delle donne, inizia a manifestarsi nel secondo mese e raggiunge il suo picco tra il terzo e il sesto mese dopo il parto. I sintomi variano dalle difficoltà nel gestire i rapporti all'interno della famiglia fino a provare una forte insicurezza della propria capacità materna e a colpevolizzarsi per il fatto di non provare gioia nell'accudire il proprio figlio, ma si può arrivare anche alla comparsa di ansie, di fobie e compulsioni. La donna dopo il parto può anche andare incontro alla psicosi puerperale che, fortunatamente, è molto più rara (circa 1 per mille) ed è caratterizzata da sintomi quali allucinazioni e deliri.
Da cosa è provocata la depressione post partum?
Le modificazioni ormonali, in particolare la diminuzione del progesterone e l'aumento degli estrogeni e della prolattina che si verificano già poco prima del parto costituiscono i principali fattori di rischio biochimico della depressione post partum. A ciò vanno aggiunti fattori quali l'aver sofferto in precedenza di depressione, la mancanza di sostegno sociale, i conflitti coniugali, l'aver avuto un parto difficile, la condizione di adolescente. Ma anche la semplice spossatezza, il timore delle nuove responsabilità e il sentirsi impreparata possono favorire questa forma di depressione; può influire anche la sessualità: a differenza del partner la neomamma ha di solito bisogno di più tempo per riacquistare il desiderio.
Quante donne in Italia soffrono di depressione post partum?
Se si attribuisce anche all'Italia la prevalenza osservata in alcuni paesi di cultura occidentale (10-15% delle partorienti) si può stimare che ogni anno le donne che soffrono di depressione postpartum sono da 50.000 a 75.000. Sarebbero meno di 500 le donne colpite da psicosi puerperale. Anche la stima dei filicidi da parte di madri colpite da depressione grave o da psicosi sono approssimative, ma sulla base dei dati internazionali si potrebbe trattare di 2-4 casi l'anno.
Cosa può fare la donna per affrontare questa patologia?
Innanzitutto è fondamentale riconoscere che si ha bisogno di aiuto ed è altrettanto importante accettare quest'aiuto dalle persone vicine (partner, parenti, amici). Lasciare per esempio che questi sbrighino le faccende domestiche o che passino un po' di tempo col piccolo, consentendo alla mamma di dedicarsi ogni tanto a ciò che più piace o che più rilassa: una cena col coniuge, un appuntamento dall'estetista, un pomeriggio a fare shopping. Rimproverarsi e provare sensi di colpa non serve a nulla, mentre è utile svolgere attività fisica regolarmente, esercitandosi a volte insieme al neonato per stimolarne l'attaccamento. Può essere, infine, necessario rivolgersi ad un medico specialista che prescriverà, a seconda dei casi, cicli di psicoterapia o rimedi farmacologici.
Cosa possono fare parenti e amici?
Aiutare la mamma nelle sue responsabilità e comprenderla nei suoi sbalzi di umore e nei suoi sentimenti "negativi".
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Tratto dall' Ufficio Stampa dell'Istituto Superiore di Sanità |